Tesi etd-12162025-154135 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
SANMORÌ, MATTEO
URN
etd-12162025-154135
Titolo
L’uomo al centro della guerra ibrida.
Dal cyberspazio alla guerra cognitiva nell’era dell’intelligenza artificiale
Dipartimento
SCIENZE POLITICHE
Corso di studi
SCIENZE MARITTIME E NAVALI
Relatori
relatore Marcilli, Gianluca Maria
Parole chiave
- cognitive warfare
- cyberspace
- cyberspazio
- guerra cognitiva
- operazioni multi dominio
- rivoluzioni militari
- tecnica e guerra
- uomo
Data inizio appello
09/01/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
09/01/2096
Riassunto
L’attuale contesto strategico ed operativo nel quale operiamo ha indotto un progressivo slittamento da una dicotomia pace – guerra, verso una condizione di competizione continua, in cui l’uso della forza e l’esercizio dell’influenza si estrinsecano spesso attraverso azioni sottosoglia, ambigue, negabili e difficilmente attribuibili.
All’interno di questa realtà collochiamo la minaccia ibrida, intesa nella sua più recente concettualizzazione, come l’azione di attori che impiegano in modo sinergico strumenti militari e non militari in più domini (diplomatico, informativo, militare, economico-finanziario, intelligence), con l’obiettivo di erodere la resilienza di uno Stato bersaglio, indebolire la fiducia nelle istituzioni e polarizzare le società.
Dall’analisi di tale descrizione emergono due elementi centrali. Da un lato il concetto di multi – dominio, dove terra, mare e aria non esauriscono più la competizione strategica, poiché essa si estenda anche a domini immateriali, dove la distruzione non è necessariamente fisica. Quindi, il secondo elemento che emerge è la centralità della tecnologia, intesa come moltiplicatore di potenza e fattore abilitante, ma che allo stesso tempo rischia di divenire vincolo all’operatività. L’evoluzione digitale ha creato un ecosistema che ha avvicinato il terreno di scontro, rendendolo una questione che investe anche la vita quotidiana, sin dentro le nostre abitazioni.
In questo contesto, l’emergere del cyberspazio come dominio operativo e l’attenzione crescente verso la dimensione cognitiva rappresentano due passaggi chiave. Il cyberspazio non è soltanto un ambiente tecnico: è un dominio ibrido per sua natura, in cui infrastrutture materiali, architetture logiche e comportamenti umani si intrecciano. Parallelamente, la dimensione cognitiva evidenzia che la competizione non riguarda esclusivamente il controllo dell’informazione, ma anche la capacità di incidere su percezioni, credenze, decisioni e comportamenti.
A conferire un grado di complessità superiore interviene l’intelligenza artificiale. Essa opera come una tecnologia trasversale, capace di aumentare velocità e scala di attività offensive e difensive, ma anche in grado di sollevare numerosi interrogativi etici e giuridici sul mantenimento di un adeguato controllo umano.
Quest’ultimo punto desta le preoccupazioni più ricorrenti nel dibattito contemporaneo. L’idea che la tecnologia possa sottrarre centralità all’essere umano, relegandolo a spettatore di processi opachi e autonomi solleva numerosi interrogativi. La presente tesi si propone dunque, di confutare questa visione deterministica, sottolineando a più riprese la centralità della figura umana, artefice delle innovazioni, decisore strategico e garante della responsabilità etica.
L’obiettivo dell’elaborato è duplice. Da un lato, intende offrire una ricostruzione ragionata di ciò che compone la minaccia ibrida contemporanea, con particolare attenzione ai domini cyber e cognitivo, chiarendone logiche, strumenti e vulnerabilità. Dall’altro, in una realtà assuefatta dalla tecnologia, torna a porre l’uomo come risorsa fondamentale. Nel fare ciò non occorre certamente abbandonare lo sviluppo tecnologico, ma viene richiesto di farlo nella giusta prospettiva, con l’uomo supportato dalla tecnologia e non la tecnologia al supporto dell’uomo.
Per sostenere questa tesi, la ricerca segue un percorso articolato in quattro capitoli, che combina prospettiva storica e analisi concettuale. Il primo capitolo ricostruisce il rapporto tra tecnica e guerra, mostrando come ogni grande salto tecnologico abbia richiesto dottrina, integrazione e adattamento umano per tradursi in vantaggio strategico; in questa cornice, la tecnologia è interpretata non come una panacea, ma come strumento la cui efficacia dipende da piani, istituzioni e leadership.
Il secondo capitolo approfondisce il cyberspazio come dominio operativo, ripercorrendo l’evoluzione della minaccia e discutendo categorie e obiettivi delle operazioni cyber, nonché le implicazioni strategiche della crescente interdipendenza tra dimensione digitale e sistemi fisici.
Il terzo capitolo esamina la dimensione cognitiva come possibile centro di gravità della competizione contemporanea, comparando definizioni e dottrine e analizzando tecniche di influenza, interferenza e manipolazione della percezione.
Il quarto capitolo, infine, valuta l’intelligenza artificiale come tecnologia abilitante lungo l’intero spettro del conflitto, discutendone applicazioni, benefici e rischi, inclusi i profili etico-giuridici legati al mantenimento di un controllo umano significativo, e mostrando come l’automazione non elimini la responsabilità, ma la renda più esigente e problematica.
Ad oggi sono in corso nel mondo 56 conflitti, su tutti Ucraina e Medio Oriente sono da tempo al centro dell’attenzione pubblica. Quest’ultimi hanno evidenziato le potenzialità della minaccia ibrida. Prendendo a titolo di esempio l’Ucraina si analizza un insieme di guerra antica, fatta di trincee, carri armati, filo spinato e fango; quindi, di guerra moderna fatta di droni, cyberspazio, disinformazione, dominio cognitivo. In sintesi, siamo dinanzi ad un condensato tra passato e futuro. Le sfide poste da questo stato sono complesse e la Difesa dev’essere pronta a sostenere lo sforzo bellico e tecnologico, in maniera corale. Il risultato operativo in un contesto multi – dominio è un prodotto di effetti, in cui nessun fattore può tendere a zero, pena il mancato raggiungimento dell’esito desiderato.
La minaccia ibrida richiede dunque non solo la reattività necessaria a reagire agli eventi, bensì anche la proattività di anticipare le trasformazioni future. Con la reattività si reagisce ai nuovi contesti di crisi attuali, attraverso la proattività si prevedono e si fronteggiano quelli del futuro. Per farlo l’uomo deve essere supportato dalla tecnologia, ma non essere da essa 4 dipendente. Qualora questa venisse meno, solo facendo affidamento su quelle qualità tipicamente umane, competenza, ingegno, creatività saremo in grado di costruire la resilienza necessaria. Occorre perciò, prepararsi ad operare senza tecnologia, in condizioni di piena degradazione.
È dunque nell’uomo, e nella sua capacità di porsi le domande corrette e definire obiettivi realistici, che rimane il fulcro della competizione contemporanea, dal cyberspazio alla guerra cognitiva nell’era dell’intelligenza artificiale.
All’interno di questa realtà collochiamo la minaccia ibrida, intesa nella sua più recente concettualizzazione, come l’azione di attori che impiegano in modo sinergico strumenti militari e non militari in più domini (diplomatico, informativo, militare, economico-finanziario, intelligence), con l’obiettivo di erodere la resilienza di uno Stato bersaglio, indebolire la fiducia nelle istituzioni e polarizzare le società.
Dall’analisi di tale descrizione emergono due elementi centrali. Da un lato il concetto di multi – dominio, dove terra, mare e aria non esauriscono più la competizione strategica, poiché essa si estenda anche a domini immateriali, dove la distruzione non è necessariamente fisica. Quindi, il secondo elemento che emerge è la centralità della tecnologia, intesa come moltiplicatore di potenza e fattore abilitante, ma che allo stesso tempo rischia di divenire vincolo all’operatività. L’evoluzione digitale ha creato un ecosistema che ha avvicinato il terreno di scontro, rendendolo una questione che investe anche la vita quotidiana, sin dentro le nostre abitazioni.
In questo contesto, l’emergere del cyberspazio come dominio operativo e l’attenzione crescente verso la dimensione cognitiva rappresentano due passaggi chiave. Il cyberspazio non è soltanto un ambiente tecnico: è un dominio ibrido per sua natura, in cui infrastrutture materiali, architetture logiche e comportamenti umani si intrecciano. Parallelamente, la dimensione cognitiva evidenzia che la competizione non riguarda esclusivamente il controllo dell’informazione, ma anche la capacità di incidere su percezioni, credenze, decisioni e comportamenti.
A conferire un grado di complessità superiore interviene l’intelligenza artificiale. Essa opera come una tecnologia trasversale, capace di aumentare velocità e scala di attività offensive e difensive, ma anche in grado di sollevare numerosi interrogativi etici e giuridici sul mantenimento di un adeguato controllo umano.
Quest’ultimo punto desta le preoccupazioni più ricorrenti nel dibattito contemporaneo. L’idea che la tecnologia possa sottrarre centralità all’essere umano, relegandolo a spettatore di processi opachi e autonomi solleva numerosi interrogativi. La presente tesi si propone dunque, di confutare questa visione deterministica, sottolineando a più riprese la centralità della figura umana, artefice delle innovazioni, decisore strategico e garante della responsabilità etica.
L’obiettivo dell’elaborato è duplice. Da un lato, intende offrire una ricostruzione ragionata di ciò che compone la minaccia ibrida contemporanea, con particolare attenzione ai domini cyber e cognitivo, chiarendone logiche, strumenti e vulnerabilità. Dall’altro, in una realtà assuefatta dalla tecnologia, torna a porre l’uomo come risorsa fondamentale. Nel fare ciò non occorre certamente abbandonare lo sviluppo tecnologico, ma viene richiesto di farlo nella giusta prospettiva, con l’uomo supportato dalla tecnologia e non la tecnologia al supporto dell’uomo.
Per sostenere questa tesi, la ricerca segue un percorso articolato in quattro capitoli, che combina prospettiva storica e analisi concettuale. Il primo capitolo ricostruisce il rapporto tra tecnica e guerra, mostrando come ogni grande salto tecnologico abbia richiesto dottrina, integrazione e adattamento umano per tradursi in vantaggio strategico; in questa cornice, la tecnologia è interpretata non come una panacea, ma come strumento la cui efficacia dipende da piani, istituzioni e leadership.
Il secondo capitolo approfondisce il cyberspazio come dominio operativo, ripercorrendo l’evoluzione della minaccia e discutendo categorie e obiettivi delle operazioni cyber, nonché le implicazioni strategiche della crescente interdipendenza tra dimensione digitale e sistemi fisici.
Il terzo capitolo esamina la dimensione cognitiva come possibile centro di gravità della competizione contemporanea, comparando definizioni e dottrine e analizzando tecniche di influenza, interferenza e manipolazione della percezione.
Il quarto capitolo, infine, valuta l’intelligenza artificiale come tecnologia abilitante lungo l’intero spettro del conflitto, discutendone applicazioni, benefici e rischi, inclusi i profili etico-giuridici legati al mantenimento di un controllo umano significativo, e mostrando come l’automazione non elimini la responsabilità, ma la renda più esigente e problematica.
Ad oggi sono in corso nel mondo 56 conflitti, su tutti Ucraina e Medio Oriente sono da tempo al centro dell’attenzione pubblica. Quest’ultimi hanno evidenziato le potenzialità della minaccia ibrida. Prendendo a titolo di esempio l’Ucraina si analizza un insieme di guerra antica, fatta di trincee, carri armati, filo spinato e fango; quindi, di guerra moderna fatta di droni, cyberspazio, disinformazione, dominio cognitivo. In sintesi, siamo dinanzi ad un condensato tra passato e futuro. Le sfide poste da questo stato sono complesse e la Difesa dev’essere pronta a sostenere lo sforzo bellico e tecnologico, in maniera corale. Il risultato operativo in un contesto multi – dominio è un prodotto di effetti, in cui nessun fattore può tendere a zero, pena il mancato raggiungimento dell’esito desiderato.
La minaccia ibrida richiede dunque non solo la reattività necessaria a reagire agli eventi, bensì anche la proattività di anticipare le trasformazioni future. Con la reattività si reagisce ai nuovi contesti di crisi attuali, attraverso la proattività si prevedono e si fronteggiano quelli del futuro. Per farlo l’uomo deve essere supportato dalla tecnologia, ma non essere da essa 4 dipendente. Qualora questa venisse meno, solo facendo affidamento su quelle qualità tipicamente umane, competenza, ingegno, creatività saremo in grado di costruire la resilienza necessaria. Occorre perciò, prepararsi ad operare senza tecnologia, in condizioni di piena degradazione.
È dunque nell’uomo, e nella sua capacità di porsi le domande corrette e definire obiettivi realistici, che rimane il fulcro della competizione contemporanea, dal cyberspazio alla guerra cognitiva nell’era dell’intelligenza artificiale.
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