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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-07042026-202618


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
URN
etd-07042026-202618
Titolo
Il disturbo bipolare: caratteristiche cliniche, basi neurobiologiche e strategie di trattamento
Dipartimento
PATOLOGIA CHIRURGICA, MEDICA, MOLECOLARE E DELL'AREA CRITICA
Corso di studi
PSICOLOGIA CLINICA E DELLA SALUTE
Relatori
.
relatore Scarselli, Marco
Parole chiave
  • acido valproico
  • disturbo bipolare
  • litio
  • neurobiologia
  • terapia cognitivo-comportamentale
Data inizio appello
22/07/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
22/07/2096
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Il disturbo bipolare è descritto all’interno del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) come una condizione psichiatrica a decorso cronico e ricorrente, caratterizzata dalla presenza di episodi acuti dell’umore, quali episodi maniacali, ipomaniacali, depressivi o stati misti. Tra un episodio e l’altro possono essere presenti periodi di remissione, completa o parziale, definiti fasi di eutimia, durante i quali la sintomatologia può risultare rispettivamente assente o significativamente ridotta.
La natura cronica e ricorrente del disturbo, la presenza di episodi acuti dell’umore e la persistenza di eventuali sintomi residui anche nelle fasi inter-episodiche incidono significativamente sulla qualità della vita e sul funzionamento personale, sociale e lavorativo dell’individuo. Per questo motivo, il disturbo bipolare rappresenta una condizione clinica di particolare rilevanza. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lo riconosce tra le principali cause di disabilità a livello globale, mentre la ricerca epidemiologica ha evidenziato come tale disturbo sia associato a un maggiore tasso di mortalità rispetto alla popolazione generale, anche in relazione all’elevato rischio suicidario.
Ulteriori criticità che emergono rispetto a questa popolazione clinica consistono nella mancanza di una diagnosi accurata o tempestiva e nella presenza di disuguaglianze nell’accesso ai servizi di salute mentale e ai trattamenti disponibili. Molto spesso, infatti, questi pazienti incontrano difficoltà nell’accedere a percorsi di cura adeguati e continuativi. Tali difficoltà possono essere aggravate dallo stigma e dalla discriminazione che ancora oggi accompagnano i disturbi mentali, ostacolando la richiesta di aiuto, l’aderenza al trattamento e la continuità della presa in carico, che nel disturbo bipolare rappresenterebbe invece un elemento essenziale.
Un altro aspetto di rilievo riguarda la complessità dell’eziopatogenesi del disturbo bipolare, riconducibile a un modello multifattoriale. Secondo tale prospettiva, fattori genetici, biologici, ambientali e psicosociali interagiscono tra loro, contribuendo alla vulnerabilità individuale, all’esordio del disturbo e alla variabilità del suo decorso clinico. Tale interazione può determinare modificazioni a livello molecolare, cellulare e cerebrale, coinvolgendo i sistemi implicati nella regolazione emotiva, nella risposta allo stress, nei processi cognitivi e nel controllo dei ritmi biologici.
Le evidenze neurobiologiche suggeriscono che le alterazioni associate al disturbo bipolare non siano circoscritte alle sole fasi acute di mania o depressione, ma possano persistere anche nei periodi di remissione. Questo aspetto contribuisce a spiegare la presenza, in alcuni pazienti, di sintomi residui, difficoltà cognitive, compromissione funzionale e maggiore vulnerabilità alle ricadute. Pertanto, assume rilevanza il concetto di neuroprogressione, secondo cui il ripetersi degli episodi dell’umore può contribuire, nel tempo, a un peggioramento del decorso clinico e a una progressiva alterazione dei meccanismi neurobiologici sottostanti.
Di conseguenza, la comprensione del disturbo bipolare richiede un approccio che tenga conto non solo della sintomatologia episodica, ma anche dei meccanismi neurobiologici e psicosociali che ne influenzano il decorso nel tempo. La natura eterogenea del disturbo, che comprende differenti forme cliniche e specificatori diagnostici, rende inoltre necessario considerare le caratteristiche individuali del paziente, la fase di malattia, la storia clinica e il rischio di ricaduta.
Alla luce di tale complessità, il trattamento del disturbo bipolare non può essere ridotto alla sola gestione dell’episodio acuto, ma deve mirare alla stabilizzazione dell’umore, alla prevenzione delle ricadute, alla riduzione del rischio suicidario, al miglioramento del funzionamento globale e alla promozione della qualità della vita. La farmacoterapia riveste un ruolo centrale, sia nella fase acuta sia nella fase di mantenimento, soprattutto in considerazione della base biologica del disturbo e della necessità di intervenire sulla disregolazione dell’umore. Tra i principali trattamenti farmacologici rientrano gli stabilizzatori dell’umore, tra cui il litio e l’acido valproico, che rappresentano due opzioni terapeutiche centrali nella gestione farmacologica del disturbo. Accanto a essi, un ruolo significativo è svolto anche dagli antipsicotici, utilizzati in particolare nella mania acuta e, per alcune molecole, anche nella depressione bipolare e nella fase di mantenimento.
Tuttavia, la sola farmacoterapia può non essere sufficiente a rispondere a tutti i bisogni clinici del paziente. La presenza di sintomi residui, difficoltà di aderenza al trattamento, compromissione psicosociale, stress ambientale e rischio di ricaduta rende necessario un approccio integrato, nel quale gli interventi farmacologici siano affiancati da interventi psicoeducativi e psicoterapeutici. In particolare, la psicoeducazione rappresenta uno strumento rilevante per migliorare la consapevolezza di malattia, favorire l’aderenza terapeutica, riconoscere precocemente i segnali di ricaduta e promuovere strategie più efficaci di gestione del disturbo. Essa può inoltre costituire una base utile per interventi psicoterapeutici più specifici, tra cui la terapia cognitivo-comportamentale. Quest’ultima mira ad aiutare il paziente a comprendere la relazione tra pensieri, emozioni, comportamenti e oscillazioni dell’umore, favorendo anche lo sviluppo di strategie utili ad affrontare il disturbo nella quotidianità.
Il presente elaborato, di natura compilativa, ha l’obiettivo di analizzare il disturbo bipolare dal punto di vista clinico, neurobiologico e terapeutico, con particolare attenzione al ruolo della farmacoterapia e nello specifico degli stabilizzatori dell’umore, quali litio e acido valproico. Inoltre, viene approfondito il contributo di interventi psicoeducativi e cognitivo-comportamentali, considerati complementari alla terapia farmacologia all’interno di un approccio integrato. A tal fine, sono stati presi in considerazione contributi teorici, revisioni della letteratura, meta-analisi e linee guida recenti, così da delineare un quadro aggiornato dei principali aspetti clinici, neurobiologici e terapeutici del disturbo.
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