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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-11082025-151034


Tipo di tesi
Tesi di laurea specialistica LC6
Autore
BAVIELLO, MARISA LAMBERTONI
URN
etd-11082025-151034
Titolo
Valutazione longitudinale del declino cognitivo e dei biomarcatori plasmatici di neurodegenerazione in un campione di pazienti geriatrici con disturbi psichiatrici
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Relatori
relatore Perugi, Giulio
Parole chiave
  • biomarcatori di neurodegenerazione
  • declino cognitivo
  • demenza
  • dislipidemia
  • disturbi d'ansia
  • disturbi dell'umore
  • Mild Behavioral Impairment
  • neurodegenerazione
Data inizio appello
02/12/2025
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
02/12/2095
Riassunto
Introduzione: Evidenze recenti indicano che i sintomi psichiatrici ad esordio tardivo possono rappresentare marcatori precoci di processi neurodegenerativi. Il Mild Behavioral Impairment (MBI) è stato definito come sindrome clinica caratterizzata dalla comparsa in età avanzata di sintomi neuropsichiatrici persistenti (≥ 6 mesi), non meglio spiegati da diagnosi psichiatriche primarie, e associati a compromissione funzionale. Il MBI è considerato un possibile precursore del declino cognitivo.
Parallelamente, biomarcatori ematici come la tau fosforilata in treonina 217 (p-tau217) e la catena leggera del neurofilamento (NfL) si stanno affermando come strumenti promettenti per la rilevazione precoce della neurodegenerazione, grazie alla loro accessibilità, al basso costo e alla natura minimamente invasiva. La p-tau217 mostra un’elevata specificità per la Malattia di Alzheimer, mentre NfL riflette il danno assonale.
Obiettivi: Valutare il potere predittivo del MBI e dei biomarcatori plasmatici di neurodegenerazione nell’identificazione precoce del rischio di demenza nei pazienti psichiatrici.
Metodo: In questo studio longitudinale sono stati coinvolti 51 anziani (≥ 60 anni) con disturbi dell’umore o d’ansia, non affetti da demenza. I partecipanti sono stati sottoposti a valutazioni psichiatriche, neuropsichiatriche, cognitive e metaboliche, insieme alla misurazione dei livelli plasmatici di NfL e p-tau217 al baseline e dopo un anno di follow-up.
Risultati: I pazienti con MBI hanno mostrato una prevalenza significativamente più alta di dislipidemia (p < 0.001) e una maggiore probabilità di progressione verso la demenza (p = 0.006) rispetto a quelli senza MBI. Nel gruppo con MBI i livelli basali di p-tau217 sono risultati più elevati rispetto al gruppo senza MBI, con una tendenza verso la significatività statistica (p = 0.096), e i livelli di NfL hanno mostrato un aumento significativo al follow-up.
Discussione: Nei pazienti con MBI è emersa una prevalenza significativamente più elevata di dislipidemia rispetto ai soggetti senza MBI, suggerendo che le alterazioni metaboliche possano favorire lo sviluppo della sindrome e aumentare la vulnerabilità ai processi neurodegenerativi. La maggiore probabilità di progressione verso la demenza nel gruppo con MBI rispetto a quello senza MBI conferma il ruolo dell’MBI come possibile precursore clinico del deterioramento cognitivo. Dal punto di vista biologico, i livelli basali di p-tau217 sono risultati tendenzialmente più elevati nei soggetti con MBI rispetto a quelli senza MBI, indicando una possibile associazione tra MBI e processi neurodegenerativi, in linea con la specificità di questo biomarcatore per la Malattia di Alzheimer. Inoltre, l’aumento significativo dei livelli di NfL nei soggetti con MBI rispetto a quelli senza MBI durante il follow-up evidenzia una progressione più rapida del danno neurobiologico, rafforzando l’ipotesi di un declino cognitivo accelerato nei soggetti con MBI.
Conclusioni: Complessivamente, questi risultati supportano la visione del MBI come marcatore precoce delle malattie neurodegenerative, caratterizzato non solo da manifestazioni cliniche ma anche da specifici correlati biologici e metabolici, che ne rafforzano la validità predittiva nel discriminare i soggetti a rischio di decadimento cognitivo. L’integrazione tra valutazioni psichiatriche, neuropsichiatriche, cognitive, monitoraggio metabolico e misurazioni plasmatiche di biomarcatori di neurodegenerazione può essere utile a implementare l’individuazione precoce dei soggetti a rischio di decadimento cognitivo, la stratificazione del rischio, e l’individuazione di target terapeutici, inclusa quella di fattori modificabili come la dislipidemia. Tale strategia, poco costosa e minimamente invasiva, può facilitare interventi tempestivi nelle popolazioni a rischio di declino cognitivo, riducendo la necessità di metodologie diagnostiche più complesse.
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