Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Titolo
Nanoremediation: valutazione della potenziale capacita di nanoparticelle di contrastare gli effetti tossici di contaminanti ambientali. Studio di danno genetico e cromosomico in cellule branchiali di Mytilus galloprovincialis.
Corso di studi
BIOLOGIA MARINA
Parole chiave
- biossido di titanio
- carbon black
- cloruro di cadmio
- Nanoremediation
Data inizio appello
12/12/2016
Riassunto (Italiano)
Le nanoparticelle (particelle nelle quali almeno una dimensione risulta inferiore a 100 nm) sono sempre più utilizzate in vari settori produttivi, medici e, ultimamente, impiegate per il risanamento ambientale. Grazie alle loro peculiari caratteristiche chimico-fisiche possono interagire con le altre sostanze con cui vengono in contatto, ed essere impiegate nella bonifica di suoli, sedimenti e acque (sia dolci che salate) contaminati.
L’obiettivo di questa tesi è quello di analizzare la potenziale capacità di alcune nanoparticelle di interagire con un contaminante classico dell’ambiente marino come il cadmio, diminuendone l’effetto cito-genotossico. In particolare, sono stati condotti esperimenti in vitro su biopsie branchiali di Mytilus galloprovincialis. È stata valutata l’interazione tra tre diversi tipi nanoparticelle di biossido di titanio (anatasio Sigma 25 nm; anatasio Degussa composto dal 70% di anatasio, 21 nm; anatasio mesoporoso 14 nm), uno di carbonio (carbon black) e il cadmio, nella forma di CdCl2.
I test utilizzati per la stima del danno genetico e cromosomico sono stati il Comet assay, in grado di evidenziare, nella sua versione alcalina, rotture a singolo e doppio filamento, presenza di siti labili agli alcali; il Diffusion assay, in grado di rilevare l’eventuale presenza di cellule apoptotiche, ed il Cytome assay, per valutare la presenza di cellule micronucleate o altre anomalie a carico del nucleo cellulare. È stato condotto, inoltre, il test del Trypan blue per valutare la vitalità cellulare nelle cellule branchiali.
I risultati preliminari, relativi alle tre forme di nano-TiO2, hanno mostrato una generale tendenza a ridurre il livello di danno al DNA indotto dal CdCl2 nelle co-esposizioni, che nel caso del Sigma e del Degussa è risultato statisticamente significativo. Attualmente sono in corso ulteriori indagini, al fine di valutare se queste polveri possano essere effettivamente candidate adatte per essere applicate nella nanoremediation di ambienti marini contaminati.