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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-12172025-193403


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Autore
NAPPINI, MARTINA
URN
etd-12172025-193403
Titolo
Il sistema delle prove nel diritto processuale di famiglia tra tipicità, atipicità e illiceità
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
relatore Avv. Cecchella, Claudio
Parole chiave
  • prove atipiche
  • prove illecite nel processo di famiglia
  • prove tipiche
Data inizio appello
26/01/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto
La tesi analizza il sistema delle prove nel processo familiare, mettendo in luce le tensioni tra il principio di tipicità dei mezzi di prova, l’ammissibilità delle prove atipiche e il problema dell’utilizzabilità delle prove illecite. Il tema assume una rilevanza peculiare nel contenzioso familiare, caratterizzato da un forte coinvolgimento di diritti fondamentali, interessi personalissimi e, soprattutto, dalla centralità della tutela del minore.

Nel processo civile tradizionale vige il principio di tipicità delle prove, desumibile dal codice di procedura civile, che individua tassativamente i mezzi istruttori esperibili (testimonianza, documenti, consulenza tecnica, confessione, giuramento). Tuttavia, nel processo familiare tale rigidità risulta attenuata dalla natura degli interessi in gioco e dal ruolo attivo del giudice, chiamato a ricercare la verità materiale al fine di adottare decisioni conformi al superiore interesse del minore. In questo senso, il sistema probatorio si caratterizza per una maggiore elasticità rispetto al modello ordinario.

La tesi approfondisce il ricorso alle prove atipiche, ossia a strumenti non espressamente disciplinati dal legislatore, come registrazioni audio e video, messaggi, e-mail, chat e contenuti digitali. La giurisprudenza ha progressivamente riconosciuto l’ammissibilità di tali mezzi, purché idonei a garantire il contraddittorio e la valutazione critica da parte del giudice. Nel processo familiare, tali prove assumono un ruolo decisivo per ricostruire dinamiche relazionali, comportamenti genitoriali e situazioni di pregiudizio, spesso difficilmente dimostrabili con i mezzi tipici.

Particolare attenzione è dedicata al tema delle prove illecite, acquisite in violazione di diritti fondamentali, quali la riservatezza e la segretezza delle comunicazioni. La tesi evidenzia come, in assenza di una disciplina espressa nel processo civile, l’utilizzabilità delle prove illecite sia oggetto di un delicato bilanciamento tra diritti contrapposti. Nel processo familiare, la giurisprudenza tende talvolta ad ammettere tali prove quando esse risultino indispensabili per la tutela del minore o per l’accertamento di gravi condotte pregiudizievoli, valorizzando il principio di proporzionalità.

In conclusione, la tesi sostiene che il sistema delle prove nel processo familiare si configuri come un modello flessibile e sostanzialistico, nel quale il superamento della tipicità probatoria e le aperture verso l’atipicità e, in casi estremi, l’utilizzo di prove illecite trovano giustificazione nella necessità di garantire una tutela effettiva dei diritti familiari e, in primis, dell’interesse superiore del minore.
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