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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-11252025-130535


Tipo di tesi
Tesi di specializzazione (4 anni)
Autore
MELELEO, ALESSANDRO
URN
etd-11252025-130535
Titolo
Esercizio fisico controllato nella cardiomiopatia aritmogena: effetti sul burden aritmico. L'esperienza del Centro Regionale di Riferimento per lo sport nei giovani con cardiopatia.
Dipartimento
MEDICINA CLINICA E SPERIMENTALE
Corso di studi
MEDICINA DELLO SPORT E DELL'ESERCIZIO FISICO
Relatori
relatore Nannipieri, Monica
correlatore Dott. Sarto, Patrizio
Parole chiave
  • aritmie
  • cardiomiopatia aritmogena (ACM)
  • esercizio fisico
Data inizio appello
10/12/2025
Consultabilità
Completa
Riassunto
La cardiomiopatia aritmogena (ACM) è una malattia del muscolo cardiaco caratterizzata dalla sostituzione del miocardio ventricolare con tessuto cicatriziale fibroso o fibro-adiposo, che può costituire il substrato per aritmie ventricolari potenzialmente fatali.
L'ACM è una condizione ereditaria con una prevalenza riportata da 1:1000 a 1:5000 nella popolazione generale. L'ACM è una delle cause più comuni di morte cardiaca improvvisa (MCI) negli atleti e nei giovani individui ed è generalmente causata da mutazioni nei geni che codificano le proteine desmosomiali cardiache, sebbene siano state identificate anche mutazioni in geni non desmosomiali.
Sebbene inizialmente sia stata definita come una patologia prettamente a carico del ventricolo destro, le intuizioni derivanti da indagini post-mortem, studi di correlazione genotipo-fenotipo e la caratterizzazione del tessuto miocardico tramite risonanza magnetica cardiaca con mezzo di contrasto (RMC) hanno aumentato la consapevolezza che la malattia spesso coinvolge anche il ventricolo sinistro. Di conseguenza, l'attuale designazione di "cardiomiopatia aritmogena" (ACM) riflette meglio il concetto in evoluzione di una malattia miocardica non ischemica cicatrizzante, sia genetica che post-infiammatoria, che può colpire entrambi i ventricoli, con alcune varianti fenotipiche che sono biventricolari o a predominanza destra o sinistra.
Lo sport agonistico e l'esercizio fisico ad alta intesità hanno un forte impatto sul fenotipo della CMA; gli studi più recenti dimostrano che l'attività sportiva agonistica negli adolescenti e nei giovani adulti è associata ad un aumento del rischio di morte cardiaca improvvisa (MCI), sia nei maschi che nelle femmine.Lo sport, di per sé, non è una causa dell'aumento della mortalità, ma innesca la MCI in quegli atleti che sono affetti da condizioni cardiovascolari che predispongono ad aritmie ventricolari potenzialmente fatali durante l'esercizio fisico.
La legge italiana, peraltro, controindica la pratica dell'attività sportiva agonistca in soggetti con diagnosi definitiva di ACM.
L'esercizio fisico regolare, tuttavia, è ampiamente riconosciuto come un pilastro fondamentale per ridurre il rischio cardiovascolare nella popolazione generale e nei pazienti affetti da malattie cardiovascolari.
Diversi studi hanno dimostrato una minore mortalità per tutte le cause e una ridotta incidenza di malattie cardiovascolari, cancro e condizioni metaboliche negli individui che praticano esercizio fisico regolare.
Nella CMA, pertanto, da un lato, l’esercizio fisico intenso si associa a un aumentato rischio di morte cardiaca improvvisa e sembra avere un effetto negativo sulla progressione della malattia, anche nei soggetti genotipo positivi e fenotipo negativo; dall’altro, la sedentarietà porta a un aumento della mortalità e delle comorbidità, specialmente cardiovascolari.
In questo studio prospettico, è stata arruolata una popolazione di pazienti ex atleti affetti da cardiomiopatia aritmogena (43 pazienti), afferiti all’UOC di Medicina dello Sport dell’AULSS 2 di Treviso per un percorso di pianificazione di un programma di esercizio fisico strutturato e personalizzato.
L’obiettivo principale di questo studio prospettico è valutare l’effetto di un programma di esercizo fisico personalizzato sull’evoluzione clinica di una coorte di ex-atleti affetti da cardiomiopatia aritmogena, seguiti presso un Centro Regionale specializzato.
In particolare, il lavoro intende analizzare le variazioni del burden aritmico nel tempo, considerato come indice quantitativo e temporale dell’espressione aritmica individuale. L’analisi del burden aritmico costituisce un parametro chiave per valutare sia la progressione fisiopatologica della malattia, sia l’efficacia degli interventi terapeutici (inclusa la titolazione farmacologica), nonché la sicurezza di un programma di allenamento prescrittivo. Un secondo obiettivo dello studio è valutare la sicurezza del programma di esercizio personalizzato, monitorando l’eventuale insorgenza di eventi cardiaci avversi.
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