Tesi etd-11142025-122629 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Autore
QUINTAVALLA, MARTA
URN
etd-11142025-122629
Titolo
Per una riforma delle istituzioni alla luce della tradizione costituzionale italiana. Riflessione critica sul cosiddetto "Premierato"
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
relatore Prof. Campanelli, Giuseppe
Parole chiave
- elezione diretta
- forma di governo
- Premierato
- Premierato non elettivo
- Presidente del Consiglio dei Ministri
- Primo Ministro
- riforma costituzionale
Data inizio appello
01/12/2025
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
01/12/2065
Riassunto
Il presente elaborato si propone l’obbiettivo di offrire un’analisi critica del progetto di riforma costituzionale introduttivo del c.d. “Premierato”, approvato in sede di prima deliberazione dal Senato della Repubblica nel giugno del 2024. Esaminatene le criticità e le contraddizioni, si propone una soluzione riformatrice ad esso alternativa, ritenuta, a giudizio di chi scrive, più adeguata e conforme alla tradizione costituzionale italiana.
Il primo capitolo è inizialmente dedicato ad un approfondimento storico sui momenti salienti del dibattito costituente relativo alla definizione della forma di governo per la Repubblica di recente proclamazione. I lavori della Costituente, segnati da un profondo spirito di compromesso e permeati dall’ispirazione garantista dei Membri dell’Assemblea stessa, condussero all’adozione di una forma di governo parlamentare. In tale cornice, si sviluppò il confronto attorno alla configurazione dell’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, idealmente riconducibile ad una contrapposizione fra principio monocratico e principio collegiale. Il capitolo prosegue offrendo una descrizione della realtà politico-istituzionale concretamente affermatasi nella storia repubblicana, rivelatrice di una forma di governo c.d. a “razionalizzazione debole”. Tale assetto può definirsi quale risultato della mancata introduzione, in sede costituente, di adeguati strumenti di razionalizzazione della forma di governo allora delineata, omissione dalla quale sono derivate talune e significative anomalie rispetto al disegno originario. Tra queste si annoverano: il progressivo rafforzamento del ruolo del Governo nella definizione dell’indirizzo politico e nella produzione normativa, in larga parte realizzatosi mediante un eccessivo ricorso alla decretazione d’urgenza, il pronunciato interventismo del Presidente della Repubblica nella gestione delle crisi politico-istituzionali, nonché i tentativi di superamento dell’impianto istituzionale originario mediante l’adozione di specifici e mirati meccanismi elettorali.
Il secondo capitolo si propone di tracciare una ricostruzione storica del percorso delle riforme istituzionali avanzate a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, con l’intento di mettere in luce come l’esperienza politico-istituzionale italiana abbia manifestato una costante inclinazione dell’intera classe politica a riconsiderare il quadro istituzionale originariamente delineato dai Padri Costituenti. Questa tendenza, sostenuta dallo sforzo politicamente profuso dalle diverse forze politiche succedutesi alla guida del Paese, si è tradotta nell’elaborazione di molteplici e variegate proposte di riforma istituzionale, una cui analisi e valutazione storico-giuridica paiono rendersi utili per una consapevole elaborazione di futuri progetti riformatori, che dei precedenti sappiano cogliere i punti di forza, colmare le carenze e correggere gli errori.
L’analisi del terzo capitolo è interamente dedicata al progetto di riforma costituzionale di cui al disegno di legge n. 935, introduttivo del cosiddetto “Premierato”. A seguito di una puntuale esposizione delle modifiche proposte agli articoli 57, 59, 83, 88, 89, 92 e 94 della Costituzione, l’indagine si concentra sul funzionamento complessivo del meccanismo istituzionale derivante dall’introduzione dell’elezione diretta del Presidente del Consiglio, rivelandone anomalie e criticità. Distinguendosi dalla forma di governo neoparlamentare di matrice duvergeriana, il disegno di legge manifesta, da un lato, contraddizioni significative, quali la previsione di un meccanismo c.d. di “doppia fiducia” e una peculiare applicazione della regola del simul stabunt simul cadent; dall’altro, lascia irrisolti alcuni aspetti cruciali, i quali, pur essendo demandati a regolamentazione futura, richiedono tuttavia un’immediata riflessione. Tra questi, spiccano la definizione di un adeguato sistema elettorale, meramente accennato dalle disposizioni del disegno di legge in termini di princìpi ai quali lo stesso dovrà conformarsi, e l’individuazione di efficaci contrappesi, una cui introduzione si rivela necessaria per assicurare un compiuto rispetto del principio della separazione dei poteri. In conclusione, si solleva un interrogativo di fondo circa l’opportunità di prevedere un meccanismo di elezione diretta del Presidente del Consiglio, il quale, imprimendo rigidità e automatismi all’impianto istituzionale complessivamente considerato, appare difficilmente conciliabile con il complesso e variegato tessuto politico-istituzionale italiano.
Il quarto ed ultimo capitolo si propone di presentare al lettore una proposta alternativa, la quale, attingendo dal contributo di autorevole dottrina, introduce il cosiddetto meccanismo di “Premierato non elettivo”. Tale modello, recependo e cristallizzando la complessa realtà politico-istituzionale italiana emersa nel corso dell’esperienza repubblicana, prevede l’elaborazione di un sistema elettorale capace di conferire al Presidente del Consiglio una legittimazione popolare, escludendo il ricorso al meccanismo dell’elezione diretta, nonché l’adozione di strumenti costituzionali di stabilizzazione del sistema, suggeriti dall’esperienza costituzionale di ordinamenti stranieri. In tale prospettiva, la formula così avanzata si propone quale ipotesi di riforma concreta e realizzabile, capace di coniugare con efficacia esigenze di funzionalità istituzionale alla continuità della tradizione costituzionale italiana.
Il primo capitolo è inizialmente dedicato ad un approfondimento storico sui momenti salienti del dibattito costituente relativo alla definizione della forma di governo per la Repubblica di recente proclamazione. I lavori della Costituente, segnati da un profondo spirito di compromesso e permeati dall’ispirazione garantista dei Membri dell’Assemblea stessa, condussero all’adozione di una forma di governo parlamentare. In tale cornice, si sviluppò il confronto attorno alla configurazione dell’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, idealmente riconducibile ad una contrapposizione fra principio monocratico e principio collegiale. Il capitolo prosegue offrendo una descrizione della realtà politico-istituzionale concretamente affermatasi nella storia repubblicana, rivelatrice di una forma di governo c.d. a “razionalizzazione debole”. Tale assetto può definirsi quale risultato della mancata introduzione, in sede costituente, di adeguati strumenti di razionalizzazione della forma di governo allora delineata, omissione dalla quale sono derivate talune e significative anomalie rispetto al disegno originario. Tra queste si annoverano: il progressivo rafforzamento del ruolo del Governo nella definizione dell’indirizzo politico e nella produzione normativa, in larga parte realizzatosi mediante un eccessivo ricorso alla decretazione d’urgenza, il pronunciato interventismo del Presidente della Repubblica nella gestione delle crisi politico-istituzionali, nonché i tentativi di superamento dell’impianto istituzionale originario mediante l’adozione di specifici e mirati meccanismi elettorali.
Il secondo capitolo si propone di tracciare una ricostruzione storica del percorso delle riforme istituzionali avanzate a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, con l’intento di mettere in luce come l’esperienza politico-istituzionale italiana abbia manifestato una costante inclinazione dell’intera classe politica a riconsiderare il quadro istituzionale originariamente delineato dai Padri Costituenti. Questa tendenza, sostenuta dallo sforzo politicamente profuso dalle diverse forze politiche succedutesi alla guida del Paese, si è tradotta nell’elaborazione di molteplici e variegate proposte di riforma istituzionale, una cui analisi e valutazione storico-giuridica paiono rendersi utili per una consapevole elaborazione di futuri progetti riformatori, che dei precedenti sappiano cogliere i punti di forza, colmare le carenze e correggere gli errori.
L’analisi del terzo capitolo è interamente dedicata al progetto di riforma costituzionale di cui al disegno di legge n. 935, introduttivo del cosiddetto “Premierato”. A seguito di una puntuale esposizione delle modifiche proposte agli articoli 57, 59, 83, 88, 89, 92 e 94 della Costituzione, l’indagine si concentra sul funzionamento complessivo del meccanismo istituzionale derivante dall’introduzione dell’elezione diretta del Presidente del Consiglio, rivelandone anomalie e criticità. Distinguendosi dalla forma di governo neoparlamentare di matrice duvergeriana, il disegno di legge manifesta, da un lato, contraddizioni significative, quali la previsione di un meccanismo c.d. di “doppia fiducia” e una peculiare applicazione della regola del simul stabunt simul cadent; dall’altro, lascia irrisolti alcuni aspetti cruciali, i quali, pur essendo demandati a regolamentazione futura, richiedono tuttavia un’immediata riflessione. Tra questi, spiccano la definizione di un adeguato sistema elettorale, meramente accennato dalle disposizioni del disegno di legge in termini di princìpi ai quali lo stesso dovrà conformarsi, e l’individuazione di efficaci contrappesi, una cui introduzione si rivela necessaria per assicurare un compiuto rispetto del principio della separazione dei poteri. In conclusione, si solleva un interrogativo di fondo circa l’opportunità di prevedere un meccanismo di elezione diretta del Presidente del Consiglio, il quale, imprimendo rigidità e automatismi all’impianto istituzionale complessivamente considerato, appare difficilmente conciliabile con il complesso e variegato tessuto politico-istituzionale italiano.
Il quarto ed ultimo capitolo si propone di presentare al lettore una proposta alternativa, la quale, attingendo dal contributo di autorevole dottrina, introduce il cosiddetto meccanismo di “Premierato non elettivo”. Tale modello, recependo e cristallizzando la complessa realtà politico-istituzionale italiana emersa nel corso dell’esperienza repubblicana, prevede l’elaborazione di un sistema elettorale capace di conferire al Presidente del Consiglio una legittimazione popolare, escludendo il ricorso al meccanismo dell’elezione diretta, nonché l’adozione di strumenti costituzionali di stabilizzazione del sistema, suggeriti dall’esperienza costituzionale di ordinamenti stranieri. In tale prospettiva, la formula così avanzata si propone quale ipotesi di riforma concreta e realizzabile, capace di coniugare con efficacia esigenze di funzionalità istituzionale alla continuità della tradizione costituzionale italiana.
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