Tesi etd-06262026-183311 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM6
URN
etd-06262026-183311
Titolo
Impatto dell'infezione da SARS-CoV-2 in pazienti affetti da Lupus Eritematoso Sistemico: risultati di uno studio di coorte longitudinale prospettico con follow-up a 24 mesi nel periodo post-pandemico
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Relatori
.
relatore Prof.ssa Mosca, Marta
correlatore Prof.ssa Tani, Chiara
correlatore Prof.ssa Tani, Chiara
Parole chiave
- Lupus Eritematoso Sistemico
- Systemic Lupus Erythematosus
Data inizio appello
14/07/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
14/07/2096
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Il Lupus Eritematoso Sistemico (LES) è una patologia autoimmune sistemica multifattoriale, appartenente al gruppo delle connettiviti, caratterizzata da una bassa prevalenza, un decorso clinico cronico recidivante e notevole eterogeneità clinica.
Lo spettro del coinvolgimento d'organo è molto ampio: nei soggetti affetti, a fianco dei sintomi costituzionali, si possono frequentemente riscontrare manifestazioni cliniche riferibili a numerosi distretti corporei, tra cui l'apparato muscoloscheletrico, la cute e le mucose, i reni, il sistema ematologico, le sierose e il sistema nervoso. La severità clinica è variabile e può spaziare da forme lievi a forme con interessamento d’organo maggiore potenzialmente life-threatening.
La diagnosi di LES si basa principalmente sulla valutazione clinica, integrata dai dati laboratoristici, dalle indagini strumentali e bioptiche. In questo contesto, la ricerca di autoanticorpi, sia aspecifici (ANA), sia più specifici di malattia (anti-dsDNA, anti-Sm, anti-nucleosomi, anti-fosfolipidi, ecc.), riveste un ruolo di rilievo.
I criteri classificativi maggiormente utilizzati in questi pazienti sono quelli EULAR/ACR del 2019: pur non essendo concepiti con finalità diagnostiche, costituiscono uno strumento di standardizzazione fondamentale ampiamente impiegato nella ricerca clinica.
La terapia del LES prevede l'utilizzo di antimalarici, glucocorticoidi, immunosoppressori convenzionali e farmaci biologici con lo scopo di ottenere la remissione (secondo DORIS) o almeno la bassa attività di malattia (LLDAS) in una strategia treat-to-target (T2T).
Le complicanze infettive rappresentano una delle principali cause di morbilità e mortalità nei soggetti affetti da LES. Tra i diversi agenti patogeni, SARS-CoV-2 ha assunto particolare rilievo negli ultimi anni, sia per le conseguenze associate alla fase acuta di infezione, sia per i suoi effetti a lungo termine, con l’insorgenza della sindrome post-COVID o long COVID.
I pazienti con LES presentano sia una maggiore suscettibilità a sviluppare forme gravi di COVID-19 (associate ad un maggior tasso di ospedalizzazione, necessità di ventilazione meccanica e mortalità), sia un rischio aumentato di sviluppare la sindrome post-COVID; inoltre, l'infezione da SARS-CoV-2 può determinare in questi pazienti non solo riacutizzazioni della malattia di base, ma anche la comparsa di nuove manifestazioni autoimmuni. Rimane problematica la diagnosi differenziale tra long-COVID e patologia autoimmune di base a causa della sintomatologia clinica parzialmente sovrapponibile.
Obiettivo dello studio. Il presente studio si propone di analizzare la presentazione clinica e gli esiti dell’infezione da SARS-CoV-2, l’eventuale sviluppo di sintomatologia persistente e gli effetti a medio-lungo termine della vaccinazione anti-SARS-CoV-2 in una coorte monocentrica di pazienti affetti da LES.
Pazienti e metodi. È stato condotto uno studio osservazionale monocentrico su pazienti con diagnosi di LES che rispettassero i criteri classificativi EULAR/ACR 2019, seguiti presso la Lupus Clinic dell'Unità Operativa di Reumatologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana. I partecipanti sono stati arruolati consecutivamente durante le visite ambulatoriali di routine nel periodo compreso tra marzo e settembre 2023 e successivamente sottoposti a follow-up longitudinale a 6, 12, 18 e 24 mesi.
Per ciascun partecipante sono state raccolte informazioni demografiche, cliniche e terapeutiche relative al LES, insieme a dati relativi a eventuali infezioni da SARS-CoV-2, allo stato vaccinale e alla presenza di sintomi persistenti compatibili con long COVID. Tra gli outcome reumatologici sono stati considerati il mantenimento della stabilità clinica e la comparsa di riacutizzazioni (flares).
I pazienti senza documentata infezione da SARS-CoV-2 e/o non vaccinati hanno costituito il gruppo di controllo per l’analisi dei sintomi attribuibili al long COVID e per la valutazione dell’incidenza delle riacutizzazioni di malattia.
Risultati. Sono stati inclusi 152 pazienti con LES, prevalentemente di sesso femminile (93%) e di etnia caucasica, con età mediana di 48 anni e durata mediana di malattia di 16 anni. La coorte presentava una bassa attività di malattia al basale (SLEDAI-2K mediano = 2) e un limitato danno d’organo (SDI mediano = 1). Circa l’80% dei pazienti ha sviluppato almeno un’infezione da SARS-CoV-2, nella maggior parte dei casi con decorso benigno, ridotta necessità di ospedalizzazione e assenza di ricoveri in terapia intensiva.
Durante il follow-up prospettico di 24 mesi sono stati registrati 32 eventi infettivi, corrispondenti a un’incidenza di 10,5 eventi per 100 pazienti-anno. L’attività di malattia è rimasta stabilmente bassa nel corso dell’osservazione, con sostanziale stabilità del danno d’organo e una bassa incidenza di flare (7 eventi per 100 pazienti-anno). Non è stata osservata alcuna associazione tra l’infezione da SARS-CoV-2 e il rischio di riacutizzazioni o di progressione del danno d’organo.
Nei pazienti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 è stata riscontrata una maggiore frequenza iniziale di febbricola, anosmia, ageusia, tosse e disturbi del ritmo cardiaco; tali manifestazioni si sono risolte nella maggior parte dei casi entro una mediana di 1,4 settimane. Solo 5 pazienti (4%) hanno presentato sintomi persistenti oltre le 12 settimane, compatibili con sindrome post-COVID-19. Al follow-up di 24 mesi non sono emerse differenze significative nella prevalenza complessiva dei sintomi persistenti tra i pazienti con e senza precedente infezione da SARS-CoV-2. Inoltre, tra i soggetti con storia di COVID-19, nessuna delle variabili analizzate (SLEDAI-2K, SDI, fibromialgia e depressione) è risultata associata in modo significativo alla persistenza di sintomi.
Nella coorte analizzata, il trattamento con glucocorticoidi a basso dosaggio, csDMARDs, bDMARDs e idrossiclorochina, unitamente alla vaccinazione anti-SARS-CoV-2, ha mostrato un profilo di sicurezza favorevole, senza evidenze di un impatto negativo sull’attività del LES o sul decorso clinico dell’infezione.
Conclusioni. Nel complesso, i risultati ottenuti suggeriscono che l’infezione da SARS-CoV-2 non modifica l’evoluzione clinica del LES nei pazienti con malattia stabile, non determinando un aumento dell’attività di malattia, della frequenza dei flare o della progressione del danno d’organo. Le manifestazioni post-COVID-19 sono risultate prevalentemente transitorie, mentre la persistenza dei sintomi è stata osservata solo in una minoranza di pazienti. Infine, il buon profilo di sicurezza delle terapie immunomodulanti e della vaccinazione anti-SARS-CoV-2 ne supporta il mantenimento e l’impiego nella pratica clinica.
Lo spettro del coinvolgimento d'organo è molto ampio: nei soggetti affetti, a fianco dei sintomi costituzionali, si possono frequentemente riscontrare manifestazioni cliniche riferibili a numerosi distretti corporei, tra cui l'apparato muscoloscheletrico, la cute e le mucose, i reni, il sistema ematologico, le sierose e il sistema nervoso. La severità clinica è variabile e può spaziare da forme lievi a forme con interessamento d’organo maggiore potenzialmente life-threatening.
La diagnosi di LES si basa principalmente sulla valutazione clinica, integrata dai dati laboratoristici, dalle indagini strumentali e bioptiche. In questo contesto, la ricerca di autoanticorpi, sia aspecifici (ANA), sia più specifici di malattia (anti-dsDNA, anti-Sm, anti-nucleosomi, anti-fosfolipidi, ecc.), riveste un ruolo di rilievo.
I criteri classificativi maggiormente utilizzati in questi pazienti sono quelli EULAR/ACR del 2019: pur non essendo concepiti con finalità diagnostiche, costituiscono uno strumento di standardizzazione fondamentale ampiamente impiegato nella ricerca clinica.
La terapia del LES prevede l'utilizzo di antimalarici, glucocorticoidi, immunosoppressori convenzionali e farmaci biologici con lo scopo di ottenere la remissione (secondo DORIS) o almeno la bassa attività di malattia (LLDAS) in una strategia treat-to-target (T2T).
Le complicanze infettive rappresentano una delle principali cause di morbilità e mortalità nei soggetti affetti da LES. Tra i diversi agenti patogeni, SARS-CoV-2 ha assunto particolare rilievo negli ultimi anni, sia per le conseguenze associate alla fase acuta di infezione, sia per i suoi effetti a lungo termine, con l’insorgenza della sindrome post-COVID o long COVID.
I pazienti con LES presentano sia una maggiore suscettibilità a sviluppare forme gravi di COVID-19 (associate ad un maggior tasso di ospedalizzazione, necessità di ventilazione meccanica e mortalità), sia un rischio aumentato di sviluppare la sindrome post-COVID; inoltre, l'infezione da SARS-CoV-2 può determinare in questi pazienti non solo riacutizzazioni della malattia di base, ma anche la comparsa di nuove manifestazioni autoimmuni. Rimane problematica la diagnosi differenziale tra long-COVID e patologia autoimmune di base a causa della sintomatologia clinica parzialmente sovrapponibile.
Obiettivo dello studio. Il presente studio si propone di analizzare la presentazione clinica e gli esiti dell’infezione da SARS-CoV-2, l’eventuale sviluppo di sintomatologia persistente e gli effetti a medio-lungo termine della vaccinazione anti-SARS-CoV-2 in una coorte monocentrica di pazienti affetti da LES.
Pazienti e metodi. È stato condotto uno studio osservazionale monocentrico su pazienti con diagnosi di LES che rispettassero i criteri classificativi EULAR/ACR 2019, seguiti presso la Lupus Clinic dell'Unità Operativa di Reumatologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana. I partecipanti sono stati arruolati consecutivamente durante le visite ambulatoriali di routine nel periodo compreso tra marzo e settembre 2023 e successivamente sottoposti a follow-up longitudinale a 6, 12, 18 e 24 mesi.
Per ciascun partecipante sono state raccolte informazioni demografiche, cliniche e terapeutiche relative al LES, insieme a dati relativi a eventuali infezioni da SARS-CoV-2, allo stato vaccinale e alla presenza di sintomi persistenti compatibili con long COVID. Tra gli outcome reumatologici sono stati considerati il mantenimento della stabilità clinica e la comparsa di riacutizzazioni (flares).
I pazienti senza documentata infezione da SARS-CoV-2 e/o non vaccinati hanno costituito il gruppo di controllo per l’analisi dei sintomi attribuibili al long COVID e per la valutazione dell’incidenza delle riacutizzazioni di malattia.
Risultati. Sono stati inclusi 152 pazienti con LES, prevalentemente di sesso femminile (93%) e di etnia caucasica, con età mediana di 48 anni e durata mediana di malattia di 16 anni. La coorte presentava una bassa attività di malattia al basale (SLEDAI-2K mediano = 2) e un limitato danno d’organo (SDI mediano = 1). Circa l’80% dei pazienti ha sviluppato almeno un’infezione da SARS-CoV-2, nella maggior parte dei casi con decorso benigno, ridotta necessità di ospedalizzazione e assenza di ricoveri in terapia intensiva.
Durante il follow-up prospettico di 24 mesi sono stati registrati 32 eventi infettivi, corrispondenti a un’incidenza di 10,5 eventi per 100 pazienti-anno. L’attività di malattia è rimasta stabilmente bassa nel corso dell’osservazione, con sostanziale stabilità del danno d’organo e una bassa incidenza di flare (7 eventi per 100 pazienti-anno). Non è stata osservata alcuna associazione tra l’infezione da SARS-CoV-2 e il rischio di riacutizzazioni o di progressione del danno d’organo.
Nei pazienti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 è stata riscontrata una maggiore frequenza iniziale di febbricola, anosmia, ageusia, tosse e disturbi del ritmo cardiaco; tali manifestazioni si sono risolte nella maggior parte dei casi entro una mediana di 1,4 settimane. Solo 5 pazienti (4%) hanno presentato sintomi persistenti oltre le 12 settimane, compatibili con sindrome post-COVID-19. Al follow-up di 24 mesi non sono emerse differenze significative nella prevalenza complessiva dei sintomi persistenti tra i pazienti con e senza precedente infezione da SARS-CoV-2. Inoltre, tra i soggetti con storia di COVID-19, nessuna delle variabili analizzate (SLEDAI-2K, SDI, fibromialgia e depressione) è risultata associata in modo significativo alla persistenza di sintomi.
Nella coorte analizzata, il trattamento con glucocorticoidi a basso dosaggio, csDMARDs, bDMARDs e idrossiclorochina, unitamente alla vaccinazione anti-SARS-CoV-2, ha mostrato un profilo di sicurezza favorevole, senza evidenze di un impatto negativo sull’attività del LES o sul decorso clinico dell’infezione.
Conclusioni. Nel complesso, i risultati ottenuti suggeriscono che l’infezione da SARS-CoV-2 non modifica l’evoluzione clinica del LES nei pazienti con malattia stabile, non determinando un aumento dell’attività di malattia, della frequenza dei flare o della progressione del danno d’organo. Le manifestazioni post-COVID-19 sono risultate prevalentemente transitorie, mentre la persistenza dei sintomi è stata osservata solo in una minoranza di pazienti. Infine, il buon profilo di sicurezza delle terapie immunomodulanti e della vaccinazione anti-SARS-CoV-2 ne supporta il mantenimento e l’impiego nella pratica clinica.
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