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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-06262026-144048


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM6
URN
etd-06262026-144048
Titolo
Fragilità ossea e rischio fratturativo nella donna in menopausa: ruolo dei fattori di rischio, della Terapia Ormonale Sostitutiva e dei trattamenti farmacologici per l'osteoporosi.
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Relatori
.
relatore Prof. Luisi, Stefano
Parole chiave
  • fattori di rischio
  • fratture
  • menopausa
  • osteoporosi
  • terapia ormonale sostitutiva
Data inizio appello
14/07/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
14/07/2066
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
L’osteoporosi post-menopausale rappresenta una patologia scheletrica sistemica caratterizzata dalla compromissione della resistenza ossea e da un progressivo deterioramento della microarchitettura trabecolare, condizioni che predispongono la paziente a un elevato rischio di fratture da fragilità (o a basso carico). Il calo degli estrogeni circolanti che si verifica durante la transizione menopausale costituisce il principale fattore patogenetico per l'accelerazione del riassorbimento osseo mediato dagli osteoclasti. Storicamente, la Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS) è stata considerata il presidio di elezione per la prevenzione primaria del danno osseo; tuttavia, la sua diffusione clinica è stata pesantemente ostacolata dall'ormonofobia scaturita da una controversa e allarmistica interpretazione dei dati dello studio Women's Health Initiative (WHI) nei primi anni Duemila.Alla luce di questo complesso panorama prescrittivo, il presente studio osservazionale retrospettivo si pone l'obiettivo di valutare, nel contesto clinico "real-world", l'impatto della Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS), delle terapie antiriassorbitive specifiche per l'osso e dei principali fattori di rischio anamnestici sull'andamento della densità minerale ossea (T-score) e sull'incidenza di eventi fratturativi avversi.

La ricerca è stata condotta analizzando una coorte di 100 donne in stato di post-menopausa, afferite agli ambulatori dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana. I criteri di inclusione hanno previsto un'età anagrafica pari o superiore a 47 anni e una diagnosi densitometrica strumentale accertata (tramite esame MOC-DEXA) di osteopenia o osteoporosi. Le informazioni anamnestiche, cliniche e terapeutiche sono state raccolte in un database dedicato e sottoposte a rigorosa analisi statistica.L'elaborazione dei dati è stata condotta avvalendosi dell'ambiente di calcolo scientifico Python (librerie SciPy e Statsmodels). La normalità delle distribuzioni continue è stata indagata tramite il test di Shapiro-Wilk. Il confronto tra variabili è stato eseguito ricorrendo alla statistica inferenziale non parametrica (Test U di Mann-Whitney, Test del Chi-quadrato di Pearson e Test Esatto di Fisher). Al fine di identificare i predittori indipendenti per lo sviluppo di fratture, neutralizzando i potenziali fattori confondenti, è stato implementato un modello di Regressione Logistica Multivariata. Il livello di significatività statistica è stato fissato per un valore di p < 0.05.

Nella sezione dei risultati è emerso che l'età media del campione al momento dell'arruolamento è risultata pari a 63.4+/-8.0 anni, con un'età media all'insorgenza della menopausa di 49.0 anni. Il T-score femorale medio all'ultima valutazione si è attestato a -2.46 DS. L'endpoint clinico primario, rappresentato dall'insorgenza di almeno una frattura a basso carico (prevalentemente a carico del rachide e del polso), ha interessato il 31.0% della coorte in esame.L'esposizione globale alla TOS (N=32) non ha evidenziato differenze statisticamente significative nella riduzione del rischio fratturativo (p = 0.845) o nel miglioramento complessivo del T-score rispetto al gruppo di controllo non trattato. Tale dato, apparentemente in contrasto con l'efficacia biologica nota degli estrogeni, ha trovato giustificazione in una scarsa aderenza terapeutica generale: la durata media di assunzione si è attestata ad appena 4.8 anni, un intervallo temporale insufficiente per garantire una protezione scheletrica a lungo termine.Tuttavia, l'analisi di sottogruppo basata sulla molecola prescritta ha rivelato dinamiche di cruciale importanza clinica. Le pazienti trattate con estroprogestinici classici hanno registrato un abbandono estremamente precoce delle cure (durata media 3.6 anni). Al contrario, il sottogruppo in trattamento con Tibolone (uno steroide sintetico con attività tessuto-selettiva - STEAR) ha mantenuto la terapia per una media di 8.8 anni, evidenziando una differenza statisticamente significativa in termini di compliance (p = 0.047). Tale aderenza prolungata si è associata a un trend densitometrico lievemente più conservato, sostenuto dalla selettività recettoriale del Tibolone che, non stimolando la ghiandola mammaria, azzera l'ormonofobia e favorisce l'accettazione prolungata del farmaco da parte delle pazienti.L'analisi di regressione multivariata ha dimostrato come i reali driver del decadimento scheletrico siano l'età anagrafica (incremento del rischio del 5% per anno) e l'abitudine al fumo di sigaretta. Nelle fumatrici attive, l'aumento del rischio fratturativo ha mostrato un chiaro effetto dose-risposta proporzionale agli anni di esposizione e al carico tossico giornaliero, confermando l'azione citotossica diretta del tabagismo sul compartimento osteoblastico.Parallelamente, l'analisi delle comorbilità sistemiche ha fornito evidenze rassicuranti: le patologie tiroidee (nello specifico la Tiroidite di Hashimoto) non hanno determinato alcun aggravamento del quadro densitometrico (p = 1.000) o del rischio fratturativo, a dimostrazione di come un rigoroso compenso farmacologico endocrinologico riesca a neutralizzare il potenziale impatto negativo sull'osso.Infine, la valutazione dei trattamenti specifici per l'osteoporosi ha evidenziato una maggiore concentrazione di fratture nel sottogruppo trattato con farmaci antiriassorbitivi ad alta potenza (Bifosfonati e Denosumab). Tale evidenza rappresenta l'espressione di un classico bias di indicazione prescrittiva, testimoniando un'ottimale appropriatezza terapeutica all'interno del setting esaminato, in cui i farmaci di seconda linea vengono correttamente riservati ai soggetti con quadri strutturali già severamente compromessi.

In conclusione, l'assenza di un marcato effetto protettivo della TOS sul rischio fratturativo osservata nel presente studio riflette le criticità della pratica clinica, dove l'aderenza terapeutica risulta frequentemente inficiata dallo scetticismo e da sospensioni premature. In tale scenario, l'impiego di molecole a selettività tissutale come il Tibolone si conferma uno strumento imprescindibile nel counseling ginecologico per garantire la continuità terapeutica necessaria alla reale salvaguardia dell'architettura ossea. I risultati riaffermano altresì il peso patogenetico primario dell'invecchiamento e del tabagismo, imponendo l'implementazione precoce di programmi di disassuefazione dal fumo. Per i quadri di fragilità ossea conclamata e ad altissimo rischio di cedimento biomeccanico, l'impiego tempestivo di terapie antiriassorbitive specifiche permane il caposaldo ineludibile per la stabilizzazione strutturale della paziente.
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