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Tesi etd-09212017-175916


Thesis type
Tesi di dottorato di ricerca
Author
COIRO, ANTONIO
URN
etd-09212017-175916
Title
Forme del romanzo contemporaneo. Bolaño, DeLillo, Littell, Siti
Settore scientifico disciplinare
L-FIL-LET/14
Corso di studi
FILOLOGIA, LETTERATURA E LINGUISTICA
Commissione
tutor Prof. Donnarumma, Raffaele
Parole chiave
  • romanzo contemporaneo
  • teoria del romanzo
  • postmoderno
Data inizio appello
27/10/2017;
Consultabilità
parziale
Data di rilascio
27/10/2020
Riassunto analitico
L’obiettivo della tesi è tracciare un percorso nel campo del romanzo contemporaneo attraverso la lettura di quattro opere: Underworld (1997) di Don DeLillo, 2666 (2003) di Roberto Bolaño, Les Bienveillantes (2006) di Jonathan Littell e Troppi paradisi (2006) di Walter Siti. L’ipotesi alla base della ricerca è che attraverso le traiettorie letterarie dei quattro autori si possano osservare i sintomi di un cambiamento più ampio del campo letterario contemporaneo, che vede il progressivo esaurimento di poetiche legate al postmodernismo letterario (nella cui definizione convergono le diverse prospettive di McHale 1987, Hutcheon 1988, Fokkema 1991, Faris-Zamora 1995), nel suo versante ortodosso (postmodernism nordamericano), in quello del real maravilloso latinamericano degli anni Quaranta e Cinquanta, in quello più ampio delle scritture concentrate sulla dimensione metaletteraria e autoriflessiva. <br>Nel capitolo introduttivo vengono delineate le principali tendenze della narrativa tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta del Novecento (ricostruite attraverso Moretti 2002, Brenkman 2002, Mazzoni 2011, Casadei 2014); vengono definite le categorie di postmodernism, real maravilloso e nouveau roman; viene infine avanzata l’ipotesi che una delle categorie che subiscono maggiori modifiche durante questa stagione sia quella del personaggio (cfr. Fokkema 1991, Stara 2004). Si procede poi a delineare un primo livello di differenze che distingue i romanzi di DeLillo, Siti, Bolaño e Littell dalle tre linee romanzesche descritte: in queste opere, da un lato si può osservare un processo di emancipazione dalle tendenze precedenti; dall’altro, si impone un processo di scrittura che abbandona la logica del nuovo tipicamente avanguardistica e sperimentale e punta ad una ricombinazione di strumenti e dispositivi provenienti da diverse stagioni letterarie. Underworld, 2666, Troppi paradisi e Les Bienveillantes vengono considerati, dunque, come testi paradigmatici di tendenze generali della narrativa di fine secolo, in un quadro che comprende romanzi usciti dagli anni Novanta in poi (autori: Roth, St. Aubyn, Cunningham, Coetzee, Tellkamp, Ernaux, Houellebecq) e vede l’usura di quei concetti teorici forgiati durante la stagione del postmodernism e del real maravilloso e l’introduzione di categorie teoriche in parte inedite (world literature, global novel, autofiction). <br>I successivi quattro capitoli della tesi sono dedicati ad un’analisi puntuale e ravvicinata delle quattro opere: dal commento di singoli passaggi testuali, si arriva all’isolamento delle principali forme e strutture attive nel testo e, infine, ad un’interpretazione complessiva che consideri gli aspetti tematico-simbolici del testo e la sua relazione con il tempo contemporaneo. Il primo interesse della ricerca consiste nella descrizione di alcuni dispositivi formali della narrativa contemporanea e nell’analisi del rapporto di questi con il concetto di innovazione; tuttavia, a questo livello di analisi formale viene affiancata una costante riflessione sul rapporto tra etica e narrativa, soprattutto attraverso la specifica declinazione del genere romanzo che ognuno dei quattro autori propone. Quali universi morali e percettivi, eclissati dalle altre forme estetiche, può aprire oggi il romanzo? Questa sembra essere la domanda che attraversa le produzioni degli autori considerati, anche nel caso di un autore come Bolaño che, a differenza degli altri tre, non propone una concezione forte di ‘romanzo’, preferendo parlare piuttosto di letteratura in senso lato. <br>Nelle Benevole viene analizza la disinvolta combinazione di dispositivi tipici del «roman mimétique» (Godard 2006) con altri appartenenti alla narrativa modernista (dal romanzo-saggio al metodo mitico) e ad un immaginario estetico specificamente contemporaneo (ad es.: uso del kitsch e di moduli narrativi che afferiscono alla visività cinematografica), viene inoltre sottolineato il superamento di Littell di tutte quelle logiche narrative nella raprresentazione della Storia che Hutcheon aveva riunito, negli anni Ottanta, sotto l’etichetta di historiographic metafiction. <br>Il terzo capitolo è dedicato all’analisi di Underworld di Don DeLillo. Il romanzo viene indagato nel suo legame con la tradizione delle megafiction postmoderniste (McHale 2016) rispetto a due assi principali: rappresentazione della storia collettiva (il testo di confronto è Libra dello stesso autore), storia e crisi dell’immaginazione paranoica (testo di confronto: The Crying of Lot 49 di Pynchon). Viene poi approfondita la linea tematica che, nel romanzo, lega arte visiva e narrazione; nell’ultima parte del capitolo, vengono individuati alcuni specifici dispositivi formali, già usati da alcuni narratori modernisti (Woolf, Lawrence e James), attraverso i quali DeLillo dà forma ad una concezione di romanzo come congegno che continuamente mette in crisi la normalizzazione dello statuto delle immagini nel tardo capitalismo.<br>Il quarto capitolo è dedicato a Troppi paradisi, e più in generale alla trilogia Il dio impossibile di Walter Siti. Viene introdotto e storicizzato il concetto di autofiction; viene analizzato poi nei suoi legami con lo specifico progetto romanzesco di Siti, le cui tracce sono disseminate, in pari grado, tra opere saggistiche e opere narrative. Viene dunque considerata la peculiare declinazione del saggismo nella trilogia e i suoi legami con le forme del romanzo-saggio modernista (Svevo, Musil, Proust). <br>Il quinto capitolo è dedicato a 2666 di Roberto Bolaño: viene introdotto il concetto di «palinsesto totale» per indicare la struttura intertestuale che attraversa l’intera opera dell’autore cileno. Viene analizzato il rapporto della narrativa di Bolaño con l’opera di Borges, con la narrativa del real maravilloso latinamericano e con la cosiddetta stagione del post-Boom che fa seguito a questa. Dopo un’analisi dello statuto dei personaggi di 2666 (in cui si incrociano i concetti di ‘racconto di vita’ e ‘traiettoria’, già di Bourdieu), il capitolo si chiude con un confronto tra le forme di 2666 e le declinazioni teoriche della categoria di global novel: viene avanzata l’ipotesi che il concetto più adatto per intercettare la stratificazione formale e contenutistica del romanzo sia quello di ‘confine’ (Mezzadra-Neilson 2014). <br>
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