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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-11052025-115125


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
MASTROGIACOMO, DILETTA
URN
etd-11052025-115125
Titolo
Psicopatologia e memoria: valutazione psico-cognitiva in pazienti psichiatrici
Dipartimento
PATOLOGIA CHIRURGICA, MEDICA, MOLECOLARE E DELL'AREA CRITICA
Corso di studi
PSICOLOGIA CLINICA E SCIENZE COMPORTAMENTALI
Relatori
relatore Prof.ssa Marazziti, Donatella
correlatore Dott. Gurrieri, Riccardo
Parole chiave
  • anxiety disorders
  • bipolar disorder
  • depressive disorders
  • disturbi dell’umore
  • disturbi depressivi
  • disturbi d’ansia
  • disturbi psichiatrici
  • disturbo bipolare
  • disturbo depressivo persistente
  • disturbo di panico
  • disturbo d’ansia generalizzato
  • disturbo d’ansia sociale
  • disturbo ossessivo compulsivo
  • generalized anxiety disorder
  • memoria
  • memory
  • mood disorders
  • obsessive-compulsive disorder
  • panic disorder
  • persistent depressive disorder.
  • psychiatric disorders
  • social anxiety disorder
Data inizio appello
26/11/2025
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
26/11/2095
Riassunto

Le funzioni mnesiche rappresentano un aspetto fondamentale dei processi cognitivi, influenzando in modo significativo la regolazione emotiva, le scelte e le capacità di adattamento. Alterazioni nei processi di memoria si riscontrano comunemente in numerosi disturbi psicopatologici. L’interesse scientifico verso il legame tra funzioni mnesiche e psichiatria è consolidato e le ricerche mostrano infatti che le diverse componenti della memoria possono presentare gradi differenti di compromissione in base alla specificità del disturbo clinico considerato. Tuttavia, le evidenze empiriche disponibili non delineano ancora un quadro unitario e definitivo. Il presente studio ha avuto l’obiettivo di indagare le relazioni tra funzioni mnesiche e disturbi psicopatologici, con particolare attenzione ai disturbi dell’umore, ai disturbi d’ansia e al disturbo ossessivo-compulsivo. È stata, inoltre, esaminata l’associazione tra difficoltà mnesiche e variabili socio-demografiche, cliniche, e farmacologiche. Il campione era costituito da 92 pazienti psichiatrici ambulatoriali (46 uomini, 46 donne, età media + DS 30.42 +10.96 anni, con disturbi dell’area ansioso-depressiva e ossessivo-compulsiva, secondo il DSM-5TR, e sottoposti a una valutazione neuropsicologica tramite il Test delle 15 Parole di Rey, il Digit Span Forward e Backward, il compito di Memoria con Interferenza (numero di lettere e posizioni corrette a 10 e 30 secondi), e il Prospective and Retrospective Memory Questionnaire (PMRQ). I soggetti con disturbo bipolare presentavano una vulnerabilità selettiva nella memoria verbale episodica, suggerendo una compromissione dei processi di codifica e consolidamento, mentre i pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo mostravano un profilo cognitivo più conservato, con prestazioni superiori nella memoria di lavoro immediata e una percezione soggettiva di efficienza mnesica più elevata. Nei disturbi depressivi, si osservava un pattern opposto, caratterizzato da prestazioni inferiori nei test di memoria verbale e da maggiori difficoltà percepite, coerenti con un profilo di rallentamento cognitivo e ridotta autostima metacognitiva. Nei disturbi d’ansia, invece, la memoria risultava globalmente preservata, con performance nella norma, ma con una tendenza a sovrastimare le difficoltà soggettive, probabilmente legata a ipervigilanza e bias attentivi. Le analisi bivariate (Mann–Whitney U, Kruskal–Wallis) hanno evidenziato alcune differenze significative in base al sesso e alle classi di psicofarmaci. Gli uomini hanno mostrato punteggi superiori nel Digit Span Forward rispetto alle donne, indicando una migliore memoria di lavoro uditiva immediata. Tra le variabili farmacologiche, l’assunzione di antidepressivi SSRI e SNRI era associata a pattern cognitivi non univoci, mentre il trattamento con antipsicotici di seconda generazione ha mostrato un effetto negativo sulla memoria verbale a lungo termine (RAVLT). In modo inaspettato, i soggetti in trattamento con benzodiazepine hanno riportato migliori prestazioni in prove di memoria a breve termine e memoria di lavoro, risultato interpretabile come effetto indiretto del controllo dell’ansia sulla performance cognitiva. Le analisi multivariate hanno confermato che la scolarità rappresenta il predittore più stabile e significativo della performance cognitiva, indipendentemente da età, genere e carico farmacologico. Nel complesso, i risultati suggeriscono che le differenze interindividuali nel funzionamento cognitivo, dunque, possano derivare dall’interazione tra fattori educativi, clinici e farmacologici. A livello di gruppo, le funzioni mnesiche dei pazienti osservati risultano generalmente preservate, con performance nel RAVLT, Digit Span e memoria con interferenza superiori ai cut-off di riferimento e punteggi del PMRQ compatibili con un funzionamento quotidiano nella norma. La scolarità emerge come il predittore più stabile delle prestazioni cognitive, associandosi a migliori risultati in memoria verbale, memoria di lavoro e compiti con interferenza, nonché a una percezione soggettiva più accurata delle proprie capacità mnesiche. I dati evidenziano, inoltre, effetti specifici di fattori clinici e farmacologici: il disturbo bipolare e l’uso di antipsicotici atipici si associano a ridotte prestazioni nella memoria verbale episodica, mentre SSRI e benzodiazepine mostrano effetti selettivi più complessi, probabilmente mediati da stabilizzazione affettiva o controllo dell’ansia. Differenze tra gruppi diagnostici e occupazionali suggeriscono che profili cognitivi più conservati si riscontrano nei soggetti con disturbo ossessivo-compulsivo e nei lavoratori rispetto a pazienti con disturbi dell’umore o studenti, evidenziando il ruolo combinato di fattori clinici, esperienze quotidiane e riserva cognitiva. L’analisi multivariata, PCA e clustering confermano l’esistenza di due profili principali: un profilo conservato con buona efficienza mnesica e percezione realistica delle proprie capacità, e un profilo inefficiente, caratterizzato da deficit oggettivi e percezione soggettiva di difficoltà elevate. Questi dati sottolineano l’importanza della scolarità e del tipo di disturbo psichiatrico nella modulazione delle prestazioni cognitive e supportano approcci personalizzati alla valutazione neuropsicologica in contesti clinici eterogenei.
Memory functions represent a fundamental component of cognitive functioning, significantly influencing emotional regulation, decision-making processes, and adaptive skills. Alterations in memory processes are commonly observed across a wide range of psychopathological conditions. Scientific interest in the relationship between memory functions and psychiatry is well established and available data indicate that the different components of memory may show varying degrees of impairment depending on the specific clinical disorder. However, current empirical evidence does not yet provide a unified or definitive framework. The present study aimed to investigate the relationships between memory functions and psychopathological disorders, with particular attention to mood disorders, anxiety disorders, and obsessive-compulsive disorder (OCD). Moreover, the association between memory difficulties and clinical, pharmacological, and sociodemographic variables was examined. The sample consisted of 92 outpatients (46 men, 46 women; mean age ± SD = 30.42 ± 10.96 years) suffering from anxiety or mood disordsrs, according to DSM-5TR criteria. They underwent a neuropsychological assessment including the Rey Auditory Verbal Learning Test (RAVLT), Digit Span Forward and Backward, the Interference Memory Task (accuracy of letter–position recall at 10 and 30 seconds) and the Prospective and Retrospective Memory Questionnaire (PRMQ). Patients with bipolar disorder showed specific difficulties in episodic verbal memory, suggesting problems with learning and storing new information. In contrast, patients with obsessive–compulsive disorder showed a generally preserved cognitive profile, with better immediate working memory and a higher sense of memory efficiency. Those with depressive disorders showed the opposite pattern, with poorer results on verbal memory tests and greater perceived difficulties, consistent with slower thinking and lower confidence in their cognitive abilities. In anxiety disorders, memory appeared largely intact, with average test scores but a tendency to overestimate difficulties, possibly due to hypervigilance and attention biases. Bivariate analyses (Mann–Whitney U, Kruskal–Wallis) showed significant differences based on sex and medication use. Men scored higher on the Digit Span Forward test, indicating better immediate working memory. Among pharmacological factors, SSRI and SNRI antidepressants were linked to mixed cognitive patterns, while second-generation antipsychotics were associated with poorer long-term verbal memory (RAVLT). Interestingly, participants taking benzodiazepines performed better on short-term and working memory tasks, possibly due to reduced anxiety improving concentration. Multivariate analyses confirmed that education was the strongest and most consistent predictor of cognitive performance, regardless of age, gender, or medication. Taken together, the present findings suggest that differences in cognitive functioning depend on a combination of educational, clinical, and pharmacological factors. On average, memory functions were generally preserved, with RAVLT, Digit Span, and Interference Memory scores above normative cut-offs, and PRMQ results consistent with normal everyday functioning. Education emerged as the most important predictor of performance, being linked to better results in verbal and working memory tasks and to a more accurate perception of one’s memory abilities. The study also highlighted specific effects of clinical and pharmacological variables: bipolar disorder and the use of atypical antipsychotics were linked to poorer episodic verbal memory, while SSRI and benzodiazepine use showed more complex selective effects, possibly related to mood stabilization or anxiety reduction. Differences across diagnostic and occupational groups showed that individuals with OCD and those who were employed had more preserved cognitive profiles compared to people with mood disorders or students. This emphasizes the joint influence of clinical condition, daily experience, and cognitive reserve. Multivariate, PCA, and clustering analyses identified two main cognitive profiles: Preserved profile – good memory efficiency and realistic self-perception. Inefficient profile – objective memory difficulties and a subjective sense of high effort or difficulty. These results highlight the key role of education and psychiatric diagnosis in shaping cognitive performance and support the need for personalized neuropsychological assessments in diverse clinical populations.
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