Tesi etd-06282026-223138 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
URN
etd-06282026-223138
Titolo
Invalidità della fusione e armonizzazione europea
Confronto tra diritto italiano e francese alla luce della riforma francese del 2025
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
DIRITTO DELL'INNOVAZIONE PER L'IMPRESA E LE ISTITUZIONI
Relatori
.
relatore Iermano, Gabriella
Parole chiave
- fusione societaria, invalidità, diritto comparato
Data inizio appello
13/07/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
La presente tesi si inserisce in un’analisi comparativa tra Francia e Italia, alla luce del diritto europeo, e cerca di rispondere a una questione centrale: quando una fusione societaria è viziata da irregolarità, è possibile annullarla, e in che misura le risposte fornite dall’Italia e dalla Francia divergono, nonostante un quadro europeo comune volto all’armonizzazione? Più in generale, si tratta di valutare, a quasi cinquant’anni dall’adozione della direttiva del 1978, il livello di armonizzazione effettivamente raggiunto nella prassi giurisprudenziale e dottrinale dei due Stati membri. Il punto di partenza è la direttiva europea del 1978, oggi abrogata e sostituita dalla direttiva 2017/1132/UE, il cui scopo principale è quello di armonizzare il diritto societario, più precisamente il diritto relativo alle operazioni di fusione. Il suo obiettivo è quindi quello di coordinare le legislazioni nazionali degli Stati membri con il diritto comunitario. Nel caso specifico della nullità delle operazioni di fusione, l’obiettivo primario non è quello di sanzionare le irregolarità, ma al contrario di tutelare la stabilità di tali operazioni già realizzate. Questo testo fondante impone agli Stati membri un regime molto restrittivo. Infatti, la nullità può essere pronunciata solo da un giudice, i motivi ammissibili sono elencati in modo esaustivo, è previsto un termine di sei mesi per agire, la regolarizzazione dell’irregolarità è sempre privilegiata rispetto a qualsiasi sanzione e l’eventuale nullità pronunciata non produce alcun effetto retroattivo. Il quadro europeo stabilisce quindi una filosofia chiara: la certezza del diritto ai fini della tutela dei terzi. Di fronte a questo quadro comune, l’Italia e la Francia hanno adottato scelte di recepimento radicalmente diverse. L’Italia ha optato per la soluzione più netta: una volta che l’atto di fusione è iscritto nel registro delle imprese, qualsiasi invalidità è definitivamente esclusa. L’unico momento in cui è ancora possibile una contestazione è la fase intermedia della procedura, ovvero prima dell’iscrizione dell’atto, mediante impugnazione della delibera dell’assemblea. In tal caso, tuttavia, è necessario richiedere espressamente la sospensione degli effetti della delibera, poiché senza tale provvedimento conservativo la procedura di fusione può proseguire fino alla registrazione, rendendo inefficace qualsiasi contestazione successiva. Il legislatore italiano ha inoltre scelto deliberatamente il termine generico di «invalidità», andando ben oltre i requisiti della direttiva, al fine di porre fine a qualsiasi discussione sulla natura del vizio invocato. L’unico rimedio che rimane ai soci o ai terzi lesi è quindi un’azione per il risarcimento dei danni, il che equivale a sostituire una tutela «reale» dell’operazione con una tutela puramente indennitaria. La Francia, al contrario, ha scelto di mantenere l’azione di nullità, ma incardinando rigorosamente le cause ammissibili, conformemente alle esigenze del diritto europeo. Questa logica è stata ulteriormente rafforzata dalla riforma derivante dall’ordinanza del 12 marzo 2025, che introduce un « triple test ». Così, affinché una deliberazione sociale possa essere annullata, e dunque, per riflesso, la fusione che ne deriva, il ricorrente deve ormai dimostrare di aver subito un pregiudizio personale risultante dalla violazione invocata, che l’irregolarità abbia effettivamente influenzato il contenuto della decisione e che le conseguenze della nullità non siano sproporzionate rispetto all’interesse sociale. Questo filtro tripartito trasforma la nullità, un tempo sanzione quasi automatica della violazione di una norma imperativa, in una misura soggetta a un vero e proprio controllo di proporzionalità. In definitiva, questo elaborato dimostra che, dietro una direttiva comune, coesistono due filosofie di recepimento: l’Italia ha scelto la certezza assoluta al prezzo del sacrificio di ogni tutela reale, mentre la Francia ha preferito mantenere l’apparenza di un ricorso in nullità rendendolo, nei fatti, sempre più difficile da esercitare. La riforma francese del 2025 costituisce, a tale riguardo, una svolta, avvicinando sensibilmente i due sistemi senza tuttavia confonderli. È precisamente questa convergenza progressiva, letta attraverso il prisma della giurisprudenza e della dottrina dei due Paesi, che consente di interrogarsi sull’esistenza di un’armonizzazione non più soltanto formale, ma effettiva e concreta.
File
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| TESI_Lau...pdf_a.pdf | 763.70 Kb |
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