Tesi etd-11282025-160125 |
Link copiato negli appunti
Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
CLAPS, FABIO
URN
etd-11282025-160125
Titolo
Oltre i radar: l’intreccio tra Human Intelligence e fattore aereo nelle operazioni aeronavali
Dipartimento
SCIENZE POLITICHE
Corso di studi
SCIENZE MARITTIME E NAVALI
Relatori
relatore Stasi, Salvatore
Parole chiave
- Fattore aereo
- Human Intelligence
Data inizio appello
15/01/2026
Consultabilità
Tesi non consultabile
Riassunto
Negli scenari operativi, l’elemento umano è da sempre considerato un fattore non completamente controllabile. Checklist, addestramenti frequenti dai ritmi serrati e creazione di automatismi forzati nell’individuo non sono mai riusciti a renderlo pienamente efficiente, gestibile e prevedibile in un processo decisionale o in una azione sul campo. Per questa ragione nel mondo militare lo sviluppo tecnologico – sempre più spesso improntato sulla dotazione di strumenti unmanned - assume un’importanza crescente. La tecnologia, metodica e basata su regole empiriche, si è resa indispensabile e, attorno ad essa, gravita la valutazione della potenza militare di uno Stato. Il Dottor Andrew D. James afferma infatti “Emerging technologies are said to have the potential to change “the rules of the game” whether that “game” is the balance of military power between security actors or the balance of competitive advantage in a market between incumbent companies and new entrants”, sottolineando come le tecnologie emergenti abbiano un potere trasformativo sistemico, capace di cambiare le regole stesse che determinano l’equilibrio del potere.
Il legame che sussiste tra uomo e tecnologia è di natura duale, al contempo paradossale e indissolubile. Tale connessione è ben sintetizzata dal padre della robotica moderna, Isaac Asimov, il quale ha messo in evidenza come un elemento fallibile come l’uomo, definito “macchina imperfetta”, possa aver creato elementi razionali più precisi di sé.
Un esempio dell’evoluzione tecnologica di cui beneficia l’uomo in ambito militare è rappresentato dai nuovi assetti aerei di quinta generazione in dotazione alla Marina Militare italiana. L’F-35 Lightning II è un aereo tipo jet dotato di sensori estremamente precisi e avanzati, capaci di supportare il proprio pilota nell’esecuzione della missione, integrando e interpolando simultaneamente enormi quantità di dati proveniente da differenti sensori secondo il processo denominato Decision Support System (DSS). Sebbene l’F-35 rappresenti oggi la massima espressione dell’evoluzione tecnologica tra i Paesi che ne possono disporre, proprio nell’ambito del suo impiego che si insidia lo sviluppo di un’altra branca del mondo militare finalizzata ad ottenere informazioni strategiche e tattiche sull’avversario, valutarne le intenzioni ma soprattutto scovare le vulnerabilità e emularne le capacità: l’Intelligence. Lo scenario strategico è caratterizzato da una proporzionalità diretta tra la dotazione del progresso tecnologico e la necessità di aumentare la propria capacità informativa e decisionale a riguardo. L’intelligence (o spionaggio), in tutte le sue forme applicabile sia in ambito militare che industriale, costituisce da sempre la chiave di volta per comprendere, anticipare e neutralizzare minacce di attori estranei alla propria organizzazione, eguagliando mezzi e capacità operative ma ancor di più assoggettando l’elemento umano.
Nell’era della digital trasformation - non un mero cambiamento strumentale bensì una evoluzione culturale e organizzativa che ha comportato una profonda revisione dei processi operativi delle Forze Armate mondiali - vi sono molteplici esempi esplicativi della fallibilità del cieco affidamento delle istituzioni alla sola tecnologia. In tempi recenti, infatti, diverse organizzazioni criminali nazionali e internazionali, spinte anche dalla carenza di finanziamenti, hanno gestito i propri processi criminosi con metodi apparentemente antiquati ma efficaci. Gli strumenti analogici di Hamas in Palestina e di Totò Riina in Sicilia hanno dimostrato come, anche in assenza di mezzi tecnologici sofisticati, sia possibile eludere i moderni sistemi di sorveglianza, conducendo una ‘guerra povera ma intelligente’, come l’ha definita il giornalista Giovanni Minoli durante un intervento televisivo nella puntata dell’11 ottobre 2023 de L’Aria che Tira.
Tali casi sono particolarmente esplicativi di come la tecnologia sia un abilitatore e non un fattore determinante del potere militare e di come l’evoluzione dei sistemi non sia utile se non integrata in una dottrina e in una organizzazione. Ed è proprio nell’assenza di comunicazione tra progresso tecnologico e informazione che gli attori statuali hanno dovuto fronteggiare situazioni di crisi nazionali e internazionali ricorrendo alla più antica delle armi: lo spionaggio e, in particolare, alla branca della Human Intelligence (HUMINT), ovvero la raccolta di informazioni attraverso fonti umane, fonti aperte e informatori.
Scopo del presente elaborato è analizzare, attraverso l’esame di casi studio recenti, il ruolo e l’evoluzione della HUMINT nel contesto operativo contemporaneo, con particolare riferimento al suo intreccio con il fattore aereo e con l’impiego di tecnologie e mezzi aeronavali nelle operazioni di intelligence e sicurezza marittima e internazionale.
L’analisi mira a evidenziare come l’integrazione tra componente umana e strumenti tecnologici incida sulla raccolta informativa, sulla condotta operativa e sull’efficacia complessiva delle missioni, mettendo in evidenza le lessons learned che la Marina Militare applica oggi nell’ambito aeronavale, quale sintesi dell’esperienza maturata tra fattore umano, intelligence e tecnologia.
Il legame che sussiste tra uomo e tecnologia è di natura duale, al contempo paradossale e indissolubile. Tale connessione è ben sintetizzata dal padre della robotica moderna, Isaac Asimov, il quale ha messo in evidenza come un elemento fallibile come l’uomo, definito “macchina imperfetta”, possa aver creato elementi razionali più precisi di sé.
Un esempio dell’evoluzione tecnologica di cui beneficia l’uomo in ambito militare è rappresentato dai nuovi assetti aerei di quinta generazione in dotazione alla Marina Militare italiana. L’F-35 Lightning II è un aereo tipo jet dotato di sensori estremamente precisi e avanzati, capaci di supportare il proprio pilota nell’esecuzione della missione, integrando e interpolando simultaneamente enormi quantità di dati proveniente da differenti sensori secondo il processo denominato Decision Support System (DSS). Sebbene l’F-35 rappresenti oggi la massima espressione dell’evoluzione tecnologica tra i Paesi che ne possono disporre, proprio nell’ambito del suo impiego che si insidia lo sviluppo di un’altra branca del mondo militare finalizzata ad ottenere informazioni strategiche e tattiche sull’avversario, valutarne le intenzioni ma soprattutto scovare le vulnerabilità e emularne le capacità: l’Intelligence. Lo scenario strategico è caratterizzato da una proporzionalità diretta tra la dotazione del progresso tecnologico e la necessità di aumentare la propria capacità informativa e decisionale a riguardo. L’intelligence (o spionaggio), in tutte le sue forme applicabile sia in ambito militare che industriale, costituisce da sempre la chiave di volta per comprendere, anticipare e neutralizzare minacce di attori estranei alla propria organizzazione, eguagliando mezzi e capacità operative ma ancor di più assoggettando l’elemento umano.
Nell’era della digital trasformation - non un mero cambiamento strumentale bensì una evoluzione culturale e organizzativa che ha comportato una profonda revisione dei processi operativi delle Forze Armate mondiali - vi sono molteplici esempi esplicativi della fallibilità del cieco affidamento delle istituzioni alla sola tecnologia. In tempi recenti, infatti, diverse organizzazioni criminali nazionali e internazionali, spinte anche dalla carenza di finanziamenti, hanno gestito i propri processi criminosi con metodi apparentemente antiquati ma efficaci. Gli strumenti analogici di Hamas in Palestina e di Totò Riina in Sicilia hanno dimostrato come, anche in assenza di mezzi tecnologici sofisticati, sia possibile eludere i moderni sistemi di sorveglianza, conducendo una ‘guerra povera ma intelligente’, come l’ha definita il giornalista Giovanni Minoli durante un intervento televisivo nella puntata dell’11 ottobre 2023 de L’Aria che Tira.
Tali casi sono particolarmente esplicativi di come la tecnologia sia un abilitatore e non un fattore determinante del potere militare e di come l’evoluzione dei sistemi non sia utile se non integrata in una dottrina e in una organizzazione. Ed è proprio nell’assenza di comunicazione tra progresso tecnologico e informazione che gli attori statuali hanno dovuto fronteggiare situazioni di crisi nazionali e internazionali ricorrendo alla più antica delle armi: lo spionaggio e, in particolare, alla branca della Human Intelligence (HUMINT), ovvero la raccolta di informazioni attraverso fonti umane, fonti aperte e informatori.
Scopo del presente elaborato è analizzare, attraverso l’esame di casi studio recenti, il ruolo e l’evoluzione della HUMINT nel contesto operativo contemporaneo, con particolare riferimento al suo intreccio con il fattore aereo e con l’impiego di tecnologie e mezzi aeronavali nelle operazioni di intelligence e sicurezza marittima e internazionale.
L’analisi mira a evidenziare come l’integrazione tra componente umana e strumenti tecnologici incida sulla raccolta informativa, sulla condotta operativa e sull’efficacia complessiva delle missioni, mettendo in evidenza le lessons learned che la Marina Militare applica oggi nell’ambito aeronavale, quale sintesi dell’esperienza maturata tra fattore umano, intelligence e tecnologia.
File
| Nome file | Dimensione |
|---|---|
Tesi non consultabile. |
|