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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-07212026-102334


Tipo di tesi
Elaborati finali per laurea triennale
Autore
FIESOLI, LEONARDO
URN
etd-07212026-102334
Titolo
Il ruolo degli Stati Uniti nella crisi italiana degli anni Settanta
Dipartimento
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
STORIA E CIVILTÀ
Relatori
.
relatore Prof. Fulvetti, Gianluca
Parole chiave
  • Compromesso storico
  • Guerra fredda
  • Italia
  • Stati Uniti
  • Strategia della dipendenza
Data inizio appello
26/06/2025
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
The document analyzes the complex relationship between the United States and Italy during the Cold War, focusing particularly on the crisis of the 1970s. Italy represented a strategic paradox for Washington: it was a key NATO member, yet it hosted the strongest Communist Party in the West (PCI). The thesis demonstrates that American hegemony was actually a negotiated process, where the Italian ruling class exploited a conscious "strategy of dependence" to leverage its own fragility and the Atlantic alliance. Internationally, the "détente" policy promoted by Henry Kissinger aimed to stabilize the bipolar order and prevent at all costs the rise of communists to power in Western Europe. US interventions, such as the one in Chile against Allende, demonstrated the ruthless determination of superpowers to maintain control over their spheres of influence. On the domestic front, Italy was scarred by the social protests of 1968, the terrorism of the "strategy of tension", and a severe economic crisis. To avert authoritarian shifts, Enrico Berlinguer proposed the "historic compromise" between the Christian Democrats and the PCI. However, the United States firmly opposed this prospect, resorting to diplomatic and economic pressure, as well as clandestine operations, to keep Italy within the Western bloc. This turbulent political phase finally came to an end between 1978 and 1979, dramatically marked by the kidnapping and murder of Aldo Moro.
Riassunto (Italiano)
Il documento analizza il complesso rapporto tra Stati Uniti e Italia durante la Guerra Fredda, concentrandosi in particolare sulla crisi degli anni Settanta. L'Italia rappresentava un paradosso strategico per Washington: era un membro fondamentale della NATO, ma al contempo ospitava il più forte Partito Comunista d'Occidente (PCI). La tesi dimostra come l'egemonia americana sia stata in realtà un processo negoziato, in cui la classe dirigente italiana sfruttò una consapevole "strategia della dipendenza" per trarre vantaggio dalla propria fragilità e dall'alleanza atlantica. A livello internazionale, la politica di "distensione" promossa da Henry Kissinger mirava a stabilizzare l'ordine bipolare e a impedire in ogni modo l'ascesa al potere dei comunisti in Europa occidentale. Interventi come quello statunitense in Cile contro Allende dimostrarono la spietata volontà delle superpotenze di mantenere il controllo sulle proprie sfere d'influenza. Sul fronte interno, l'Italia fu segnata dalle proteste sociali del Sessantotto, dal terrorismo della "strategia della tensione" e da una grave crisi economica. Per scongiurare derive autoritarie, Enrico Berlinguer propose il "compromesso storico" tra Democrazia Cristiana e PCI. Gli Stati Uniti si opposero però fermamente a questa prospettiva, ricorrendo a pressioni diplomatiche ed economiche, oltre che a operazioni clandestine, per mantenere l'Italia nel blocco occidentale. Questa turbolenta fase politica si esaurì infine tra il 1978 e il 1979, segnata drammaticamente dal rapimento e dall'uccisione di Aldo Moro.
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