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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-08202026-204542


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
CAMPANELLI, SEBASTIANO
URN
etd-08202026-204542
Titolo
Civilitas: l'evoluzione del Regno Ostrogoto tra Romanitas e Germanentum
Dipartimento
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
STORIA E CIVILTÀ
Relatori
.
relatore Prof.ssa Tommasi Moreschini, Chiara Ombretta
correlatore Prof. Tomei, Paolo
Parole chiave
  • arianesimo
  • arianism
  • late antiquity
  • medieval history
  • ostrogoths
  • ostrogoti
  • storia medievale
  • tarda antichità
Data inizio appello
02/10/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
il presente studio si propone di analizzare lo sviluppo del regno ostrogoto attraverso tre livelli di indagine distinti ma strettamente interconnessi, seguendo lo sviluppo cronologico del regno ostrogoto. Il primo capitolo sarà dedicato alla retorica politica attraverso cui Teoderico e i suoi successori raccontarono e legittimarono il proprio potere nei confronti della popolazione romana d'Italia. In tale prospettiva verrà presa in esame la principale testimonianza interna dell'azione di governo dei sovrani ostrogoti, vale a dire le Variae di Cassiodoro. Accanto a esse verranno analizzate le opere di Ennodio, dalle lettere ai testi agiografici, con particolare attenzione alla Vita Sanctissimi Epiphanii. Attraverso il racconto della vita di Epifanio, predecessore dello stesso Ennodio sulla cattedra episcopale di Pavia, emergono infatti preziose testimonianze sia del rapporto instauratosi tra il nuovo potere e le gerarchie cattoliche, sia delle modalità attraverso cui l'insediamento di Teoderico e dei suoi uomini nelle terre precedentemente appartenute ai sostenitori di Odoacre venne interpretato e giustificato sul piano ideologico. Nella medesima prospettiva si colloca la celebre lettera indirizzata da Ennodio al prefetto Liberio, presentato, al pari di quanto avviene nelle Variae, come garante dell'equità di un processo che, in assenza della sua esperienza amministrativa, avrebbe potuto risultare assai più gravoso per la popolazione romana. Il secondo capitolo si concentrerà invece sulla politica e sulla società che gli amali cercarono di costruire dopo il consolidamento del loro potere in Italia. Particolare attenzione verrà dedicata al processo di “romanizzazione” della storia gotica e della stessa dinastia regnante, promosso soprattutto attraverso l'opera letteraria di Cassiodoro. Quest'ultimo compose infatti una Historia Gothorum, oggi perduta, nella quale la genealogia degli amali e la storia del popolo goto venivano inserite all'interno dell'orizzonte culturale romano e nobilitate attraverso gli strumenti propri dell'etnografia classica. Pur essendo andata perduta, tale opera influenzò profondamente lavori successivi, primo fra tutti i Getica di Giordane, contribuendo a collocare i goti all'interno della tradizione storica romana e ad accreditarli come legittimi difensori e restauratori dell'impero d'occidente. La volontà dei primi sovrani ostrogoti di presentarsi come eredi e continuatori della Romanitas emerge altresì dall'attività legislativa, dalle modalità di esercizio del potere e dai rapporti intrattenuti con il papato e con l'impero d'oriente. Proprio queste relazioni finirono progressivamente per collocare il regno ostrogoto in una posizione sempre più delicata. Dopo la conclusione dello scisma acaciano, che tra il 484 e il 519 aveva separato le Chiese di Roma e Costantinopoli, il progressivo riavvicinamento tra il papato e l'impero orientale contribuì infatti a modificare profondamente gli equilibri politici della penisola. Se in una prima fase lo stesso Teoderico sostenne la ricomposizione dello scisma, ottenendo in cambio il riconoscimento del proprio erede designato, il visigoto Eutarico e una sostanziale autonomia nei confronti di Costantinopoli, col passare degli anni la crescente attrazione esercitata dall'impero sui cattolici italiani rese sempre più difficile il mantenimento dell'equilibrio costruito dal sovrano. A ciò si aggiunse il sostanziale fallimento della rete diplomatica e matrimoniale che Teoderico aveva costruito nel tentativo di esercitare una forma di egemonia sull'Occidente post-romano. La progressiva perdita di influenza sul regno visigoto dopo la morte di Amalarico, il deterioramento dei rapporti con i Vandali successivamente alla scomparsa di Trasamondo e all’imprigionamento della moglie Amalafrida (sorella di Teoderico) e, soprattutto, l'ascesa dei Franchi di Clodoveo dopo la vittoria di Vouillé del 507 contribuirono ad accentuare l'isolamento internazionale degli Ostrogoti. Tale situazione rese il regno sempre più vulnerabile all'intervento dell'impero orientale, che si concretizzò infine nella guerra promossa da Giustiniano e nella caduta della dinastia amala. Il terzo capitolo riprenderà e porterà a compimento la linea di indagine inaugurata nel primo, dedicata alle conseguenze concrete dell'insediamento goto in Italia. Verranno presi in esame alcuni casi documentari particolarmente significativi, quali quello di Gundila, conservato nel papiro 49 dell'Archivio Arcivescovile di Ravenna e edito da Tjäder, e quello di Ranilda, attestato in una lettera del libro X delle Variae. Entrambi i casi si sviluppano nel contesto degli ultimi anni della guerra greco-gotica e consentono di osservare le trasformazioni sociali e giuridiche che accompagnarono la crisi finale del regno. Sempre dall'archivio ravennate proviene inoltre il papiro 34, un atto di compravendita riguardante alcuni terreni paludosi situati nei dintorni della città e ceduti dalla locale comunità ariana alla diocesi cattolica negli anni immediatamente successivi alla riconquista bizantina. Particolarmente significativa è la presenza di quattro sottoscrizioni in lingua gotica accanto a quelle latine che convalidano il documento. L'analisi di questo testo permetterà di affrontare questioni di carattere linguistico e culturale, quali l'effettiva conoscenza della lingua gotica all'interno della comunità ariana italiana e il valore simbolico attribuito al suo utilizzo in un contesto prevalentemente latinofono. Al tempo stesso, il documento offre uno strumento privilegiato per osservare le trasformazioni politiche e religiose che seguirono il progressivo venir meno dell'equilibrio costruito da Teoderico, già incrinato negli ultimi anni del suo regno dall'esecuzione di Severino Boezio e dalla morte in prigionia di papa Giovanni I. L'analisi di tali testimonianze consentirà infine di affrontare una questione più ampia, relativa alla natura stessa dell'identità ariana nell'Italia tardoantica. L'ultima parte del lavoro sarà pertanto dedicata allo studio delle modalità attraverso cui le comunità ariane italiane elaborarono la propria identità tra la memoria del periodo precedente all'arrivo di Teoderico, segnato dal patronato di figure quali Ricimero e Odoacre, e la crescente esigenza di distinguersi dal mondo cattolico e romano. In questo processo, soprattutto a partire dall'ascesa di Vitige, si assisterà a una progressiva ridefinizione del rapporto con l'eredità imperiale romana, che i primi sovrani ostrogoti avevano invece posto al centro della propria legittimazione politica. Infine, si cercherà di tirare le somme, grazie a un approfondimento sullo sviluppo della specifica dottrina di origine ariana che caratterizzerà le fede gotica e l’interazione di essa con il mondo niceno. Obiettivo complessivo del presente lavoro sarà dunque quello di indagare come il regno ostrogoto abbia cercato di conciliare continuità e innovazione, eredità romana e identità gotica, evidenziando le tensioni, le mediazioni e le trasformazioni, da un punto di vista politico, culturale e documentario, che caratterizzarono l'Italia tra la fine del V e la metà del VI secolo.
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