Tesi etd-09172026-190724 |
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Tipo di tesi
Tesi di dottorato di ricerca
Autore
DI CAPUA, OTTAVIA
URN
etd-09172026-190724
Titolo
I GARANTI DELLA COSTITUZIONE
Forme, modi e dinamiche delle interazioni tra Presidente della Repubblica e Corte costituzionale
Settore scientifico disciplinare
IUS/08 - DIRITTO COSTITUZIONALE
Corso di studi
SCIENZE GIURIDICHE
Relatori
.
supervisore Prof.ssa Catelani, Elisabetta
co-supervisore Prof. Milazzo, Pietro
co-supervisore Prof. Milazzo, Pietro
Parole chiave
- Constitutional Court
- Constitutional guarantee Bodies
- Corte costituzionale
- Form of Government
- Forma di governo
- Interazioni istituzionali
- Organi di garanzia
- President of the Republic
- Presidente della Repubblica
Data inizio appello
30/09/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
30/09/2029
Riassunto (Inglese)
This research investigates the forms, modes, and dynamics of interaction between the Constitutional Court and the President of the Republic, starting from the hypothesis that the transformations of the political and institutional framework over the past three decades have produced, alongside the well-known expansion of the role of the two constitutional guarantors, new forms of dialogue and unprecedented convergences. These developments can be traced not merely to parallel dynamics, but rather to a broader and increasingly unified reshaping of the system of constitutional guarantees, an understanding of which is essential to grasp the current configuration of the form of government.
The analysis begins with the meta-guarantee function linking the two institutions, as the first sphere of their mutual interaction. This function is examined through the role played by the Head of State in the appointment of constitutional judges – based on an empirical analysis of the choices made throughout the history of the Republic – and through the influence exerted by constitutional case law on the definition of the presidential role.
The analysis then turns to the function of guaranteeing legislation and its most recent developments, considering, on the one hand, the gradual emergence of presidential instruments alternative to the referral of legislation back to Parliament and, on the other, the renewed centrality of the Constitutional Court within the constitutional order. A comparison of these two evolutionary trajectories reveals both implicit and explicit interactions, as well as significant convergences at both the substantive and methodological levels, reflecting an increasingly pronounced complementarity between the two forms of constitutional control. In particular, what emerges is the progressive development of a dialogical relationship between the two guarantors, which also extends, in accordance with a shared institutional vocation, to their relations with other institutional actors.
A parallel expansion and convergence can ultimately be observed in their relationship with civil society, where the strengthening of the communication tools employed by both institutions is accompanied by shared risks of overexposure and delegitimisation, within a delicate balance between institutional substitution and self-restraint.
In the joint construction, by the two guardians of the Constitution, of a genuine form of “relational constitutional law”, the research identifies both a constructive response to the crisis of parliamentary representation and a phenomenon which, if left to rest solely on the constitutional guarantors, exposes both institutions to significant risks.
The analysis begins with the meta-guarantee function linking the two institutions, as the first sphere of their mutual interaction. This function is examined through the role played by the Head of State in the appointment of constitutional judges – based on an empirical analysis of the choices made throughout the history of the Republic – and through the influence exerted by constitutional case law on the definition of the presidential role.
The analysis then turns to the function of guaranteeing legislation and its most recent developments, considering, on the one hand, the gradual emergence of presidential instruments alternative to the referral of legislation back to Parliament and, on the other, the renewed centrality of the Constitutional Court within the constitutional order. A comparison of these two evolutionary trajectories reveals both implicit and explicit interactions, as well as significant convergences at both the substantive and methodological levels, reflecting an increasingly pronounced complementarity between the two forms of constitutional control. In particular, what emerges is the progressive development of a dialogical relationship between the two guarantors, which also extends, in accordance with a shared institutional vocation, to their relations with other institutional actors.
A parallel expansion and convergence can ultimately be observed in their relationship with civil society, where the strengthening of the communication tools employed by both institutions is accompanied by shared risks of overexposure and delegitimisation, within a delicate balance between institutional substitution and self-restraint.
In the joint construction, by the two guardians of the Constitution, of a genuine form of “relational constitutional law”, the research identifies both a constructive response to the crisis of parliamentary representation and a phenomenon which, if left to rest solely on the constitutional guarantors, exposes both institutions to significant risks.
Riassunto (Italiano)
La ricerca indaga le forme, le modalità e le dinamiche delle interazioni tra la Corte costituzionale e il Presidente della Repubblica, muovendo dall’ipotesi che le trasformazioni del quadro politico-istituzionale degli ultimi tre decenni abbiano prodotto, accanto alla nota espansione del ruolo dei due garanti, nuove forme di interlocuzione e inedite convergenze, riconducibili non a mere dinamiche parallele, bensì a una più ampia e tendenziale rimodulazione unitaria del sistema di garanzia, la cui comprensione si rivela presupposto necessario per cogliere la fisionomia dell’attuale assetto della forma di governo.
L’indagine prende le mosse dalla funzione di metagaranzia che lega le due istituzioni, quale primo terreno della loro reciproca interazione, esaminata attraverso il ruolo svolto dal Capo dello Stato nelle nomine dei giudici costituzionali – oggetto di un’analisi empirica delle scelte effettuate nel corso della storia repubblicana – e l’incidenza esercitata dalla giurisprudenza costituzionale nella definizione della figura presidenziale.
L’analisi si estende, quindi, alla funzione di garanzia della legislazione e alle sue più recenti evoluzioni, considerando, per un verso, il graduale affermarsi di strumenti presidenziali alternativi al rinvio e, per l’altro, la rinnovata centralità della Corte costituzionale all’interno dell’ordinamento. Dal raffronto tra queste due linee evolutive si colgono implicite ed esplicite interazioni e significative convergenze, sia sul piano sostanziale sia su quello metodologico, secondo una logica sempre più marcata di complementarità dei due controlli. Ne emerge, in particolare, la progressiva instaurazione di una trama dialogica tra i due garanti che si dispiega, altresì, secondo una vocazione comune, nei confronti degli altri attori istituzionali.
Una parallela espansione e convergenza si registrano, infine, sul versante del rapporto con la società civile, ove al potenziamento degli strumenti comunicativi di entrambi gli organi si accompagnano comuni insidie di sovraesposizione e delegittimazione, lungo un crinale che si gioca nell’equilibrio tra supplenza e self-restraint.
Nella comune edificazione, da parte dei due custodi della Costituzione, di un vero e proprio «diritto costituzionale relazionale», la ricerca individua, al tempo stesso, una virtuosa risposta alla crisi della rappresentanza parlamentare e un fenomeno che, qualora lasciato gravare sui soli garanti, espone entrambi a rischi non trascurabili.
L’indagine prende le mosse dalla funzione di metagaranzia che lega le due istituzioni, quale primo terreno della loro reciproca interazione, esaminata attraverso il ruolo svolto dal Capo dello Stato nelle nomine dei giudici costituzionali – oggetto di un’analisi empirica delle scelte effettuate nel corso della storia repubblicana – e l’incidenza esercitata dalla giurisprudenza costituzionale nella definizione della figura presidenziale.
L’analisi si estende, quindi, alla funzione di garanzia della legislazione e alle sue più recenti evoluzioni, considerando, per un verso, il graduale affermarsi di strumenti presidenziali alternativi al rinvio e, per l’altro, la rinnovata centralità della Corte costituzionale all’interno dell’ordinamento. Dal raffronto tra queste due linee evolutive si colgono implicite ed esplicite interazioni e significative convergenze, sia sul piano sostanziale sia su quello metodologico, secondo una logica sempre più marcata di complementarità dei due controlli. Ne emerge, in particolare, la progressiva instaurazione di una trama dialogica tra i due garanti che si dispiega, altresì, secondo una vocazione comune, nei confronti degli altri attori istituzionali.
Una parallela espansione e convergenza si registrano, infine, sul versante del rapporto con la società civile, ove al potenziamento degli strumenti comunicativi di entrambi gli organi si accompagnano comuni insidie di sovraesposizione e delegittimazione, lungo un crinale che si gioca nell’equilibrio tra supplenza e self-restraint.
Nella comune edificazione, da parte dei due custodi della Costituzione, di un vero e proprio «diritto costituzionale relazionale», la ricerca individua, al tempo stesso, una virtuosa risposta alla crisi della rappresentanza parlamentare e un fenomeno che, qualora lasciato gravare sui soli garanti, espone entrambi a rischi non trascurabili.
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