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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-08122026-111757


Tipo di tesi
Tesi di laurea specialistica LC6
Autore
BEZZI, CECILIA
URN
etd-08122026-111757
Titolo
Il ruolo della vitamina D in età pediatrica: oltre la salute ossea verso una medicina di precisione
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Relatori
.
relatore Peroni, Diego
correlatore Saggese, Giuseppe
Parole chiave
  • bambini
  • vitamina D
Data inizio appello
15/09/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
La scoperta dell'espressione ubiquitaria del recettore della vitamina D (VDR) e dell'enzima 1α-idrossilasi (CYP27B1) in tessuti non scheletrici ha progressivamente spostato l’attenzione della ricerca pediatrica dalle classiche azioni omeostatiche minerarie verso le proprietà "extrascheletriche" o pleiotropiche dell'ormone. Nonostante la mole monumentale di studi biologici pubblicati sul tema, l’esatta rilevanza applicativa di queste azioni in età pediatrica rimane oggetto di un acceso dibattito epidemiologico. Questo lavoro si propone di analizzare criticamente le evidenze scientifiche internazionali più recenti, focalizzandosi sull'impatto clinico-sistemico dell'ormone in molteplici ambiti della pediatria specialistica e affrontando la discrepanza metodologica esistente tra i modelli sperimentali in vitro e i risultati dei trial di intervento nell'uomo. Nella sezione centrale dell'elaborato vengono esaminati gli effetti extrascheletrici della vitamina D sul sistema immunitario e l'apparato respiratorio, descrivendo i meccanismi di protezione contro le infezioni respiratorie ricorrenti, l'asma bronchiale e il wheezing, e il legame immunomodulatore locale nell'autoimmunità del Diabete Mellito di Tipo 1. Ampio spazio è dedicato al comparto metabolico e cardiovascolare, approfondendo la fisiopatologia dell'ipovitaminosi D nel bambino con obesità, guidata dal fenomeno del sequestro della molecola liposolubile all'interno del tessuto adiposo espanso, analizzando le relative complicanze quali l'insulino-resistenza, lo stato ipertensivo e la sindrome metabolica. La trattazione estende poi l'analisi a distretti emergenti quali la funzione neuromuscolare, la salute del cavo orale, lo sviluppo neurocognitivo nei disturbi dello spettro autistico, l'asse Vitamina D-Intestino correlato all'omeostasi del microbiota e alla dermatite atopica. Il nucleo centrale e metodologico dell'elaborato risiede nella discussione critica del cosiddetto "paradosso della vitamina D extrascheletrica", sviluppata attraverso il confronto tra due modelli interpretativi divergenti. Da un lato, la prospettiva biologico-pleiotropica supporta un nesso causale diretto basandosi sulla capillarità dei recettori tissutali; dall'altro, l'orientamento metodologico delle linee guida internazionali, basato sull'applicazione rigorosa del sistema GRADE, evidenzia come i benefici clinici perdano significatività statistica nei grandi studi di intervento. L'analisi approfondisce il limite intrinseco derivante dall'applicazione di modelli di validazione tipici dei farmaci xenobiotici (trial clinici randomizzati basati su un gruppo placebo a livello zero) a un nutriente endogeno, in cui il gruppo di controllo possiede già un livello basale di esposizione ormonale. Viene così sviscerato il nodo cardine tra causalità e semplice marker di rischio, esaminando l'ipotesi di reverse causality in cui la riduzione della 25(OH)D sierica rappresenta una conseguenza dello stato flogistico o dello stile di vita sedentario, e non la causa primaria della patologia. In conclusione, l'elaborato propone il superamento di un approccio terapeutico universale in favore di un modello di medicina di precisione. L'ottimizzazione dello stato vitaminico D in pediatria esprime la sua massima efficacia clinica e il miglior rapporto costo-beneficio solo quando l'integrazione viene attivamente personalizzata, modulata sui fattori di rischio individuali e circoscritta a specifiche sottopopolazioni di bambini clinicamente vulnerabili o con documentato deficit severo.
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