Tesi etd-06222026-124452 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
URN
etd-06222026-124452
Titolo
L’istituto della rappresentazione nel sistema successorio italiano: ratio, ambito applicativo e questioni aperte.
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
.
relatore Prof. Pardini, Stefano
Parole chiave
- delazione ereditaria
- parentela
- rappresentazione successoria
- successione ereditaria
- successione per stirpi
Data inizio appello
13/07/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
13/07/2066
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
La presente tesi affronta lo studio dell’istituto della rappresentazione nel diritto delle successioni, disciplinato dagli artt. 467-469 del codice civile. Si tratta di un meccanismo attraverso il quale i discendenti possono subentrare nel luogo e nel grado del proprio ascendente quando quest’ultimo non possa o non voglia accettare l’eredità o il legato. La rappresentazione costituisce uno degli istituti più significativi del sistema successorio, poiché consente di preservare la continuità della trasmissione patrimoniale all’interno della famiglia, evitando che eventi quali la premorienza, l’indegnità o la rinuncia del chiamato determinino l’esclusione della sua stirpe dalla successione.
Lo studio prende le mosse dall’analisi delle origini storiche dell’istituto, con l’obiettivo di comprenderne le ragioni e la funzione all’interno del sistema successorio. In questa prospettiva vengono esaminate le prime forme di successione per stirpi sviluppatesi nel diritto romano, soffermandosi in particolare sulla figura dei sui heredes e sul meccanismo della successio in locum, generalmente considerato il precedente storico dell’attuale rappresentazione. L’attenzione si sposta poi sugli sviluppi introdotti dal diritto pretorio e dalla legislazione giustinianea, che contribuirono ad ampliare progressivamente l’ambito applicativo dell’istituto e a rafforzarne il ruolo nella tutela dei rapporti familiari. L’analisi prosegue attraverso il diritto intermedio e le elaborazioni della dottrina medievale, fino ad arrivare alle codificazioni moderne e al modello accolto dal Code civil francese, che ha esercitato una notevole influenza sulla successiva evoluzione della disciplina italiana.
Una parte importante del lavoro è dedicata all’evoluzione della rappresentazione nell’ordinamento italiano. Dopo aver esaminato le soluzioni adottate dai principali codici preunitari e dal Codice civile del 1865, vengono approfondite le scelte compiute dal legislatore del 1942, che ha collocato l’istituto tra le disposizioni generali sulle successioni, riconoscendone l’applicabilità sia nell’ambito della successione legittima sia in quello della successione testamentaria. Viene inoltre ricostruito il percorso che ha condotto al superamento delle tradizionali discriminazioni tra figli nati nel matrimonio e figli nati fuori dal matrimonio, culminato nella riforma del 2012 che ha definitivamente affermato il principio dell’unicità dello stato di figlio anche sul piano successorio.
Successivamente l’attenzione si concentra sui presupposti oggettivi necessari affinché la rappresentazione possa operare. A tal fine vengono analizzate le diverse situazioni in cui il chiamato all’eredità non è in grado di acquistare la delazione ereditaria oppure sceglie di non farlo. Sono quindi esaminate le ipotesi della premorienza, della commorienza, dell’indegnità, della dichiarazione di morte presunta, dell’assenza, della perdita del diritto di accettare l’eredità e della rinuncia. Particolare rilievo assume quest’ultima fattispecie, poiché la scelta del legislatore del 1942 di ammettere la rappresentazione anche nei confronti del rinunciante ha segnato un importante momento di evoluzione dell’istituto, superando orientamenti tradizionali che escludevano tale possibilità.
La tesi affronta inoltre il tema dei presupposti soggettivi della rappresentazione, soffermandosi sui soggetti che possono beneficiarne e sui limiti individuati dal legislatore. In questo contesto vengono esaminate le questioni relative al vincolo di parentela, alla capacità di succedere del rappresentante, alla posizione dei figli nati fuori dal matrimonio e agli effetti delle diverse forme di adozione. Un’attenzione particolare è riservata all’art. 468 c.c. e alla scelta legislativa di limitare la rappresentazione, nella linea collaterale, ai discendenti dei fratelli e delle sorelle del de cuius. Tale limitazione viene analizzata alla luce delle principali ricostruzioni dottrinali e degli orientamenti giurisprudenziali più significativi, evidenziando le problematiche che continuano a suscitare dibattito, soprattutto con riferimento all’esclusione di altri parenti collaterali e del coniuge.
Uno spazio specifico è dedicato alla rappresentazione nella successione testamentaria. L’analisi prende in considerazione il rapporto tra la volontà del testatore e il meccanismo previsto dalla legge, approfondendo i collegamenti tra rappresentazione, sostituzione ordinaria, accrescimento e trasmissione del diritto di accettare. Vengono inoltre esaminate alcune delle questioni interpretative più controverse, come quelle riguardanti i legati di usufrutto, i diritti di natura personale e l’istituzione diretta del nipote, ambiti nei quali il confronto tra dottrina e giurisprudenza rimane particolarmente vivace.
L’esame complessivo dell’istituto consente di coglierne la perdurante centralità nel sistema successorio. Nonostante le sue origini molto risalenti, la rappresentazione continua infatti a svolgere una funzione essenziale, permettendo di conciliare la tutela dei rapporti familiari con le esigenze di certezza nella circolazione dei beni e con il rispetto dell’autonomia privata del de cuius. Le numerose questioni interpretative che ancora oggi accompagnano l’applicazione dell’istituto dimostrano come esso non rappresenti soltanto una figura tradizionale del diritto delle successioni, ma continui a costituire uno strumento attuale e dinamico, capace di riflettere l’evoluzione del concetto di famiglia e delle esigenze di protezione che caratterizzano il moderno ordinamento successorio.
Lo studio prende le mosse dall’analisi delle origini storiche dell’istituto, con l’obiettivo di comprenderne le ragioni e la funzione all’interno del sistema successorio. In questa prospettiva vengono esaminate le prime forme di successione per stirpi sviluppatesi nel diritto romano, soffermandosi in particolare sulla figura dei sui heredes e sul meccanismo della successio in locum, generalmente considerato il precedente storico dell’attuale rappresentazione. L’attenzione si sposta poi sugli sviluppi introdotti dal diritto pretorio e dalla legislazione giustinianea, che contribuirono ad ampliare progressivamente l’ambito applicativo dell’istituto e a rafforzarne il ruolo nella tutela dei rapporti familiari. L’analisi prosegue attraverso il diritto intermedio e le elaborazioni della dottrina medievale, fino ad arrivare alle codificazioni moderne e al modello accolto dal Code civil francese, che ha esercitato una notevole influenza sulla successiva evoluzione della disciplina italiana.
Una parte importante del lavoro è dedicata all’evoluzione della rappresentazione nell’ordinamento italiano. Dopo aver esaminato le soluzioni adottate dai principali codici preunitari e dal Codice civile del 1865, vengono approfondite le scelte compiute dal legislatore del 1942, che ha collocato l’istituto tra le disposizioni generali sulle successioni, riconoscendone l’applicabilità sia nell’ambito della successione legittima sia in quello della successione testamentaria. Viene inoltre ricostruito il percorso che ha condotto al superamento delle tradizionali discriminazioni tra figli nati nel matrimonio e figli nati fuori dal matrimonio, culminato nella riforma del 2012 che ha definitivamente affermato il principio dell’unicità dello stato di figlio anche sul piano successorio.
Successivamente l’attenzione si concentra sui presupposti oggettivi necessari affinché la rappresentazione possa operare. A tal fine vengono analizzate le diverse situazioni in cui il chiamato all’eredità non è in grado di acquistare la delazione ereditaria oppure sceglie di non farlo. Sono quindi esaminate le ipotesi della premorienza, della commorienza, dell’indegnità, della dichiarazione di morte presunta, dell’assenza, della perdita del diritto di accettare l’eredità e della rinuncia. Particolare rilievo assume quest’ultima fattispecie, poiché la scelta del legislatore del 1942 di ammettere la rappresentazione anche nei confronti del rinunciante ha segnato un importante momento di evoluzione dell’istituto, superando orientamenti tradizionali che escludevano tale possibilità.
La tesi affronta inoltre il tema dei presupposti soggettivi della rappresentazione, soffermandosi sui soggetti che possono beneficiarne e sui limiti individuati dal legislatore. In questo contesto vengono esaminate le questioni relative al vincolo di parentela, alla capacità di succedere del rappresentante, alla posizione dei figli nati fuori dal matrimonio e agli effetti delle diverse forme di adozione. Un’attenzione particolare è riservata all’art. 468 c.c. e alla scelta legislativa di limitare la rappresentazione, nella linea collaterale, ai discendenti dei fratelli e delle sorelle del de cuius. Tale limitazione viene analizzata alla luce delle principali ricostruzioni dottrinali e degli orientamenti giurisprudenziali più significativi, evidenziando le problematiche che continuano a suscitare dibattito, soprattutto con riferimento all’esclusione di altri parenti collaterali e del coniuge.
Uno spazio specifico è dedicato alla rappresentazione nella successione testamentaria. L’analisi prende in considerazione il rapporto tra la volontà del testatore e il meccanismo previsto dalla legge, approfondendo i collegamenti tra rappresentazione, sostituzione ordinaria, accrescimento e trasmissione del diritto di accettare. Vengono inoltre esaminate alcune delle questioni interpretative più controverse, come quelle riguardanti i legati di usufrutto, i diritti di natura personale e l’istituzione diretta del nipote, ambiti nei quali il confronto tra dottrina e giurisprudenza rimane particolarmente vivace.
L’esame complessivo dell’istituto consente di coglierne la perdurante centralità nel sistema successorio. Nonostante le sue origini molto risalenti, la rappresentazione continua infatti a svolgere una funzione essenziale, permettendo di conciliare la tutela dei rapporti familiari con le esigenze di certezza nella circolazione dei beni e con il rispetto dell’autonomia privata del de cuius. Le numerose questioni interpretative che ancora oggi accompagnano l’applicazione dell’istituto dimostrano come esso non rappresenti soltanto una figura tradizionale del diritto delle successioni, ma continui a costituire uno strumento attuale e dinamico, capace di riflettere l’evoluzione del concetto di famiglia e delle esigenze di protezione che caratterizzano il moderno ordinamento successorio.
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