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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-12092025-124416


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
TARCHI, FEDERICA
URN
etd-12092025-124416
Titolo
Impatto dell'integrazione degli omega-3 sulla salute metabolica: focus sulla sindrome dell'ovaio policistico
Dipartimento
FARMACIA
Corso di studi
SCIENZE DELLA NUTRIZIONE UMANA
Relatori
relatore Prof.ssa Testai, Lara
Parole chiave
  • omega-3
  • PCOS
  • polycystic ovary syndrome
  • sindrome dell'ovaio policistico
Data inizio appello
21/01/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
21/01/2096
Riassunto
Gli omega-3 rappresentano una classe di acidi grassi essenziali con un ruolo biologico fondamentale e con un impatto significativo sulla salute metabolica e infiammatoria. Tra questi, i tre principali sono l’acido alfa-linolenico (ALA), l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesaenoico (DHA), accomunati dalla presenza del primo doppio legame in posizione omega-3. L’organismo umano non è in grado di sintetizzare autonomamente ALA, pertanto deve introdurlo con l’alimentazione; è da questo precursore che derivano EPA e DHA, sebbene la loro conversione endogena sia estremamente limitata. Per questo motivo l'introduzione diretta di EPA e DHA attraverso il consumo di pesce, alghe o integratori risulta più efficace nel determinare benefici clinici.
ALA è presente soprattutto nei semi e negli oli vegetali, mentre EPA e DHA si trovano nei pesci grassi e nei prodotti ittici. Gli omega-3 svolgono molteplici funzioni: partecipano alla sintesi degli eicosanoidi antinfiammatori, modulano la fluidità delle membrane cellulari e influenzano l'attività dei recettori nucleari coinvolti nel metabolismo lipidico e glucidico. Le loro proprietà antinfiammatorie, antitrombotiche e ipolipemizzanti sono ormai ben note e li rendono rilevanti per la prevenzione cardiovascolare, la regolazione della glicemia, il controllo dell'infiammazione cronica e il supporto alla funzione nervosa.
Oltre al ruolo metabolico, EPA e DHA sono implicati nel corretto funzionamento del sistema nervoso, nella salute cognitiva e nella prevenzione di alcune patologie neurodegenerative. Il loro equilibrio con gli omega-6 risulta determinante per mantenere un adeguato stato infiammatorio, poiché un eccesso di questi ultimi favorisce la produzione di mediatori pro-infiammatori. Nella dieta occidentale moderna il rapporto omega-6/omega-3 è spesso squilibrato, contribuendo a stati infiammatori cronici di basso grado che rappresentano un fattore predisponente per numerose condizioni, tra cui la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS).
La PCOS è infatti una condizione multifattoriale caratterizzata da iperandrogenismo, irregolarità ovulatorie e aspetti metabolici come insulino-resistenza, dislipidemia e aumento dell’infiammazione sistemica. Le donne affette presentano un aumento di marker pro-infiammatori quali l’interleuchina-6 e la proteina C-reattiva. Questo quadro favorisce l’iperinsulinemia, che a sua volta amplifica la produzione ovarica di androgeni, alimentando un circolo vizioso tra sfera endocrina e quella metabolica. Da ciò deriva la crescente attenzione verso approcci nutrizionali e integrativi capaci di intervenire sugli aspetti metabolici della sindrome, tra cui gli omega-3 occupano una posizione particolarmente rilevante.
Gli omega-3, infatti, sono stati ampiamente studiati per i loro effetti sul profilo lipidico nelle donne con PCOS. L’integrazione con EPA e DHA si è dimostrata efficace nel ridurre trigliceridi, colesterolo totale e LDL. Questi miglioramenti risultano più evidenti quando la supplementazione supera le otto settimane, suggerendo l’importanza di un trattamento prolungato.
Oltre agli effetti sul profilo lipidico, numerosi studi hanno evidenziato la capacità degli omega-3 di migliorare la sensibilità insulinica nelle pazienti con PCOS. L’integrazione di EPA e DHA riduce glicemia e insulinemia a digiuno e migliora l’indice HOMA-IR, con un impatto particolarmente forte nelle donne in sovrappeso od obese. Questi acidi grassi aumentano la secrezione di adiponectina, una citochina insulino-sensibilizzante che stimola l’ossidazione degli acidi grassi e incrementa l’utilizzo del glucosio nei tessuti periferici. Gli effetti antinfiammatori degli omega-3 contribuiscono ulteriormente al miglioramento della sensibilità insulinica, riducendo lo stress ossidativo e la produzione di citochine che interferiscono con la trasduzione del segnale insulinico.
Un altro ambito di grande interesse riguarda l’iperandrogenismo, caratteristica chiave della PCOS. L’assunzione di omega-3, soprattutto EPA, sembra ridurre i livelli di testosterone totale e libero, migliorando sintomi come irsutismo e acne. Sebbene i risultati non siano sempre uniformi, la maggior parte degli studi conferma un trend favorevole, soprattutto con dosaggi più elevati e durate di trattamento superiori ai tre mesi.
Gli omega-3 svolgono anche un ruolo fondamentale nella riduzione dell’infiammazione e dello stress ossidativo, due elementi centrali nella patogenesi della PCOS. Essi competono con gli omega-6 nella sintesi degli eicosanoidi e favoriscono la produzione di mediatori antinfiammatori come resolvine e protectine. In questo modo, contribuiscono a ridurre il danno ossidativo e prevenire l’aggravamento delle alterazioni ormonali e metaboliche tipiche della sindrome. Inoltre, studi recenti hanno dimostrato che gli omega-3 possono ridurre hs-CRP, marker infiammatorio frequentemente elevato nella PCOS.
Infine, la capacità degli omega-3 di modulare vari aspetti della fisiopatologia della PCOS, dal metabolismo lipidico alla sensibilità insulinica e dalla risposta infiammatoria all’equilibrio ormonale, li rende una risorsa terapeutica complementare particolarmente promettente. Le evidenze suggeriscono che la loro integrazione potrebbe contribuire non solo a migliorare i parametri clinici ma anche a ridurre il rischio di complicanze cardiovascolari e metaboliche a lungo termine.
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