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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-11042025-221107


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
MARTIN URENA, MARIA SOLEDAD
URN
etd-11042025-221107
Titolo
Play Therapy nel contesto pediatrico ospedaliero
Dipartimento
PATOLOGIA CHIRURGICA, MEDICA, MOLECOLARE E DELL'AREA CRITICA
Corso di studi
PSICOLOGIA CLINICA E SCIENZE COMPORTAMENTALI
Relatori
relatore Dott. Bongioanni, Paolo
correlatore Prof. Ghinassi, Simon
Parole chiave
  • anxiety reduction
  • child-centered therapy
  • clinical play interventions
  • hospital stress
  • pediatric hospitalization
  • play therapy
  • psychological well-being
  • psychosocial support
Data inizio appello
26/11/2025
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
26/11/2095
Riassunto
La presente tesi propone un’analisi approfondita della Play Therapy nel contesto pediatrico ospedaliero, con l’obiettivo di delinearne i fondamenti teorici, le applicazioni cliniche e il contributo al benessere psico-emotivo dei bambini ricoverati. Attraverso una revisione critica della letteratura nazionale e internazionale, il lavoro intende evidenziare come il gioco terapeutico rappresenti non solo un’attività di supporto, ma un intervento strutturato, scientificamente fondato e funzionale alla promozione dell’adattamento psicologico in situazioni caratterizzate da elevata vulnerabilità.
L’ospedalizzazione costituisce, per il bambino, un evento potenzialmente stressante e disorganizzante. Le procedure mediche, l’ambiente estraneo, l’interruzione delle routine quotidiane e la separazione dalle principali figure di riferimento configurano un insieme di fattori che possono generare risposte emotive intense, quali ansia, paura, senso di impotenza e, nei casi più critici, esperienze connotate da elementi traumatici. Considerata la limitata capacità di verbalizzazione tipica dell’età evolutiva, tali vissuti rischiano di rimanere inespressi o non adeguatamente elaborati, incidendo negativamente sulla stabilità emotiva e sul decorso clinico. In questo quadro, il gioco assume una funzione epistemica e comunicativa imprescindibile: esso permette al bambino di esprimere contenuti interni complessi mediante codici simbolici, favorendo così una comprensione attiva dell’esperienza ospedaliera.
La Play Therapy, definita come intervento terapeutico basato sull’uso intenzionale del gioco all’interno di una relazione clinica strutturata, si radica in tradizioni teoriche diversificate (dalla psicoanalisi infantile agli approcci umanistici, fino ai modelli cognitivi-comportamentali) che ne hanno progressivamente precisato obiettivi, tecniche e modalità applicative. L’efficacia della Play Therapy nel favorire l’autoregolazione emotiva, la resilienza, le competenze di coping e la riduzione dei sintomi ansiosi è stata ampiamente documentata e riconosciuta nelle principali linee guida internazionali.
In ambito ospedaliero, la Play Therapy svolge funzioni molteplici e complementari. Essa consente una significativa riduzione dello stress legato alle procedure mediche, facilitando la familiarizzazione con l’ambiente sanitario attraverso rappresentazioni simboliche e attività di simulazione che restituiscono al bambino un senso di controllo su ciò che lo circonda. Inoltre, riveste un ruolo centrale nell’elaborazione dei vissuti potenzialmente traumatici: attraverso il gioco di ruolo, la narrazione e l’espressione simbolica, il bambino può integrare l’esperienza ospedaliera all’interno di una cornice narrativa coerente, riducendo il rischio di sviluppare sintomatologie post-traumatiche. La Play Therapy risulta efficace anche nella modulazione della percezione del dolore, grazie ai meccanismi di distrazione cognitiva e di ristrutturazione attentiva che contribuiscono a ridurne l’intensità percepita.
Le applicazioni cliniche variano in funzione del reparto: in oncologia pediatrica il gioco facilita l’elaborazione dei vissuti legati alla malattia e ai trattamenti; in terapia intensiva contribuisce alla desensibilizzazione rispetto a un contesto fortemente medicalizzato; nei percorsi riabilitativi incrementa la motivazione e sostiene la partecipazione attiva alle attività terapeutiche. In tutti i contesti emerge la rilevanza del coinvolgimento della famiglia, elemento determinante per la continuità dell’intervento e il sostegno emotivo del bambino.
Permangono tuttavia criticità legate alla piena implementazione della Play Therapy, tra cui la carenza di spazi dedicati, la limitata disponibilità di personale adeguatamente formato e resistenze culturali che tendono a ridurre il gioco a mera attività ricreativa. La tesi sottolinea invece la necessità di riconoscere il gioco non solo come un diritto del bambino, ma come un intervento clinico Evidenze – Based, capace di umanizzare le cure, migliorare la qualità dell’esperienza ospedaliera e promuovere il benessere psicologico del bambino. In quest’ottica, si auspica un investimento strutturale e formativo che renda la Play Therapy un elemento stabile e qualificato dei percorsi di cura pediatrici.
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