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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-08302026-202052


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
GALVAN, ALESSANDRO
URN
etd-08302026-202052
Titolo
Scrittore stoico anonimo, Opera incerta, PHerc. 1158 + PHerc. 1785, pz. 2. Edizione, introduzione e commento.
Dipartimento
FILOLOGIA, LETTERATURA E LINGUISTICA
Corso di studi
FILOLOGIA E STORIA DELL'ANTICHITA'
Relatori
.
relatore Prof. Ranocchia, Graziano
correlatore Prof.ssa Romagno, Domenica
Parole chiave
  • PHerc. 1158, papiri ercolanesi, stoicismo antico
Data inizio appello
02/10/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
02/10/2029
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
La tesi propone la prima edizione critica complessiva, corredata di introduzione e commento, di PHerc. 1158, un rotolo anonimo della Biblioteca di Ercolano finora pubblicato solo in parte da Domenico Bassi (1908) e per intero, in un'edizione di 76 frammenti, da Enzo Puglia (1993). In quest'ultima edizione i pezzi sono disposti secondo la numerazione storica presente sui cartoncini di supporto, una sequenza che, come la tesi dimostra, non rispecchia l'ordine originario delle colonne. La nuova edizione si fonda sull'autopsia diretta del papiro originale, sul confronto sistematico con gli apografi oxoniensi e napoletani prodotti nell'Ottocento, quando il materiale papiraceo era meglio conservato, e su un consistente apparato fotografico inedito: nuove immagini a infrarossi a 1000 nanometri, a cui si aggiungono le immagini ottenute con microscopia digitale ad alta risoluzione. Questo apparato documentario incide in profondità sia sulla ricostruzione materiale del rotolo sia sulla sua collocazione storico-filosofica, e permette in molti casi di correggere o integrare le letture proposte da Puglia sulla sola base dell'esame autoptico allora disponibile.
Il risultato papirologico più rilevante della tesi è la scoperta di un frammento papiraceo finora inedito, PHerc. 1785, pz. 2, qui attribuito per la prima volta allo stesso rotolo di PHerc. 1158. L'attribuzione è sorretta da una convergenza di indizi paleografici, bibliologici e materiali: identità di tracciato, tratteggio, ductus e modulo tra i due pezzi; la piena compatibilità dello spazio interlineare; la conservazione, in entrambi i casi, della sola metà superiore del rotolo. Nel complesso, il recupero di questo pezzo restituisce porzioni di tre nuove colonne di testo (coll. 48-50) e un frammento di collocazione incerta.
Il secondo risultato consiste nella ricostruzione integrale della sequenza dei frammenti, che si discosta in più punti dall'ordine storicamente tramandato dai cartoncini. Il metodo combina la misurazione delle volute con la numerazione ionico-milesia delle colonne, occasionalmente conservata su questo papiro e attestata, nei punti in cui i numerali sopravvivono, da col. 23 a col. 102. Dei frammenti già editi, 24 sono stati ricondotti alla loro probabile colonna originaria, soprattutto grazie al ripristino topografico di sovrapposti e sottoposti: i risultati migliori si sono ottenuti per la cr. 9, quella che conserva la maggiore quantità di testo (coll. 68-74). Quanto alle rimanenti cornici: cr. 1, pz. 2 conserva le coll. 30-32; cr. 8 le coll. 63-67; cr. 6, pz. 1, le coll. 84-85, 88-91 e la col. 98; cr. 5 le coll. 101-102; cr. 10 le coll. 129-131. I frammenti che non è stato possibile ricollocare con sicurezza alla loro originaria colonna di appartenenza sono pubblicati separatamente tra i Fragmenta incertae sedis.
Le coll. 30-32 contrappongono il φρόνιμοϲ, il sapiente, agli ἄφρονεϲ, gli stolti; la col. 48 trasmette un episodio mitico riguardante Tindaro e Polluce, la col. 49 un duplice riferimento alla tirannide; nella col. 63 Tebe è coinvolta in una ϲτάϲιϲ. A partire dalla col. 64 si apre una lunga serie di citazioni poetiche il cui filo conduttore è il sacrificio del singolo cittadino per la comunità: un distico dall'elegia 10 West di Tirteo (col. 64), l'esortazione di Aiace agli Achei (col. 68), quella di Ettore ai Troiani accompagnata dall'esegesi dell'autore (col. 69), l'invito di Menelao a non abbandonare il corpo di Patroclo (col. 84). Nel mezzo di questa serie, esempi fuorvianti di παρακλήϲειϲ, cioè di esortazioni non pertinenti o mal condotte, vengono polemicamente respinti (col. 70); la col. 98 menziona il peana intonato prima della battaglia, motivo che rientra nello stesso orizzonte tematico del sacrificio e della coesione civica. Le ultime colonne superstiti, chiuse dall'agraphon finale, mettono in relazione i sistemi di voto con ciò che è appropriato per la città e toccano il ruolo delle classi più abbienti rispetto a giustizia e legge.
Sul piano filosofico, lo studio conferma e rafforza l'attribuzione stoica del rotolo già proposta da Puglia nel 1993. Un uso della poesia sistematico a sostegno dei demonstranda dell'autore risulta difficilmente compatibile con l'epicureismo, che guardava con sospetto all'impiego didattico della poesia, e rinvia piuttosto alla prassi argomentativa dello stoicismo antico: la concezione diacronica del linguaggio e l'epistemologia della Stoà, almeno a partire da Crisippo, riconoscono infatti alla mimesi poetica una funzione didattica negata dalla tradizione epicurea, da Epicuro (342/1-271/0 a.C.) fino a Diogeniano (II secolo d.C.).
Più precisamente, la tesi individua anche metodi esegetici propri dello stoicismo antico. Le coll. 68-69 mostrano infatti una procedura che Plutarco (De aud. 34b) attribuisce esplicitamente a Crisippo: una volta dimostrata l'utilità (τὸ χρήϲιμον) di più citazioni poetiche prese singolarmente, quest'ultima viene svincolata dal contesto situazionale originario, estesa per analogia a casi diversi ed elevata infine a norma etica generale. L'autore del trattato accosta così due esortazioni omeriche tratte da contesti narrativi differenti, ne dichiara l'utilità comune ed enuncia la norma che ne consegue: non è la città a dover perire per il cittadino, ma sono i cittadini a dover perire per la città. Questo procedimento, che trasforma un'immagine poetica particolare in un principio etico universale, è uno degli argomenti più solidi a favore della matrice stoica del testo.
Il Commentario raccoglie in modo sistematico le prove della collocazione dell'opera entro il pensiero ellenistico e in particolare entro lo stoicismo delle origini. L'espressione παρὰ τὸ καθῆκον (col. 74) è un tecnicismo della Stoà, e la discussione che l'accompagna, relativa alla legittimità della ritirata rispetto al combattimento, presuppone la distinzione ortodossa tra καθήκοντα ἄνευ περιϲτάϲεωϲ e καθήκοντα περιϲτατικά; alla stessa sfera concettuale appartengono il verbo καθήκω, che ricorre alle coll. 73 e 129, e la nozione epistemologica di τύποϲ (col. 70), anch'essa di ascendenza stoica. La scelta di citare proprio Tirteo, poeta ripetutamente utilizzato da Crisippo secondo varie testimonianze raccolte negli Stoicorum Veterum Fragmenta di H. von Arnim, rinvia inoltre ai noti contatti storici tra lo stoicismo antico e Sparta: dalla Politeia di Zenone, che prendeva a modello alcuni aspetti dell'ordinamento spartano, fino all'attività di Sfero di Boristene, allievo di Zenone e poi di Cleante, alla corte del re riformatore Cleomene III.
Infine, lo studio offre un nuovo argomento alla vexata quaestio relativa all'unità dell'elegia 10 West di Tirteo, tramandata dalla Leocratea di Licurgo (107) e ritenuta da alcuni editori, tra cui Prato (El. 6-7), il risultato della fusione redazionale di due elegie in origine distinte (vv. 1-14 e vv. 15-32). Difficilmente può essere casuale che la citazione della col. 64 inizi proprio con il primo verso di quella che i sostenitori della tesi separatista considerano la seconda elegia autonoma. La testimonianza ercolanese, di oltre un millennio anteriore rispetto alla tradizione manoscritta medievale su cui si fonda il testo di Licurgo, sostiene così l'ipotesi che nella citazione licurghea sia andata perduta una paragraphos che divideva i due componimenti.
In conclusione, PHerc. 1158 e PHerc. 1785, pz. 2 conservano con ogni probabilità un trattato etico stoico, il cui destinatario ideale è il προκόπτων, il progrediente sulla via della virtù, e il cui modello morale di riferimento è il ϲοφόϲ, il sapiente. Per questi due tratti l'opera può essere accostata a PHerc. 1020 e PHerc. 1384, entrambi recentemente ricondotti al Περὶ βίων di Crisippo: un accostamento che colloca PHerc. 1158 all'interno di un piccolo ma coerente nucleo di testi ercolanesi dedicati all'etica dell'antica Stoà. Il lavoro arricchisce così, allo stesso tempo, la tradizione testuale di Tirteo, offrendo un nuovo testimone papiraceo di grande antichità, e la nostra conoscenza del nucleo stoico della collezione ercolanese.
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