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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-11122025-220242


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
LUPI, ANNA
URN
etd-11122025-220242
Titolo
La costruzione del consenso nell’Italia fascista: il corporativismo e la sua rappresentazione attraverso l’Istituto Luce
Dipartimento
SCIENZE POLITICHE
Corso di studi
COMUNICAZIONE D'IMPRESA E POLITICA DELLE RISORSE UMANE
Relatori
relatore Prof. Demarchi, Giacomo
Parole chiave
  • cinegiornali
  • consenso
  • corporativismo
  • fascismo
  • Luce
  • propaganda
  • terza via
Data inizio appello
01/12/2025
Consultabilità
Completa
Riassunto
L’elaborato analizza la relazione tra il corporativismo fascista e la sua rappresentazione cinematografica attraverso l’attività dell’Istituto Luce, con l’obiettivo di mostrare come l’ideologia del regime sia stata tradotta in un linguaggio visivo capace di costruire consenso e identità nazionale. La tesi interpreta il corporativismo non solo come architettura giuridica, ma come immaginario politico e culturale, in cui lavoro, gerarchia e comunità vengono racchiusi in un’unica visione ordinata e totalizzante. L’Istituto Luce viene analizzato come il principale mezzo di mediazione simbolica del regime, in grado di trasformare concetti astratti in immagini persuasive, dove la rappresentazione non solo accompagna la politica, ma la costruisce e la rafforza.
Il primo capitolo ricostruisce la genesi e l’evoluzione del corporativismo, evidenziando come esso sia servito non tanto a risolvere il conflitto sociale, quanto a neutralizzarlo. Attraverso l’analisi della legislazione degli anni Venti e Trenta, emerge come il corporativismo abbia progressivamente sostituito la mediazione politica con la subordinazione delle categorie produttive allo Stato. La forma giuridica corporativa andava a sostituire la rappresentanza politica tradizionale, eliminando il pluralismo e integrando partito, Stato e società civile in un unico corpo organico. Dietro la retorica della collaborazione tra capitale e lavoro si nascondeva un meccanismo di controllo e disciplinamento, volto a eliminare ogni tipo di conflitto sociale e ad assorbire ogni forma di autonomia collettiva. L’analisi dimostra come il corporativismo, pur presentandosi come terza via tra liberalismo e marxismo, si sia configurato soprattutto come meccanismo di accentramento del potere e strumento di controllo sociale.
Il secondo capitolo si concentra sull’Istituto Luce come strumento di propaganda e costruzione del consenso visivo. Viene ricostruita la sua struttura produttiva, la funzione educativa e il ruolo nella creazione di una grammatica dell’immagine coerente con l’ideologia fascista. Il Luce contribuisce a guidare lo sguardo dello spettatore, abituandolo a percepire l’Italia come una comunità armonica, disciplinata e laboriosa, in cui l’ordine e modernità regnano sovrani. In questa prospettiva, il cinema assume il compito di tradurre la dottrina politica in esperienza percettiva e quotidiana.
Il terzo capitolo, nucleo centrale della tesi, analizza comparativamente ventisette cinegiornali sonori del Luce prodotti tra il 1931 e il 1940, individuando quattro pilastri ricorrenti della narrazione corporativa: il lavoro, lo Stato, l’autarchia e la comunità nazionale. Attraverso un approccio storico e semiologico, la ricerca mostra come il corporativismo, più che un modello economico concreto, si affermi come paradigma visivo dell’ordine sociale fascista, dove l’armonia e la gerarchia vengono naturalizzate tramite la ripetizione costante di immagini e suoni.
Le conclusioni della ricerca evidenziano come il corporativismo sia stato un fallimento economico e istituzionale, ma un successo dal punto di vista simbolico e comunicativo. Il suo potere risiedeva nella capacità di rendere percepibile un’ideologia come realtà, cancellando la distanza tra rappresentazione e verità. L’Istituto Luce, in questo senso, rappresentò la più compiuta espressione della trasformazione della politica in spettacolo e della propaganda in forma di conoscenza condivisa. La ricerca si chiude con una riflessione sull’eredità visiva del fascismo e sull’attualità del suo linguaggio, proponendo piste di ricerca comparative e intermediali per misurare la convergenza tra cinema, radio, stampa e gli altri mezzi di comunicazione.
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