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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-06222026-172643


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
URN
etd-06222026-172643
Titolo
Lo sviluppo della mediazione civile e commerciale
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
.
relatore Prof.ssa Zumpano, Maria Angela
Parole chiave
  • mediation
  • mediazione
Data inizio appello
13/07/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
L'elaborato si prefigge l'obiettivo di analizzare lo sviluppo, anche da un punto di vista storico, dell'istituto della mediazione civile e commerciale. Partendo dalle origini della civiltà umana è possibile risalire a delle forme di proto-mediazione, in cui, i litiganti, si facevano aiutare da un soggetto terzo per risolvere le loro controversie. Si possono ritrovare tracce di queste pratiche in quasi tutte le culture del mondo, dalla mezzaluna fertile, fino all'Europa occidentale. Pochi sono stati gli Stati che, in epoca moderna, si erano dotati di normative atte a disciplinare la mediazione, prima fra tutti è sicuramente la Francia, che ad essa dedicava leggi già dal XVIII. secolo. La mediazione intesa in senso moderno, trova le sue origini negli Stati Uniti a partire dagli anni Sessanta del novecento, come soluzione alla crisi che imperversava nei tribunali americani, sopraffatti dalla mole di lavoro. In Europa, invece, la mediazione si sviluppa più tardi nel tempo, verso la fine del XX. secolo, fino a raggiungere il culmine nel 2008, anno in cui la Comunità Europea emanò la direttiva 52/2008,
con la quale si disponeva un quadro generale volto a risolvere le controversie civili e commerciali transfrontaliere. Ciò non toglie il fatto che la direttiva invitava, ma non obbligava, gli Stati, ad espandere la direttiva anche ai casi nazionali. Pratica che è stata compiuta dalla maggior parte degli Stati membri. Questa direttiva aveva anche il compito di indicare la via maestra per le discipline nazionali, sia in termini di principi che di qualità, primo fra tutti quello della "riservatezza". Molti Stati si sono spinti oltre i sentieri indicati dalla direttiva, rendendo obbligatori alcuni aspetti che la direttiva si limitava ad ipotizzare, come ad esempio, l'Italia che ha reso il tentativo di mediazione obbligatorio per instaurare o proseguire nel processo.
Il costante aumento dell'utilizzazione della mediazione, come metodo alternativo di risoluzione delle controversie, è testimoniato anche dalla stipulazione della Convenzione di Singapore. Questo accordo ha lo scopo di facilitare il riconoscimento di un contratto internazionale frutto di una mediazione. ciò è possibile solo se la parte che richiede l'esecutività del contratto, dimostri che esso derivi da una mediazione, ed è possibile dimostrarlo in vari modi, dalla firma del mediatore, fino ad ogni evidenza utile.
Oltre a ciò, punta a creare un quadro normativo omogeneo che si possa applicare in cui i Paesi firmatari, disciplinando i principi base e le caratteristiche che deve rispettare la mediazione e gli attori del settore, comprese le parti. Quando si parla di Convenzione di Singapore, non si può non citare quella di NY sull'arbitrato, essendo le due convenzioni le due facce della stessa medaglia. Infatti, entrambi, mediazione e arbitrato, sono i due principali ADR che svolgono un ruolo preminente nella risoluzione di dispute internazionali, spesso adottando una giurisdizione ibrida, in cui il tentativo di mediazione viene svolto all'interno dell'arbitrato.
In un mondo sempre più interconnesso, in cui le economie statali sono dipendenti l'una dalle altre, riuscire a risolvere una disputa in modo rapido ed efficiente, sembra essere la prossima sfida giuridica del nostro secolo, soprattutto se si guarda alla mediazione, come un istituto in grado di preservare i rapporti sociali e commerciali fra le controparti.
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