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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-08252026-130353


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM6
Autore
PIZZELLA, FRANCESCA
URN
etd-08252026-130353
Titolo
Infiammazione cronica e rischio cardiovascolare nell'uremia: analisi dello studio RISCAVID
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Relatori
.
relatore Prof. Panichi, Vincenzo
correlatore Dott. Moriconi, Diego
Parole chiave
  • emodialisi
  • infiammazione
  • interleuchina-6
  • malattia renale cronica
  • mortlità
  • proteina C reattiva
  • rischio cardiovascolare
Data inizio appello
15/09/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Nel paziente emodializzato, lo stato infiammatorio persistente costituisce una componente frequente del quadro clinico e si associa a condizioni che influenzano sfavorevolmente la prognosi, tra cui la malnutrizione e la comorbilità vascolare. La proteina C-reattiva (CRP) e l’interleuchina-6 (IL-6) sono tra i principali biomarcatori impiegati per descrivere questa condizione. La loro associazione con gli esiti clinici è ampiamente documentata, ma non consente, da sola, di attribuire all’infiammazione un ruolo causale.
La presente tesi ha valutato il significato prognostico a lungo termine della CRP basale nella popolazione emodializzata. Sono stati analizzati 400 pazienti appartenenti alla coorte multicentrica RISCAVID, suddivisi in terzili in base ai valori basali di CRP e seguiti per un follow-up di 84 mesi. Gli esiti considerati sono stati la mortalità per tutte le cause e gli eventi cardiovascolari maggiori a tre componenti (3-point MACE). Le differenze tra i terzili sono state esaminate usando curve di Kaplan-Meier e modelli di regressione di Cox progressivamente aggiustati per i principali fattori demografici e cardiovascolari.
I pazienti appartenenti al terzile superiore di CRP presentavano un profilo clinico e infiammatorio più sfavorevole. I valori più elevati di CRP si associavano a una maggiore mortalità per tutte le cause anche dopo la correzione per le co-variate considerate. L’associazione con il 3-point MACE è risultata invece attenuata e non più statisticamente significativa nel modello completamente aggiustato.
Questi risultati confermano il valore prognostico della CRP nel paziente emodializzato per la mortalità per tutte le cause, ma la natura osservazionale dell’analisi non consente di stabilire un rapporto causale. La CRP può pertanto essere considerata un indicatore prognostico nell’ambito di una valutazione clinica complessiva, senza sostituirsi ad altri parametri demografici, cardiovascolari e nutrizionali.
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