Tesi etd-11192025-152138 |
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Tipo di tesi
Tesi di specializzazione (4 anni)
Autore
AMBROGIO, ALICE
URN
etd-11192025-152138
Titolo
Ruolo della PET/TC con [18F]DOPA nella risposta biochimica incompleta di carcinoma midollare della tiroide: studio retrospettivo monocentrico
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA NUCLEARE
Relatori
relatore Dott.ssa Aghakhanyan, Gayane
relatore Prof. Volterrani, Duccio
relatore Prof. Volterrani, Duccio
Parole chiave
- biochemical incomplete response
- BiR calcitonina
- calcitonin
- carcinoma midollare della tiroide
- CEA
- medullary thyroid cancer
- PET/CT
- PET/TC
- risposta biochimica incompleta
- [18F]DOPA
Data inizio appello
12/12/2025
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
12/12/2028
Riassunto
Il carcinoma midollare della tiroide (CMT) è un raro tumore neuroendocrino (costituisce il 5% di tutti i tumori tiroidei) che origina dalle cellule C parafollicolari. Nel 75% dei casi ha una presentazione sporadica mentre, nel restante 25%, si presenta come parte di una sindrome MEN-2 (Multiple Endocrin Neoplasia).
La diagnosi si basa spesso sull’ecografia del collo e l’esame citologico, in quanto nella maggior parte dei casi il CMT si presenta come un nodulo tiroideo, completata da esami morfologici come TC e RM nel sospetto di metastasi a distanza. Calcitonina (CT) e CEA costituiscono marcatori accurati e sensibili per il CMT, rivestendo un ruolo chiave non solo nella diagnosi ma anche nel follow up post-chirurgico per evidenziare eventuale persistenza o recidiva di malattia. L’analisi genetica e lo screening familiare completano la valutazione con l’eventuale evidenza di mutazioni del protoncogene RET.
Per i tumori localizzati, l’intervento chirurgico di tiroidectomia totale costituisce il primo approccio terapeutico con il miglior outcome per il paziente. In caso di malattia estesa o non resecabile è possibile ricorrere a terapia sistemica.
La comparsa di recidiva loco-regionale e/o di metastasi a distanza, tuttavia, costituisce un evento frequente dopo intervento chirurgico per CMT. L’aumentata incidenza di recidiva, nonché la difficoltà nell’operare interventi successivi, ha posto l’attenzione sulla necessità di uno screening postoperatorio accurato.
Pazienti che, dopo intervento chirurgico supposto radicale, presentano ancora livelli dosabili di CT e CEA o un aumento di essi, senza chiara evidenza di residuo di malattia alle indagini morfologiche eseguite in prima istanza, rientrano nella definizione di risposta biochimica incompleta (BiR). In questi casi si associa un rischio maggiore di sviluppare recidiva anche strutturale di malattia rispetto ai pazienti che hanno ottenuto una remissione biochimica completa, con livelli indosabili dei marcatori. In questo panorama l’imaging funzionale ibrido, in particolare la tomografia a emissione di positroni/tomografia computerizzata (PET/TC) con 18-fluoro-diidrossi-fenilalanina ([18F]DOPA), riveste un ruolo fondamentale nella diagnosi differenziale, permettendo di evidenziare eventuali recidive loco-regionali o metastasi a distanza.
Lo scopo di questo studio è valutare il ruolo della PET/TC con [18F]DOPA nei casi di BiR, ricercando un suo eventuale valore predittivo.
Sono stati studiati retrospettivamente 53 pazienti con BiR, seguiti presso il nostro centro, che hanno eseguito PET/TC con [18F]DOPA in due fasi: un’acquisizione precoce (con campo di vista ristretto alla regione del collo e mediastino superiore) dopo 10 minuti dalla somministrazione del radiofarmaco e una tardiva (con campo di vista total-body dal piano orbitario alla radice delle cosce) dopo 60 minuti.
Dalle immagini acquisite è stato rilevato un totale di 128 lesioni da cui sono stati ricavati degli indici metabolici (SUVmax, SUVmean, SUVmin e volume delle lesioni) che sono stati messi in relazione con i parametri biochimici (CT e CEA e loro tempo di raddoppiamento) e lo stato mutazionale del gene RET.
È stato, dunque, osservato che gli indici di captazione della [18F]DOPA correlano moderatamente ma in maniera consistente con i marcatori biochimici (CT e CEA) e che i pazienti RET-mutati tendono ad avere valori più alti di SUV, anche se non con valore predittivo. Inoltre, il carico tumorale metabolico totale correla fortemente con quello biochimico, sottolineando nuovamente il ruolo della PET/TC con [18F]DOPA come biomarcatore funzionale di estensione di malattia.
ENGLISH VERSION:
Medullary thyroid carcinoma (MTC) is a rare neuroendocrine tumor (accounting for 5% of all thyroid cancers) arising from parafollicular C cells. In 75% of cases, it presents sporadically, while the remaining 25% occurs as part of MEN2 (Multiple Endocrine Neoplasia type 2) syndrome.
Diagnosis is often based on neck ultrasound and cytology, since in most cases MTC presents as a thyroid nodule, and is supplemented by morphological imaging such as CT and MRI when distant metastases are suspected. Calcitonin (CT) and CEA are accurate and sensitive markers for MTC, playing a key role not only in diagnosis but also in postoperative follow-up to detect persistent or recurrent disease. Genetic analysis and family screening complete the evaluation when mutations of the RET proto-oncogene are suspected.
For localized tumors, total thyroidectomy is the primary therapeutic approach and provides the best outcome for the patient. In cases of advanced or unresectable disease, systemic therapy may be required.
However, the occurrence of locoregional recurrence and/or distant metastases is frequent after surgical treatment for MTC. The increased incidence of recurrence, along with the challenges associated with re-operation, has highlighted the need for accurate postoperative surveillance.
Patients who, after presumed radical surgery, still show measurable CT and CEA levels or an increase in these markers—without clear evidence of residual disease on first-line morphological imaging—fall into the definition of biochemical incomplete response (BiR). These patients present a higher risk of developing structural recurrence compared to those achieving complete biochemical remission, characterized by undetectable marker levels.
In this context, hybrid functional imaging, particularly 18-fluoro-dihydroxy-phenylalanine positron emission tomography/computed tomography ([18F]DOPA PET/CT), plays a fundamental role in differential diagnosis, enabling the detection of possible locoregional recurrences or distant metastases.
The aim of this study was to evaluate the role of [18F]DOPA PET/CT in patients with BiR and to investigate its potential predictive value.
We retrospectively analyzed 53 patients with BiR followed at our center, all of whom underwent [18F]DOPA PET/CT in two phases: an early acquisition (with a field of view limited to the neck and upper mediastinum) 10 minutes after radiotracer administration, and a delayed whole-body acquisition (from the orbital plane to the proximal thighs) after 60 minutes.
A total of 128 lesions were identified from the acquired images, from which metabolic indices (SUVmax, SUVmean, SUVmin, and lesion volume) were extracted and correlated with biochemical parameters (CT and CEA levels and their doubling times) and RET mutation status.
We observed that [18F]DOPA uptake indices showed a moderate but consistent correlation with biochemical markers (CT and CEA), and that RET-mutated patients tended to show higher SUV values, although without predictive significance. Moreover, the total metabolic tumor burden showed a strong correlation with biochemical tumor burden, further emphasizing the role of [18F]DOPA PET/CT as a functional biomarker of disease extent.
La diagnosi si basa spesso sull’ecografia del collo e l’esame citologico, in quanto nella maggior parte dei casi il CMT si presenta come un nodulo tiroideo, completata da esami morfologici come TC e RM nel sospetto di metastasi a distanza. Calcitonina (CT) e CEA costituiscono marcatori accurati e sensibili per il CMT, rivestendo un ruolo chiave non solo nella diagnosi ma anche nel follow up post-chirurgico per evidenziare eventuale persistenza o recidiva di malattia. L’analisi genetica e lo screening familiare completano la valutazione con l’eventuale evidenza di mutazioni del protoncogene RET.
Per i tumori localizzati, l’intervento chirurgico di tiroidectomia totale costituisce il primo approccio terapeutico con il miglior outcome per il paziente. In caso di malattia estesa o non resecabile è possibile ricorrere a terapia sistemica.
La comparsa di recidiva loco-regionale e/o di metastasi a distanza, tuttavia, costituisce un evento frequente dopo intervento chirurgico per CMT. L’aumentata incidenza di recidiva, nonché la difficoltà nell’operare interventi successivi, ha posto l’attenzione sulla necessità di uno screening postoperatorio accurato.
Pazienti che, dopo intervento chirurgico supposto radicale, presentano ancora livelli dosabili di CT e CEA o un aumento di essi, senza chiara evidenza di residuo di malattia alle indagini morfologiche eseguite in prima istanza, rientrano nella definizione di risposta biochimica incompleta (BiR). In questi casi si associa un rischio maggiore di sviluppare recidiva anche strutturale di malattia rispetto ai pazienti che hanno ottenuto una remissione biochimica completa, con livelli indosabili dei marcatori. In questo panorama l’imaging funzionale ibrido, in particolare la tomografia a emissione di positroni/tomografia computerizzata (PET/TC) con 18-fluoro-diidrossi-fenilalanina ([18F]DOPA), riveste un ruolo fondamentale nella diagnosi differenziale, permettendo di evidenziare eventuali recidive loco-regionali o metastasi a distanza.
Lo scopo di questo studio è valutare il ruolo della PET/TC con [18F]DOPA nei casi di BiR, ricercando un suo eventuale valore predittivo.
Sono stati studiati retrospettivamente 53 pazienti con BiR, seguiti presso il nostro centro, che hanno eseguito PET/TC con [18F]DOPA in due fasi: un’acquisizione precoce (con campo di vista ristretto alla regione del collo e mediastino superiore) dopo 10 minuti dalla somministrazione del radiofarmaco e una tardiva (con campo di vista total-body dal piano orbitario alla radice delle cosce) dopo 60 minuti.
Dalle immagini acquisite è stato rilevato un totale di 128 lesioni da cui sono stati ricavati degli indici metabolici (SUVmax, SUVmean, SUVmin e volume delle lesioni) che sono stati messi in relazione con i parametri biochimici (CT e CEA e loro tempo di raddoppiamento) e lo stato mutazionale del gene RET.
È stato, dunque, osservato che gli indici di captazione della [18F]DOPA correlano moderatamente ma in maniera consistente con i marcatori biochimici (CT e CEA) e che i pazienti RET-mutati tendono ad avere valori più alti di SUV, anche se non con valore predittivo. Inoltre, il carico tumorale metabolico totale correla fortemente con quello biochimico, sottolineando nuovamente il ruolo della PET/TC con [18F]DOPA come biomarcatore funzionale di estensione di malattia.
ENGLISH VERSION:
Medullary thyroid carcinoma (MTC) is a rare neuroendocrine tumor (accounting for 5% of all thyroid cancers) arising from parafollicular C cells. In 75% of cases, it presents sporadically, while the remaining 25% occurs as part of MEN2 (Multiple Endocrine Neoplasia type 2) syndrome.
Diagnosis is often based on neck ultrasound and cytology, since in most cases MTC presents as a thyroid nodule, and is supplemented by morphological imaging such as CT and MRI when distant metastases are suspected. Calcitonin (CT) and CEA are accurate and sensitive markers for MTC, playing a key role not only in diagnosis but also in postoperative follow-up to detect persistent or recurrent disease. Genetic analysis and family screening complete the evaluation when mutations of the RET proto-oncogene are suspected.
For localized tumors, total thyroidectomy is the primary therapeutic approach and provides the best outcome for the patient. In cases of advanced or unresectable disease, systemic therapy may be required.
However, the occurrence of locoregional recurrence and/or distant metastases is frequent after surgical treatment for MTC. The increased incidence of recurrence, along with the challenges associated with re-operation, has highlighted the need for accurate postoperative surveillance.
Patients who, after presumed radical surgery, still show measurable CT and CEA levels or an increase in these markers—without clear evidence of residual disease on first-line morphological imaging—fall into the definition of biochemical incomplete response (BiR). These patients present a higher risk of developing structural recurrence compared to those achieving complete biochemical remission, characterized by undetectable marker levels.
In this context, hybrid functional imaging, particularly 18-fluoro-dihydroxy-phenylalanine positron emission tomography/computed tomography ([18F]DOPA PET/CT), plays a fundamental role in differential diagnosis, enabling the detection of possible locoregional recurrences or distant metastases.
The aim of this study was to evaluate the role of [18F]DOPA PET/CT in patients with BiR and to investigate its potential predictive value.
We retrospectively analyzed 53 patients with BiR followed at our center, all of whom underwent [18F]DOPA PET/CT in two phases: an early acquisition (with a field of view limited to the neck and upper mediastinum) 10 minutes after radiotracer administration, and a delayed whole-body acquisition (from the orbital plane to the proximal thighs) after 60 minutes.
A total of 128 lesions were identified from the acquired images, from which metabolic indices (SUVmax, SUVmean, SUVmin, and lesion volume) were extracted and correlated with biochemical parameters (CT and CEA levels and their doubling times) and RET mutation status.
We observed that [18F]DOPA uptake indices showed a moderate but consistent correlation with biochemical markers (CT and CEA), and that RET-mutated patients tended to show higher SUV values, although without predictive significance. Moreover, the total metabolic tumor burden showed a strong correlation with biochemical tumor burden, further emphasizing the role of [18F]DOPA PET/CT as a functional biomarker of disease extent.
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