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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-11142025-181013


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Autore
FERRARI, REBECCA
URN
etd-11142025-181013
Titolo
LE VALUTAZIONI AMBIENTALI. INQUADRAMENTO E PROFILI PROCEDURALI
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
relatore Frediani, Emiliano
Parole chiave
  • amiente
  • vas
  • via
Data inizio appello
01/12/2025
Consultabilità
Completa
Riassunto
La tesi analizza in modo approfondito il sistema delle valutazioni ambientali nel diritto italiano ed europeo, concentrandosi in particolare sulla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e sulla Valutazione Ambientale Strategica (VAS). L’obiettivo centrale è illustrare l’evoluzione, la funzione e la struttura procedurale di questi strumenti, evidenziando le criticità applicative e i principali sviluppi normativi.
L’elaborato prende avvio dalla definizione della VIA come strumento giuridico finalizzato a valutare in via preventiva gli impatti significativi sull’ambiente derivanti da opere, impianti o interventi programmatici. La VIA rappresenta un passaggio essenziale del diritto amministrativo dell’ambiente, fondato sui principi europei della prevenzione, della precauzione e dello sviluppo sostenibile.
Si colloca nella cornice del Testo Unico dell’Ambiente (d.lgs. 152/2006), che ne fornisce oggi le principali definizioni e articolazioni procedurali. Essa ha finalità molteplici: tutela della salute, conservazione dell’ecosistema, protezione del patrimonio culturale e garanzia di un elevato livello di protezione dell’ambiente.
La VIA viene introdotta nell’ordinamento italiano con la legge 349/1986, istitutiva del Ministero dell’Ambiente, che recepisce la direttiva europea 85/337/CEE. Le prime norme tecniche sul procedimento compaiono nei DPCM del 1988, che disciplinano i contenuti dello Studio di Impatto Ambientale (SIA) e i criteri per il giudizio di compatibilità.
Nel tempo, tuttavia, l’Italia evidenzia numerose difficoltà applicative: ritardi nel recepimento, frammentazione normativa, mancato coordinamento tra livelli di governo e frequenti censure della Corte di Giustizia UE per l’assenza di adeguati screening preliminari.
Una disciplina organica arriva soltanto con il d.lgs. 152/2006, successivamente corretto dai decreti 4/2008 e 128/2010, che ridefiniscono competenze, fasi procedurali e criteri di assoggettabilità, migliorando la coerenza con il quadro europeo.
Nel sistema attuale, la VIA è un procedimento autonomo ma incidentale, destinato cioè a innestarsi nel più ampio iter autorizzativo dell’opera o dell’impianto.
Il provvedimento finale non è un semplice "sì" o "no", ma un atto conformativo, caratterizzato da prescrizioni, misure di mitigazione, compensazioni ed eventuali condizioni operative. Ciò deriva dalla natura della VIA come atto che non solo valuta, ma indirizza il comportamento del proponente in senso ambientalmente compatibile.
La riforma del 2017 introduce il provvedimento unico ambientale, nel quale la VIA può essere assorbita insieme a tutti gli atti autorizzativi ambientali richiesti, con l’obiettivo di semplificare e rendere più efficiente l’iter amministrativo.
Oltre alla decisione finale, assume un ruolo centrale il SIA, che include analisi degli impatti diretti e indiretti, nonché le misure di mitigazione e compensazione. Accanto ad esso, la Sintesi non tecnica serve a garantire la partecipazione informata del pubblico, principio cardine del diritto ambientale europeo e nazionale.
La Valutazione Ambientale Strategica (VAS) differisce dalla VIA per l’oggetto: non opere o impianti, ma piani e programmi. Ha quindi una funzione più "a monte", integrando le considerazioni ambientali nella programmazione pubblica.
La VAS, come la VIA, è parte integrante dell’iter decisionale e si conclude con un parere motivato vincolante, che impone la revisione del piano affinché tenga conto degli esiti della valutazione.
È caratterizzata da una forte connotazione collaborativa tra autorità competente e autorità procedente, e da un ruolo particolarmente rilevante del monitoraggio, necessario per verificare il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità e intervenire qualora emergano impatti non previsti.
La tesi mette in luce i punti di contatto tra VAS e VIA (procedimenti tecnici, incidenza su interessi ambientali primari, centralità della partecipazione) e, al tempo stesso, le differenze funzionali e operative.
Un elemento cruciale del sistema è la verifica di assoggettabilità, che determina se un progetto (VIA) o un piano (VAS) debbano essere sottoposti alla valutazione completa.
Fuori dai casi tassativi in cui la VIA o la VAS sono obbligatorie, è necessario valutare preliminarmente:
Se il progetto possa produrre impatti significativi («an»);
Quanto possa incidere sull’ambiente («quantum»).
Solo nel caso di esito positivo, si procede con la valutazione completa. Ciò consente di applicare le procedure solo quando realmente necessario, rispettando il principio europeo di proporzionalità.
La tesi evidenzia alcune criticità strutturali del sistema italiano:
Frammentazione delle competenze tra Stato e Regioni, con sovrapposizioni, conflitti e ritardi procedurali.
Eccessiva durata delle procedure e eccesso di formalismi che ostacolano l’efficacia delle valutazioni.
Difficoltà di coordinamento tra VIA/VAS e altre autorizzazioni ambientali.
Carente formazione del personale amministrativo e necessità di rafforzare i sistemi di monitoraggio.
Permane inoltre una certa discrezionalità nei processi di screening che, come osservato a livello europeo, può portare a escludere indebitamente alcuni progetti dalla VIA, compromettendo la tutela ambientale.
Dall'analisi complessiva emerge che VIA e VAS sono strumenti indispensabili per bilanciare esigenze di sviluppo economico e tutela ambientale. Essi non operano come meri controlli tecnici, ma come procedure di comparazione e ponderazione degli interessi in gioco, in cui l’ambiente assume un ruolo centrale e qualificato.
La VIA, in particolare, si configura oggi come un giudizio globale che valuta non solo l’impatto dell’opera, ma anche le alternative possibili, inclusa l’“opzione zero” (non realizzare il progetto).
Nonostante i progressi normativi, rimangono criticità operative che richiedono interventi di semplificazione, maggiore coordinamento istituzionale e un più efficace coinvolgimento del pubblico.
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