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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-08252026-145115


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Autore
LOCCI, ARIANNA
URN
etd-08252026-145115
Titolo
L’asimmetria del sistema penale minorile fra tutela della vittima e istanze di recupero del reo.
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
.
relatore Notaro, Domenico
Parole chiave
  • Giustizia minorile
  • Giustizia riparativa
  • Persona offesa dal reato
Data inizio appello
14/09/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
La presente tesi analizza l’asimmetria che caratterizza il sistema penale minorile, chiamato a contemperare la tutela della persona offesa e della collettività con le esigenze di recupero, responsabilizzazione e reinserimento sociale del minore autore di reato.
L’analisi prende avvio dall’evoluzione del sistema penale minorile, evidenziando il progressivo superamento di una concezione del minore quale mero destinatario della risposta sanzionatoria. Un passaggio fondamentale è rappresentato dal D.P.R. 22 settembre 1988, n. 448, che ha introdotto un modello processuale costruito intorno alla peculiare condizione del minorenne e orientato a coniugare l’accertamento della responsabilità con le finalità costituzionali di rieducazione e reinserimento sociale, desumibili in particolare dagli artt. 27 e 31 Cost. Tali principi trovano ulteriore riconoscimento nel quadro internazionale attraverso il principio del Best Interest of the Child.
Particolare attenzione è dedicata all’accertamento della personalità del minore e della sua capacità di intendere e di volere, attraverso un’indagine necessariamente multidisciplinare. La conoscenza della personalità e delle condizioni individuali, familiari e sociali del minorenne consente infatti di adeguare la risposta giudiziaria alle caratteristiche del singolo caso. In questo quadro assumono un ruolo centrale gli strumenti alternativi alla prosecuzione ordinaria del procedimento, tra i quali spicca la sospensione del processo con messa alla prova, quale espressione particolarmente significativa della funzione educativa del sistema penale minorile. Tali strumenti consentono di intervenire sulla condotta deviante attraverso percorsi di responsabilizzazione e sostegno, contribuendo alla prevenzione della recidiva senza ricorrere necessariamente alla risposta maggiormente afflittiva.
Parallelamente, la tesi esamina la progressiva valorizzazione della posizione della persona offesa dal reato. L’evoluzione normativa e giurisprudenziale nazionale ed europea ha evidenziato come un sistema di giustizia realmente efficace non possa concentrarsi esclusivamente sulla posizione dell’autore del reato, ma debba garantire adeguata tutela anche alla vittima. In tale prospettiva assume particolare rilevanza la Direttiva 2012/29/UE, recepita nell’ordinamento italiano mediante il d.lgs. 15 dicembre 2015, n. 212, che ha rafforzato i diritti di informazione e partecipazione della persona offesa e introdotto specifiche garanzie volte a prevenire il rischio di vittimizzazione secondaria. Tra gli interventi più significativi si collocano la tipizzazione della nozione di particolare vulnerabilità della persona offesa e il rafforzamento delle modalità protette di assunzione della prova.
Il rapporto tra tutela della vittima e finalità educativa del sistema minorile viene quindi analizzato alla luce della giustizia riparativa, la cui disciplina organica è stata introdotta dalla Riforma Cartabia attraverso il d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150. La mediazione e gli altri programmi di giustizia riparativa consentono di valorizzare una dimensione della responsabilizzazione fondata sulla comprensione dell’offesa arrecata e sul riconoscimento della dignità della vittima. La riparazione assume così una funzione che non si limita alla soddisfazione delle esigenze della persona offesa, ma può contribuire anche al percorso educativo del minore. L’esito positivo del percorso riparativo può inoltre assumere rilievo nella valutazione giudiziaria relativa agli strumenti deflattivi, tra cui la sospensione del processo con messa alla prova.
L’analisi si concentra infine sui più recenti interventi legislativi in materia di devianza giovanile, con particolare riferimento al c.d. Decreto Caivano. Tali interventi hanno rafforzato le esigenze di prevenzione e sicurezza, introducendo elementi di maggiore rigidità all’interno di un sistema tradizionalmente caratterizzato dalla centralità della funzione educativa. Ne emerge una tensione tra la necessità di garantire una risposta efficace ai fenomeni di devianza e il rischio che un eccessivo irrigidimento delle misure applicabili ai minorenni possa comprimere le esigenze di recupero e reinserimento.
La ricerca conduce alla conclusione che la tutela della persona offesa e della collettività non possa essere perseguita esclusivamente attraverso l’inasprimento della risposta sanzionatoria. La mera punizione dell’autore del reato non è infatti di per sé idonea né a ristabilire l’equilibrio compromesso dall’illecito né a garantire una concreta prevenzione della recidiva.
L’efficacia della giustizia penale minorile risiede nella capacità di realizzare un equilibrio dinamico tra tutela della persona offesa, sicurezza collettiva e finalità rieducativa della pena. Tale bilanciamento deve tuttavia preservare i principi che costituiscono il fondamento del sistema minorile: il Best Interest of the Child, il principio di minima offensività e la finalità rieducativa sancita dall’art. 27, comma 3, Cost., nella consapevolezza che la protezione della società e della vittima può essere perseguita in modo più efficace attraverso il recupero e la responsabilizzazione del minore autore di reato.
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