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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-10282025-084820


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
GRAGNOLI, VIRGINIA
URN
etd-10282025-084820
Titolo
Obesità, alterazione del gusto, impatto sulle scelte alimentari: il ruolo del nutrizionista.
Dipartimento
FARMACIA
Corso di studi
SCIENZE DELLA NUTRIZIONE UMANA
Relatori
relatore Testai, Lara
correlatore Venturi, Francesca
Parole chiave
  • alterazione del gusto
  • obesità
  • scelte alimentari
Data inizio appello
12/11/2025
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
12/11/2065
Riassunto
La tesi si apre collocando il problema dell’obesità nel contesto epidemiologico e patologico contemporaneo: condizione cronica multifattoriale, con impatti metabolici, cardiovascolari, respiratori, gastrointestinali e oncologici. Vengono richiamati i determinanti genetici, ambientali, metabolici e comportamentali (es. microbiota, squilibri energetici, stress e patologie endocrine) e sottolineata l’importanza di distinguere massa grassa e massa magra per valutare il rischio e la qualità del dimagrimento. L’obesità è presentata non solo come accumulo adiposo ma come condizione di infiammazione metabolica che altera la fisiologia sistemica.
La seconda parte affronta la fisiologia del gusto: definizione delle modalità gustative (dolce, salato, acido, amaro, umami e il ruolo emergente del “gusto per i grassi”), anatomia delle papille e dei calici gustativi, tipi cellulari recettoriali e vie afferenti (nervi VII, IX, X) fino all’elaborazione corticale (insula, opercolo, corteccia orbitofrontale). Viene spiegato il modello di codifica sensoriale (modello a linea etichettata vs. codifica combinatoria) e il ruolo dell’integrazione multisensoriale (olfatto, tatto orale, vista) nel formare la percezione del sapore. Importante è il richiamo al dialogo tra segnali sensoriali e circuiti limbici/mesolimbici che mediano la componente edonica del cibo.
Segue una sezione dedicata specificamente alle alterazioni della percezione gustativa nell’obesità. Numerosi studi mostrano che soggetti obesi presentano soglie gustative elevate per dolce, grasso e umami accompagnata da attenuazione dell’attivazione dei circuiti della ricompensa (nucleus accumbens, corteccia orbitofrontale). Questo quadro favorirebbe l’assunzione di cibi ad alta densità energetica per raggiungere la stessa gratificazione, generando un circolo vizioso che mantiene o peggiora l’eccesso ponderale. Si discutono sia meccanismi periferici (infiammazione delle papille, alterata espressione recettoriale) sia centrali (disfunzione dopaminergica).
La tesi dedica ampio spazio agli interventi farmacologici anti-obesità, con attenzione particolare agli agonisti del recettore GLP-1 (liraglutide, semaglutide) e ai nuovi agonisti duali (tirzepatide). Questi farmaci, oltre a ridurre l’appetito e rallentare lo svuotamento gastrico, sembrano modulare le preferenze alimentari e, potenzialmente, la percezione gustativa. Viene evidenziato come la farmacoterapia possa agire su tre livelli: fisiologico (sazietà), comportamentale (riduzione del craving per cibi iperpalatabili) e — in via ancora non del tutto chiarita — sensoriale (modifiche oggettive o soggettive del gusto).
Sulle evidenze specifiche relative ai GLP-1, la tesi riporta risultati eterogenei: trial controllati recenti mostrano in alcuni casi miglioramento della sensibilità per qualità gustative multiple e modificazioni nell’espressione genica dei tessuti gustativi e nella risposta cerebrale a stimoli dolci, suggerendo un possibile effetto diretto periferico e centrale. Al contrario, studi osservazionali real-world segnalano ipogeusia o disgeusia in una parte dei pazienti trattati cronicamente, con riduzioni oggettive della sensibilità misurate tramite batterie psicofisiche come il WETT®. Le discrepanze sono attribuite a variabili quali durata e dose del trattamento, metodologia di misurazione (soggettiva vs. oggettiva) e caratteristiche individuali (età, sesso, stato metabolico).
La sezione sulle implicazioni nutrizionali analizza come i cambiamenti indotti dalla terapia possano influenzare la qualità e la varietà della dieta. Si sottolineano due potenziali scenari opposti: 1) la ridotta attrattiva per alimenti iperpalatabili può facilitare il passaggio verso scelte più salutari e migliorare l’aderenza a regimi nutrizionali; 2) l’insorgenza di nausea, sazietà precoce o alterazioni sensoriali possono ridurre l’apporto energetico e proteico, esponendo a rischio di carenze, perdita eccessiva di massa magra o monotonia alimentare. Pertanto, il ruolo del nutrizionista è ritenuto cruciale per adattare i piani alimentari (pasti frazionati, densità proteica, integrazione micronutrienti, monitoraggio della massa magra) e per sostenere la compliance a lungo termine.
Nella discussione finale la tesi sintetizza i principali risultati: obesità e gusto sono strettamente correlati; i GLP-1 agonisti mostrano potenzialità nel rimodulare preferenze e appetito ma gli effetti sensoriali restano non univoci. Vengono così messi in luce i limiti metodologici della letteratura (uso prevalente di questionari soggettivi, scarsità di test gustativi pre/post standardizzati, carenza di studi longitudinali sulla composizione corporea e qualità del dimagrimento) e fatte raccomandazioni per ricerche future: studi pre-post con test gustativi validati, integrazione con neuroimaging funzionale, monitoraggio DEXA/bioimpedenziometria e approcci multidisciplinari che includano educazione nutrizionale e supporto psicologico.
Conclusione pratica: la tesi propone che l’integrazione tra farmacologia (GLP-1 agonisti), intervento nutrizionale personalizzato e supporto comportamentale rappresenti la strategia più promettente per trattare l’obesità in modo efficace e sostenibile; tuttavia, per ottimizzare l’approccio è necessario chiarire meglio se e come i farmaci influenzino la percezione gustativa, poiché questo influisce direttamente sulle scelte alimentari e sui rischi nutrizionali connessi al trattamento.
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