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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-06292026-123816


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
URN
etd-06292026-123816
Titolo
La "scomposizione" del potere giudiziario. Analisi critica del recente tentativo di revisione costituzionale e nodi problematici persistenti.
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
.
relatore Prof.ssa Malfatti, Elena
Parole chiave
  • Giusto processo
  • Ordinamento giudiziario
  • Pubblico ministero
  • Separazione delle carriere
Data inizio appello
13/07/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
13/07/2066
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Il presente lavoro di ricerca si propone di analizzare in chiave critica e sistematica la proposta di revisione costituzionale (A.S. n. 1353) recante "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare", valutandone l'impatto sull'architettura costituzionale italiana e sul principio di separazione dei poteri. Muovendo dall'analisi del modello originario delineato in Assemblea costituente, l'indagine ha teso a decodificare le implicazioni di una riforma che, sotto lo schermo dell'adeguamento tecnico-procedurale, si proponeva di attuare una radicale scomposizione dell'ordine giudiziario.

La trattazione si articola lungo quattro principali direttrici tematiche, corrispondenti ai nodi nevralgici del progetto riformatore. In primo luogo, è stata esaminata la rigida separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura requirente. Lo studio analizza come le posizioni a sostegno della separazione insistessero sulla necessaria, seppur tardiva, attuazione del principio di terzietà del giudice introdotto dall'art. 111 Cost. rapportandole con le opinioni contrarie dei sostenitori della «cultura della giurisdizione».

In secondo luogo, si sono analizzati gli ipotetici scenari derivanti dallo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura, e dall'introduzione del metodo del sorteggio "secco" per la selezione dei membri togati. La ricerca ha cercato di porre in evidenza come, al fine di risolvere la patologica manifestazione del fenomeno del "correntismo" si rischiasse di pervenire a una composizione asimmetrica dei due CSM dovuta a una mancanza di autorevolezza da parte della componente togata.

L'attenzione della ricerca si è poi spostata sull'istituzione dell'Alta Corte disciplinare, concepita per esternalizzare la funzione disciplinare, attualmente interna al CSM, configurandola come un organo giurisdizionale autonomo e separato. La sottrazione della potestà disciplinare dall'alveo consiliare poneva un rischio di disarticolazione dello statuto di indipendenza del magistrato, trasformando la sanzione da presidio etico-professionale interno a potenziale strumento di pressione e ritorsione politica.

Infine, l'indagine colloca il dibattito ordinamentale nella cornice delle superiori garanzie poste dall'art.138 Cost. Di fronte a progetti di riforma strutturale approvati a colpi di maggioranza unilaterale, il procedimento di revisione aggravato e il correlato istituto del referendum costituzionale hanno rivelato la propria originaria natura protettiva, confermando alla sovranità popolare il ruolo di custode ultimo della Carta fondamentale.

In conclusione, il progetto di ricerca ha tentato di mettere in evidenza come la salvaguardia dell'unità della magistratura ordinaria e del modello di governo autonomo voluto dai costituenti, pur presentando problematiche persistenti, soprattutto con riguardo alla qualificazione del ruolo del Pubblico ministero, non si risolva nella sterile difesa di un privilegio corporativo ma costituisca la precondizione sociologica e costituzionale affinché i cittadini conservino intatta la fiducia nell'eguaglianza davanti alla legge e nell'assoluta terzietà della funzione giurisdizionale nella Repubblica.
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