Tesi etd-11132025-105903 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Autore
SCIAPI, DILETTA GIORGIA
URN
etd-11132025-105903
Titolo
La fattispecie di atti persecutori: profili empirico-criminologici, dogmatici e politico-criminali
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
relatore Gargani, Alberto
correlatore Venafro, Emma
correlatore Venafro, Emma
Parole chiave
- art. 612 bis c.p.
- atti persecutori
- stalking
Data inizio appello
01/12/2025
Consultabilità
Completa
Riassunto
Il presente elaborato si propone di analizzare i principali profili sociologici, empirico-criminologici, dogmatici e politico-criminali del fenomeno di stalking. L’obiettivo è quello di fornire una lettura complessiva di tale fenomeno, attraverso la trattazione delle problematiche di ordine sostanziale e dei principali aspetti di ordine procedurale.
Tale analisi si rileva particolarmente significativa alla luce della crescente diffusione del fenomeno nella società contemporanea: con cadenza quasi quotidiana, infatti, i mass media riportano nuovi episodi di cronaca relativi a vicende di molestie assillanti, i quali testimoniano un incremento costante di condotte riconducibili a forme di persecuzione reiterata, spesso culminanti in gravi conseguenze per l’incolumità fisica e psichica delle vittime.
Si tratta di un fenomeno nuovo e, al contempo, consuetudine di comportamenti antichi: da un lato, i principali tratti caratteristici della persecuzione – come il pedinamento o gli atteggiamenti di assillo nei confronti delle vittime – sono da sempre aspetti tangibili nella realtà sociale; dall’altro, i comportamenti che oggi costituiscono lo stalking sono stati classificati sotto tale denominazione solo a partire dagli anni Novanta del XX secolo, a seguito di episodi di natura ossessiva-compulsiva perpetrati da fan psichicamente disturbati nei confronti di celebrità dello sport o dello spettacolo (il c.d. star stalking).
Lo stalking, tuttavia, non può essere circoscritto al solo ambito delle relazioni tra celebrità e fan: esso si configura, piuttosto, come un fenomeno ben più ampio e variegato, che si manifesta in contesti relazionali di varia natura: relazioni affettive concluse, rapporti di lavoro, di amicizia o di semplice conoscenza, nonché situazioni in cui lo stalker è del tutto sconosciuto alla vittima.
La diffusione mediatica del termine “stalking” ha contribuito ad attribuire a tale fenomeno la dignità di fenomeno allarmante, evidenziandone la gravità sociale e ponendo le basi per un progressivo riconoscimento normativo. Inoltre, il moltiplicarsi delle denunce e delle decisioni giudiziarie ha evidenziato come la c.d. sindrome del molestatore assillante sia divenuta un problema trasversale, in grado di coinvolgere chiunque.
In termini generali, lo stalking può essere definito come l’insieme di comportamenti ripetuti e intrusivi, finalizzati alla ricerca di contatto o di comunicazione, ovvero al mantenimento di una condizione di sorveglianza o di controllo nei confronti della vittima, la quale risulta infastidita, allarmata o vessata da tali attenzioni non gradite.
Tali comportamenti possono consistere nell’invio di doni, fiori, lettere, messaggi, fino a telefonate o appostamenti: atti che, di per sé, possono apparire nomali o graditi, in quanto rientranti nelle abituali condotte riferite al corteggiamento. Tuttavia, le stesse condotte possono assumere carattere molesto, sgradito o persecutorio se reiterate e in assenza di un chiaro ed inequivocabile consenso (tacito o esplicito) del destinatario, ovvero nonostante un suo esplicito dissenso.
Il fenomeno, pertanto, risulta complesso e variegato nella tipologia di comportamenti posti in essere dallo staker, nel tipo di legame che sussiste tra quest’ultimo e la vittima e nelle motivazioni che innescano la campagna di comportamenti violenti e assillanti, nonchè nella sua dinamica e nelle conseguenze che comporta alle vittime sul piano fisico, psicologico e sociale.
Proprio le differenti situazioni relazionali, le varie modalità di realizzazione delle condotte persecutorie e le conseguenze che tale fenomeno determina nel soggetto offeso, sono oggetto di approfondimento nel primo capitolo di tale elaborato.
All’interno del primo capitolo, inoltre, vengono analizzate le diverse declinazioni del fenomeno dello stalking, tra le quali assumomo rilievo il cyberstalking e lo stalking occupazionale.
Il primo rappresenta una forma di persecuzione che si manifesta tramite un impiego distorto e spregiudicato dei nuovi mezzi di comunicazione e dei social network, i quali offrono nuove e concrete possibilità di azione agli stalker. Lo stalking occupazionale, invece, si caratterizza per il fatto di individuare nel luogo di lavoro l’origine delle motivazioni della catena persecutoria. Diversamente dal mobbing – che si esplica e si esaurisce esclusivamente all’interno dell’ambiente lavorativo –, nel caso dello stalking occupazionale la catena persecutoria prosegue anche al di fuori del luogo di lavoro, invadendo la sfera privata e personale della vittima.
Nel secondo capitolo, in una prospettiva comparatistica, vengono analizzate le soluzioni preventive e repressive adottate dai principali ordinamenti stranieri nei confronti del fenomeno dello stalking, con particolare riguardo alle esperienze di matrice anglossassone – prime, sul piano cronologico, a tipizzare lo stalking come fattispecie autonoma di reato – e alle soluzioni normative adottate dagli altri Paesi europei, quali Germania, Austria, Francia e Spagna.
Il terzo capitolo ha ad oggetto l’evoluzione legislativa che ha condotto alla introduzione dell’art. 612 bis c.p. nel nostro ordinamento penale, evidenziando i limiti degli strumenti di tutela penale antecedenti alla l. 38/2009 e le ragioni politico-criminali che hanno giustificato tale intervento legislativo.
Nel quarto capitolo della trattazione si affronta la disamina dogmatica della fattispecie incriminatrice di cui all’art 612 bis c.p., analizzandone gli elementi costitutivi del reato: in particolare, la condotta del soggetto agente, l’elemento soggettivo e gli eventi di reato.
Una riflessione approfondita è poi dedicata alla problematica individuazione del bene giuridico tutelato - identificato nella libertà morale del soggetto passivo -, alla qualificazione dello stalking come reato d’evento o di pericolo, nonché all’applicazione della clausola di riserva e ai rapporti con le altre fattispecie di reato.
Inoltre, all’interno del medesimo capitolo, vengono esaminate le circostanze aggravanti previste dai commi secondo e terzo dell’art. 612 bis c.p., tenendo conto delle modifiche apportate dalla l. n. 119 del 2013 (di conversione del decreto legge n. 93 del 2013, c.d. legge sul femminicidio).
Infine, il quinto capitolo è dedicato alla analisi dei profili processuali del reato di stalking e delle misure di protezione delle vittime. Il d.l. n. 11/2009, infatti, non si è limitato ad introdurre la fattispecie penale in esame, ma ha anche previsto una tutela differenziata, finalizzata sia alla repressione delle condotte persecutorie, sia alla creazione di strumenti di tutela per le vittime.
Dunque, viene affrontata la questione relativa alla procedibilità del reato di stalking, passando in rassegna i casi di procedibilità a querela rispetto ai casi di procedibilità d’ufficio, e approfondendo le problematiche relative alla irrevocabilità della querela e alla sua revocablità in sede processuale.
Inoltre, in un’ottica di approccio graduale degli interventi nei confronti del possibile stalker, vengono esaminate le misure cautelari – tra cui la nuova misura cautelare del “Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa” di cui all’art. 283 c.p.p. – e le misure sanzionatorio-amministrative, con particolare riguardo all’ammonimento del questore, introdotta dall’art. 8 d.l. n. 11/2009, conv., con modificazioni, in l. n. 38/2009.
Tale analisi si rileva particolarmente significativa alla luce della crescente diffusione del fenomeno nella società contemporanea: con cadenza quasi quotidiana, infatti, i mass media riportano nuovi episodi di cronaca relativi a vicende di molestie assillanti, i quali testimoniano un incremento costante di condotte riconducibili a forme di persecuzione reiterata, spesso culminanti in gravi conseguenze per l’incolumità fisica e psichica delle vittime.
Si tratta di un fenomeno nuovo e, al contempo, consuetudine di comportamenti antichi: da un lato, i principali tratti caratteristici della persecuzione – come il pedinamento o gli atteggiamenti di assillo nei confronti delle vittime – sono da sempre aspetti tangibili nella realtà sociale; dall’altro, i comportamenti che oggi costituiscono lo stalking sono stati classificati sotto tale denominazione solo a partire dagli anni Novanta del XX secolo, a seguito di episodi di natura ossessiva-compulsiva perpetrati da fan psichicamente disturbati nei confronti di celebrità dello sport o dello spettacolo (il c.d. star stalking).
Lo stalking, tuttavia, non può essere circoscritto al solo ambito delle relazioni tra celebrità e fan: esso si configura, piuttosto, come un fenomeno ben più ampio e variegato, che si manifesta in contesti relazionali di varia natura: relazioni affettive concluse, rapporti di lavoro, di amicizia o di semplice conoscenza, nonché situazioni in cui lo stalker è del tutto sconosciuto alla vittima.
La diffusione mediatica del termine “stalking” ha contribuito ad attribuire a tale fenomeno la dignità di fenomeno allarmante, evidenziandone la gravità sociale e ponendo le basi per un progressivo riconoscimento normativo. Inoltre, il moltiplicarsi delle denunce e delle decisioni giudiziarie ha evidenziato come la c.d. sindrome del molestatore assillante sia divenuta un problema trasversale, in grado di coinvolgere chiunque.
In termini generali, lo stalking può essere definito come l’insieme di comportamenti ripetuti e intrusivi, finalizzati alla ricerca di contatto o di comunicazione, ovvero al mantenimento di una condizione di sorveglianza o di controllo nei confronti della vittima, la quale risulta infastidita, allarmata o vessata da tali attenzioni non gradite.
Tali comportamenti possono consistere nell’invio di doni, fiori, lettere, messaggi, fino a telefonate o appostamenti: atti che, di per sé, possono apparire nomali o graditi, in quanto rientranti nelle abituali condotte riferite al corteggiamento. Tuttavia, le stesse condotte possono assumere carattere molesto, sgradito o persecutorio se reiterate e in assenza di un chiaro ed inequivocabile consenso (tacito o esplicito) del destinatario, ovvero nonostante un suo esplicito dissenso.
Il fenomeno, pertanto, risulta complesso e variegato nella tipologia di comportamenti posti in essere dallo staker, nel tipo di legame che sussiste tra quest’ultimo e la vittima e nelle motivazioni che innescano la campagna di comportamenti violenti e assillanti, nonchè nella sua dinamica e nelle conseguenze che comporta alle vittime sul piano fisico, psicologico e sociale.
Proprio le differenti situazioni relazionali, le varie modalità di realizzazione delle condotte persecutorie e le conseguenze che tale fenomeno determina nel soggetto offeso, sono oggetto di approfondimento nel primo capitolo di tale elaborato.
All’interno del primo capitolo, inoltre, vengono analizzate le diverse declinazioni del fenomeno dello stalking, tra le quali assumomo rilievo il cyberstalking e lo stalking occupazionale.
Il primo rappresenta una forma di persecuzione che si manifesta tramite un impiego distorto e spregiudicato dei nuovi mezzi di comunicazione e dei social network, i quali offrono nuove e concrete possibilità di azione agli stalker. Lo stalking occupazionale, invece, si caratterizza per il fatto di individuare nel luogo di lavoro l’origine delle motivazioni della catena persecutoria. Diversamente dal mobbing – che si esplica e si esaurisce esclusivamente all’interno dell’ambiente lavorativo –, nel caso dello stalking occupazionale la catena persecutoria prosegue anche al di fuori del luogo di lavoro, invadendo la sfera privata e personale della vittima.
Nel secondo capitolo, in una prospettiva comparatistica, vengono analizzate le soluzioni preventive e repressive adottate dai principali ordinamenti stranieri nei confronti del fenomeno dello stalking, con particolare riguardo alle esperienze di matrice anglossassone – prime, sul piano cronologico, a tipizzare lo stalking come fattispecie autonoma di reato – e alle soluzioni normative adottate dagli altri Paesi europei, quali Germania, Austria, Francia e Spagna.
Il terzo capitolo ha ad oggetto l’evoluzione legislativa che ha condotto alla introduzione dell’art. 612 bis c.p. nel nostro ordinamento penale, evidenziando i limiti degli strumenti di tutela penale antecedenti alla l. 38/2009 e le ragioni politico-criminali che hanno giustificato tale intervento legislativo.
Nel quarto capitolo della trattazione si affronta la disamina dogmatica della fattispecie incriminatrice di cui all’art 612 bis c.p., analizzandone gli elementi costitutivi del reato: in particolare, la condotta del soggetto agente, l’elemento soggettivo e gli eventi di reato.
Una riflessione approfondita è poi dedicata alla problematica individuazione del bene giuridico tutelato - identificato nella libertà morale del soggetto passivo -, alla qualificazione dello stalking come reato d’evento o di pericolo, nonché all’applicazione della clausola di riserva e ai rapporti con le altre fattispecie di reato.
Inoltre, all’interno del medesimo capitolo, vengono esaminate le circostanze aggravanti previste dai commi secondo e terzo dell’art. 612 bis c.p., tenendo conto delle modifiche apportate dalla l. n. 119 del 2013 (di conversione del decreto legge n. 93 del 2013, c.d. legge sul femminicidio).
Infine, il quinto capitolo è dedicato alla analisi dei profili processuali del reato di stalking e delle misure di protezione delle vittime. Il d.l. n. 11/2009, infatti, non si è limitato ad introdurre la fattispecie penale in esame, ma ha anche previsto una tutela differenziata, finalizzata sia alla repressione delle condotte persecutorie, sia alla creazione di strumenti di tutela per le vittime.
Dunque, viene affrontata la questione relativa alla procedibilità del reato di stalking, passando in rassegna i casi di procedibilità a querela rispetto ai casi di procedibilità d’ufficio, e approfondendo le problematiche relative alla irrevocabilità della querela e alla sua revocablità in sede processuale.
Inoltre, in un’ottica di approccio graduale degli interventi nei confronti del possibile stalker, vengono esaminate le misure cautelari – tra cui la nuova misura cautelare del “Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa” di cui all’art. 283 c.p.p. – e le misure sanzionatorio-amministrative, con particolare riguardo all’ammonimento del questore, introdotta dall’art. 8 d.l. n. 11/2009, conv., con modificazioni, in l. n. 38/2009.
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