Tesi etd-08192026-185028 |
Link copiato negli appunti
Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Autore
GIRALDI, AZZURRA
URN
etd-08192026-185028
Titolo
Intelligenza artificiale e prova scientifica nel processo penale: tra innovazione tecnologica e libero convincimento del giudice
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
.
relatore Galgani, Benedetta
Parole chiave
- intelligenza artificiale
- processo penale
- prova scientifica
Data inizio appello
14/09/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
14/09/2029
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Il presente lavoro analizza il rapporto tra progresso scientifico, intelligenza artificiale e processo penale, con particolare attenzione alle conseguenze che l’impiego di strumenti tecnologici produce sul piano probatorio e sulle garanzie del giusto processo.
La ricerca prende avvio dalla prova scientifica, intesa come strumento attraverso il quale il giudice utilizza leggi, metodologie e tecniche scientifiche per ricostruire il fatto storico. Nel modello processuale accusatorio, il sapere scientifico non può essere considerato fonte di verità assoluta, ma deve essere sottoposto a verifica critica e al contraddittorio. Il passaggio dalla concezione positivistica della scienza a quella post-positivistica ha infatti evidenziato il carattere fallibile e falsificabile delle conoscenze scientifiche.
Particolare rilievo assumono i criteri elaborati dalla giurisprudenza statunitense con Frye e Daubert, successivamente ripresi anche nell’ordinamento italiano, soprattutto attraverso la sentenza Cozzini. Il giudice è chiamato a verificare l’affidabilità del metodo scientifico e a motivare le ragioni della propria valutazione.
La prova scientifica resta comunque sottoposta alla regola dell’“oltre ogni ragionevole dubbio”, valorizzata dalla sentenza Franzese, che richiede una valutazione concreta e razionale delle risultanze probatorie e l’esclusione di spiegazioni alternative.
Su queste premesse si sviluppa l’analisi dell’intelligenza artificiale nel processo penale. L’AI Act, Regolamento (UE) 2024/1689, adotta un approccio basato sul rischio e mira a conciliare innovazione tecnologica e tutela dei diritti fondamentali.
Particolare attenzione è dedicata alla prova generata o raccolta mediante sistemi di intelligenza artificiale, che solleva problemi di trasparenza, affidabilità, qualità dei dati, possibili bias e tutela del diritto di difesa.
L’intelligenza artificiale può quindi rappresentare un importante strumento di supporto all’attività giudiziaria, ma non può sostituire il giudice. L’output algoritmico deve restare sottoposto a controllo umano, contraddittorio e motivazione, affinché l’innovazione tecnologica sia compatibile con i principi fondamentali del processo penale.
La ricerca prende avvio dalla prova scientifica, intesa come strumento attraverso il quale il giudice utilizza leggi, metodologie e tecniche scientifiche per ricostruire il fatto storico. Nel modello processuale accusatorio, il sapere scientifico non può essere considerato fonte di verità assoluta, ma deve essere sottoposto a verifica critica e al contraddittorio. Il passaggio dalla concezione positivistica della scienza a quella post-positivistica ha infatti evidenziato il carattere fallibile e falsificabile delle conoscenze scientifiche.
Particolare rilievo assumono i criteri elaborati dalla giurisprudenza statunitense con Frye e Daubert, successivamente ripresi anche nell’ordinamento italiano, soprattutto attraverso la sentenza Cozzini. Il giudice è chiamato a verificare l’affidabilità del metodo scientifico e a motivare le ragioni della propria valutazione.
La prova scientifica resta comunque sottoposta alla regola dell’“oltre ogni ragionevole dubbio”, valorizzata dalla sentenza Franzese, che richiede una valutazione concreta e razionale delle risultanze probatorie e l’esclusione di spiegazioni alternative.
Su queste premesse si sviluppa l’analisi dell’intelligenza artificiale nel processo penale. L’AI Act, Regolamento (UE) 2024/1689, adotta un approccio basato sul rischio e mira a conciliare innovazione tecnologica e tutela dei diritti fondamentali.
Particolare attenzione è dedicata alla prova generata o raccolta mediante sistemi di intelligenza artificiale, che solleva problemi di trasparenza, affidabilità, qualità dei dati, possibili bias e tutela del diritto di difesa.
L’intelligenza artificiale può quindi rappresentare un importante strumento di supporto all’attività giudiziaria, ma non può sostituire il giudice. L’output algoritmico deve restare sottoposto a controllo umano, contraddittorio e motivazione, affinché l’innovazione tecnologica sia compatibile con i principi fondamentali del processo penale.
File
| Nome file | Dimensione |
|---|---|
La tesi non è consultabile. |
|