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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-07292026-113210


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
PALMA, LUCIA
URN
etd-07292026-113210
Titolo
LA FAMIGLIA RUSSA E I RUOLI DI GENERE: CONTINUITÀ E CAMBIAMENTI DALL’ETÀ ZARISTA ALLO STALINISMO
Dipartimento
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
STORIA E CIVILTÀ
Relatori
.
relatore Borelli, Andrea
correlatore Stelliferi, Paola
Parole chiave
  • Famiglia Russia
  • Lenin
  • Russia
  • Stalin
  • Zar
Data inizio appello
02/10/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
02/10/2029
Riassunto (Inglese)
This work analyzes in depth the historical evolution of family structure, gender roles, and models of authority in Russia within a critical timeframe that connects the final decades of Tsarism to the consolidation of the Stalinist era, demonstrating with historiographical rigor how the private sphere never represented a neutral, isolated, or protected refuge, but rather the primary battleground for ideological conflict, social penetration, and political legitimization by successive regimes. In Imperial Russia, under the autocracy of the Romanov dynasty, the political and theocratic order of the State was rigidly mirrored within both the rural community and the domestic nucleus through the pivotal figure of the "sovereign-father", an authority minutely codified by the centuries-old cultural and religious precepts of the Domostroy that translated Tsarist absolutism into daily submission and moral obedience within the very walls of the home, effectively transforming the head of the household into the undisputed "tsar" of his own dwelling; however, this solid patriarchal equilibrium was progressively shaken by the socio-economic impact of serfdom and the subsequent Emancipation Manifesto of 1861 issued by Alexander II, an epochal measure that radically redefined communal bonds and agrarian relations, introducing severe structural tensions that, combined with the harsh discipline of the military institution as an instrument of control and the profound transformations of the late nineteenth century, found a broad critical echo in the literary production and cultural imagination of the era. With the definitive collapse of the imperial system, the traumas of the Great War, and the rise to power of Bolshevism in 1917, the Soviet State led by Lenin deliberately sought to dismantle this traditional framework through a profound and radical legal and institutional reorganization, initiated by the decrees on civil marriage and postcard divorce, and culminating in the Family Codes of 1918 and 1926; this modernizing and utopian drive, however, collided dramatically with the cultural resistance of the peasant masses and a reality of appalling material backwardness and economic collapse, dynamics that generated the tragic social phenomenon of homeless children (besprizornye), an uncontrolled explosion of marital separations, and a profound generational fracture in which young people, becoming the first and most loyal recipients of the political dogmas of the Party, systematically undermined traditional paternal authority, while simultaneously forcing women to experience a painful ambivalence, perpetually oscillating between the ideological promises of public emancipation and the oppressive persistence of daily domestic and material burdens. Finally, during the consolidation of the Stalinist totalitarian regime, which extended into the post-World War II period, the political power enacted a radical "Great Retreat" in a conservative direction, promoting new and restrictive reforms of family law aimed at curbing the destabilizing consequences of earlier liberalizations and re-institutionalizing the family unit to meet the pressing demographic and productive needs of economic planning, forced collectivization of the countryside, and the rapid industrialization of the country; in this manner, the State pervasively penetrated rural daily life and cohabited urban apartments, transforming domestic intimacy into the oppressive dimension of the so-called "whispered life", where public surveillance, mutual suspicion, institutionalized denunciation, and the total loss of emotional independence irreparably altered affective bonds and the reconstruction of gender roles, confirming in the final analysis how the complex metamorphosis of the Russian family structure constitutes the mirror and indispensable key to decoding the symbiotic and violent relationship between the existence of single individuals, the resistance of civil society, and the shifting, pervasive aspirations of political regimes.
Riassunto (Italiano)
Il presente lavoro analizza in profondità l'evoluzione storica della struttura familiare, dei ruoli di genere e dei modelli di autorità in Russia, in un arco temporale cruciale che collega gli ultimi decenni del regime zarista al consolidamento dell'era staliniana; esso dimostra, con rigore storiografico, come la sfera privata non abbia mai rappresentato un rifugio neutrale, isolato o protetto, bensì il principale terreno di scontro per il conflitto ideologico, la penetrazione sociale e la legittimazione politica da parte dei regimi che si sono succeduti. Nella Russia imperiale, sotto l'autocrazia della dinastia Romanov, l'ordine politico e teocratico dello Stato si rifletteva rigidamente sia nella comunità rurale che nel nucleo domestico attraverso la figura cardine del "sovrano-padre": un'autorità minuziosamente codificata dai precetti culturali e religiosi secolari del *Domostroj*, i quali traducevano l'assolutismo zarista in sottomissione quotidiana e obbedienza morale tra le mura domestiche, trasformando di fatto il capofamiglia nell'indiscusso "zar" della propria dimora. Tuttavia, questo solido equilibrio patriarcale fu progressivamente scosso dall'impatto socio-economico della servitù della gleba e dal successivo Manifesto di emancipazione del 1861, emanato da Alessandro II; si trattò di un provvedimento epocale che ridefinì radicalmente i legami comunitari e i rapporti agrari, introducendo gravi tensioni strutturali che — coniugandosi con la rigida disciplina dell'istituzione militare, intesa come strumento di controllo, e con le profonde trasformazioni di fine Ottocento — trovarono ampia eco critica nella produzione letteraria e nell'immaginario culturale dell'epoca. Con il definitivo crollo del sistema imperiale, i traumi della Grande Guerra e l'ascesa al potere del bolscevismo nel 1917, lo Stato sovietico guidato da Lenin cercò deliberatamente di smantellare tale assetto tradizionale attraverso una profonda e radicale riorganizzazione giuridica e istituzionale, avviata con i decreti sul matrimonio civile e sul divorzio "cartolina" e culminata nei Codici della famiglia del 1918 e del 1926. Tale spinta modernizzatrice e utopistica si scontrò tuttavia drammaticamente con la resistenza culturale delle masse contadine e con una realtà di spaventosa arretratezza materiale e collasso economico; si innescarono così dinamiche che generarono il tragico fenomeno sociale dei bambini senza tetto (*besprizornye*), un’esplosione incontrollata di separazioni coniugali e una profonda frattura generazionale: i giovani, divenuti i primi e più fedeli destinatari dei dogmi politici del Partito, minarono sistematicamente la tradizionale autorità paterna, costringendo al contempo le donne a vivere una dolorosa ambivalenza, perennemente in bilico tra le promesse ideologiche di emancipazione pubblica e l’opprimente persistenza dei quotidiani oneri domestici e materiali. Infine, durante il consolidamento del regime totalitario stalinista, protrattosi nel secondo dopoguerra, il potere politico attuò una radicale "Grande Ritirata" in senso conservatore, promuovendo riforme restrittive del diritto di famiglia volte a frenare le conseguenze destabilizzanti delle precedenti liberalizzazioni e a reinstituzionalizzare il nucleo familiare per rispondere alle pressanti esigenze demografiche e produttive legate alla pianificazione economica, alla collettivizzazione forzata delle campagne e alla rapida industrializzazione del Paese; in tal modo, lo Stato penetrò capillarmente nella vita quotidiana rurale e negli appartamenti urbani condivisi, trasformando l'intimità domestica nella dimensione oppressiva della cosiddetta "vita sussurrata", dove la sorveglianza pubblica, il sospetto reciproco, la delazione istituzionalizzata e la totale perdita di indipendenza emotiva alterarono irreparabilmente i legami affettivi e la ridefinizione dei ruoli di genere, confermando in ultima analisi come la complessa metamorfosi della struttura familiare russa costituisca lo specchio e la chiave indispensabile per decifrare il rapporto simbiotico e violento tra l'esistenza dei singoli individui, la resistenza della società civile e le aspirazioni mutevoli e pervasive dei regimi politici.
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