Tesi etd-10122026-110917 |
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Tipo di tesi
Elaborati finali per laurea triennale
Autore
CIOLI, LISA
URN
etd-10122026-110917
Titolo
Integratori alimentari come coadiuvanti nel trattamento del disturbo da deficit dell'attenzione, iperattività e impulsività
Dipartimento
FARMACIA
Corso di studi
SCIENZE DEI PRODOTTI ERBORISTICI E DELLA SALUTE
Relatori
.
relatore Prof.ssa Rapposelli, Simona
relatore Prof.ssa Braca, Alessandra
relatore Prof.ssa Braca, Alessandra
Parole chiave
- adhd
- crocus sativus
- deficit dell'attenzione
- ginkgo
- ginkgo biloba
- oligoelementi
- omega 3
- pino marittimo
- vitamina d
- zafferano
Data inizio appello
07/10/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Il disturbo da deficit dell’attenzione, iperattività/impulsività (ADHD), è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato dalla presenza di una disregolazione a livello dell’attenzione, dell’iperattività (fisica e/o mentale) e dell’impulsività rilevabile sia nell’infanzia (3-8% dei bambini al mondo) che in età adulta (circa 2.5% della popolazione mondiale), il quale possiede un’ereditarietà genetica di circa il 70% anche se, nonostante non vi siano evidenze ufficiali a riguardo, si presume incidano anche fattori ambientali. Nelle disfunzioni alla base dell’ADHD si ritiene che sia predominante il coinvolgimento delle monoammine in particolare di dopamina, serotonina e noradrenalina; è infatti noto che, i farmaci di elezione per tale disturbo (es.
metilfenidato, amfetamine, atomoxetina etc.) agiscano proprio a livello dei sistemi dopaminergico, noradrenergico e serotoninergico, incrementando in maniera diretta e/o indiretta i livelli di tali neurotrasmettitori nelle regioni cerebrali. Nonostante l’utilizzo di tali farmaci rappresenti il trattamento di elezione, vi è un 20-40% di soggetti non responsivi ed un 30-60% di bambini che manifesta effetti avversi quali: aumento pressorio, mal di testa, disturbi del sonno, riduzione dell’appetito etc. Per tale motivo, nel tempo, sia i genitori che il personale sanitario hanno manifestato la necessità di rilevare approcci alternativi e multimodali portando, dal 2022 al 2024, ad un incremento del 70% nell’utilizzo di rimedi quali psicoeducazione, terapia cognitivocomportamentale, yoga, mindfulness, esercizio fisico etc.
Dato il crescente interesse riscontrato, i ricercatori hanno incentrato i loro studi sulla rilevazione di strategie alternative, le quali prevedono l’utilizzo di integratori alimentari a base di omega-3, oligoelementi (rame, ferro, zinco etc.) e vitamina D, sostanze delle quali sono state talvolta documentate alterazioni nei livelli basali. Non sono mancati poi gli studi nei confronti di estratti vegetali che spaziano dai cianobatteri come l’Aphanizomenon flos-aquae (L.) Ralfs ex Bornet & Flahault, agli organismi vegetali più arcaici come il Ginkgo biloba L., a quelli noti ai più per il loro uso alimentare come nel caso dello zafferano (Crocus sativus L.), fino ad arrivare a molecole estratte a partire da organismi vegetali ai quali quotidianamente vengono imputati unicamente scopi ornamentali come nel caso del Pinus pinaster Aiton. (pino mediterraneo francese) dal quale si ottiene il picnogenolo. Per tutti i trattamenti appena indicati, sono stati rilevati risultati promettenti seppur preliminari in quanto sono emersi, in maniera talvolta significativa, dei miglioramenti sostanziali nei confronti della sintomatologia dell’ADHD sia in termini di iperattività/impulsività che inattentività. Gli studi in analisi hanno evidenziato chiaramente dei limiti relativi al numero di soggetti in studio, alla durata del trattamento e, talvolta, alla mancanza della presenza di un placebo, per cui, si ritiene che siano necessari ulteriori studi di approfondimento in modo da garantire alternative solide, reali e sicure per tutti coloro i quali rientrano nella condizione di disturbo da deficit dell’attenzione, iperattività e impulsività.
metilfenidato, amfetamine, atomoxetina etc.) agiscano proprio a livello dei sistemi dopaminergico, noradrenergico e serotoninergico, incrementando in maniera diretta e/o indiretta i livelli di tali neurotrasmettitori nelle regioni cerebrali. Nonostante l’utilizzo di tali farmaci rappresenti il trattamento di elezione, vi è un 20-40% di soggetti non responsivi ed un 30-60% di bambini che manifesta effetti avversi quali: aumento pressorio, mal di testa, disturbi del sonno, riduzione dell’appetito etc. Per tale motivo, nel tempo, sia i genitori che il personale sanitario hanno manifestato la necessità di rilevare approcci alternativi e multimodali portando, dal 2022 al 2024, ad un incremento del 70% nell’utilizzo di rimedi quali psicoeducazione, terapia cognitivocomportamentale, yoga, mindfulness, esercizio fisico etc.
Dato il crescente interesse riscontrato, i ricercatori hanno incentrato i loro studi sulla rilevazione di strategie alternative, le quali prevedono l’utilizzo di integratori alimentari a base di omega-3, oligoelementi (rame, ferro, zinco etc.) e vitamina D, sostanze delle quali sono state talvolta documentate alterazioni nei livelli basali. Non sono mancati poi gli studi nei confronti di estratti vegetali che spaziano dai cianobatteri come l’Aphanizomenon flos-aquae (L.) Ralfs ex Bornet & Flahault, agli organismi vegetali più arcaici come il Ginkgo biloba L., a quelli noti ai più per il loro uso alimentare come nel caso dello zafferano (Crocus sativus L.), fino ad arrivare a molecole estratte a partire da organismi vegetali ai quali quotidianamente vengono imputati unicamente scopi ornamentali come nel caso del Pinus pinaster Aiton. (pino mediterraneo francese) dal quale si ottiene il picnogenolo. Per tutti i trattamenti appena indicati, sono stati rilevati risultati promettenti seppur preliminari in quanto sono emersi, in maniera talvolta significativa, dei miglioramenti sostanziali nei confronti della sintomatologia dell’ADHD sia in termini di iperattività/impulsività che inattentività. Gli studi in analisi hanno evidenziato chiaramente dei limiti relativi al numero di soggetti in studio, alla durata del trattamento e, talvolta, alla mancanza della presenza di un placebo, per cui, si ritiene che siano necessari ulteriori studi di approfondimento in modo da garantire alternative solide, reali e sicure per tutti coloro i quali rientrano nella condizione di disturbo da deficit dell’attenzione, iperattività e impulsività.
File
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| TESI_LISA_CIOLI.pdf | 1.72 Mb |
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