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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-06152026-171508


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
URN
etd-06152026-171508
Titolo
Dall’esegesi profana all’ermeneutica sacra: la ridefinizione dei modelli grammaticali pagani e le scelte traduttologiche nel Commentarius in Ionam di Gerolamo.
Dipartimento
FILOLOGIA, LETTERATURA E LINGUISTICA
Corso di studi
FILOLOGIA E STORIA DELL'ANTICHITA'
Relatori
.
relatore Prof. Ferri, Rolando
Parole chiave
  • esegesi
  • Gerolamo
  • Giona
  • Jerome
  • Profeti minori
Data inizio appello
03/07/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
03/07/2066
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Il presente lavoro intende concentrarsi sulle modalità e caratteristiche pregnanti dell’attività esegetica di Gerolamo nel suo commento al libro di Giona, ponendo attenzione anche ad altri testi in cui Gerolamo esplicita suoi interessi a livello storico-letterale – come è dimostrato dal frequente ricorso all’Hexapla e allusioni generali ad autori pagani. Ciò che vuole essere messo in risalto è il grado di interazione e continuità tra la tradizione cristiana e quella classica, attraverso la precisa mediazione della scuola del grammaticus. Lo scopo, quindi, è quello di dimostrare se la produzione esegetica geronimiana rifletta – attraverso le scelte traduttive e di commento linguistico – schemi culturali prettamente tardoantichi. L’originalità di Gerolamo risiede nell’uso del doppio lemma integrale: citando interamente sia la versione dall’ebraico che quella dei Settanta, egli evita la consueta struttura glossematica dei commentatori classici, garantendo una continuità di senso e di lettura (la consequentia) del brano analizzato. L’esegesi di Gerolamo, quindi, non è solo filologica, ma anche profondamente letteraria: egli traspone le competenze acquisite alla scuola dei grammatici pagani nel commento biblico, cercando di riscattare le Scritture dalla “mediocrità” stilistica delle vecchie traduzioni latine.
Gerolamo dimostra in generale di prestare molta attenzione a problemi linguistici, esegetici e critici, lungo la linea della divisione varroniana in quattro parti della disciplina grammaticale. Il modello fondamentale da prendere in considerazione (ancora prima di un confronto tra le varie opere di Gerolamo) è, quindi, quello del commento pagano. Le brevi considerazioni illustrate sui principi esegetici geronimiani possono essere facilmente confrontate con le modalità che osserviamo nell’opera di Donato. Il procedimento “etimologico-culturale” del Commentum Terenti influenza notevolmente il lavoro di Gerolamo, soprattutto nella necessità di confronto con un modello (il greco o l’ebraico) al fine di rafforzare anche la giustificazione delle scelte lessicali dell’autore. Una visione d’insieme delle linee di sviluppo dell’opera necessita, quindi, di una precisazione sulle caratteristiche del commento in Donato e in Servio.
Gerolamo sembra procedere sulla scorta della partizione dell’ars grammaticale in lectio, enarratio, emendatio e iudicio. Ai fini della nostra analisi, ritengo utile soffermarsi primariamente sui meccanismi dell’enarratio e il carattere glossematico di questo processo. Gerolamo dimostrerebbe un vivo interesse per il problema dell’ambiguità e della polisemia della lingua ebraica, una questione particolarmente sentita anche in ambienti pagani, e giustificata dallo stesso Gerolamo. In generale, egli dimostra una chiara conoscenza dei caratteri di polisemia, omonimia e ambiguità nella spiegazione delle glossemata delle Scritture. Un ulteriore strumento fondamentale dell’enarratio è τὸ τεχνικόν, cioè l’analisi retorica e grammaticale: l’interesse di Gerolamo per la spiegazione di elementi come il genere, il numero e il tempo verbale – ma anche tropi e schemata – riflette, quindi, l’eredità della grammatica latina classica. Inoltre, le sue conoscenze morfologiche della lingua ebraica sono evidenti in numerosi altri passi dei suoi commenti, e a loro volta riflettono la fitta presenza di tali tematiche nei lavori grammaticali pagani.
Tali caratteristiche dell’esegesi geronimiana possono essere concluse con alcune considerazioni sull’impostazione del commento (nei libri ai Profeti minori e, in particolare, in quello a Giona) in rapporto ai modelli esegetici precedenti. In primo luogo, appare significativo rilevare come l’autore non aderisca rigidamente alle “regole” esegetiche proprie dei commentari di Donato e Servio. Come già anticipato, la struttura del commento geronimiano è basata sull’adozione del doppio lemma integrale, per cui la traduzione che Gerolamo propone dell’originario ebraico viene affiancata da una traslitterazione del testo greco della traduzione dei LXX (verosimilmente la versione esaplarica). Per illustrare, quindi, le caratteristiche principali dell’In Ionam è necessario in primo luogo isolare le strutture fondamentali del commento (cioè la prefazione, il corpo stesso del commento e la conclusione) in modo da individuarne le peculiarità e operare una prima analisi linguistico-stilistica dei commenti dell’autore. In particolare, sulla metodologia esegetica geronimiana si può osservare dal commentum a Giona che essa è canonicamente caratterizzata dalla isolazione dei versetti biblici, affinché possano essere facilmente tradotti e commentati. Inoltre, è necessario sottolineare,
relativamente a tale metodologia, anche una spiccata tendenza al paragone con altri passi delle Scritture al fine di giustificare – solitamente – la diffusione di un determinato termine, nonché il significato stesso.
Il commento di Girolamo si caratterizza, quindi, per l’accostamento della sua traduzione dal testo ebraico originale e la versione greca dei LXX, da lui traslitterata in caratteri latini. La capacità del polilinguismo di Gerolamo non è da sottovalutare: in primo luogo il suo approccio e all’ebraico e al greco lo pone su un livello decisamente diverso da quello dei commenti di Donato, Servio e Porfirione. Se questi si collocano nella tendenza propria dei grammatici e commentatori romani che prediligevano un lavoro sulla propria lingua (sebbene non senza fitti riferimenti alla lingua greca, in particolare per quanto riguarda strutture retoriche, di pensiero e di linguaggio che provenivano direttamente dalla grammatica alessandrina), Gerolamo, in virtù della necessità di ritorno al fondamento linguistico del testo, propone un approccio che si basa proprio sul confronto diretto con le lingue di partenza. Nei commenti ai Profeti minori – come in altre opere – egli si rende conto dell’insufficienza della traduzione greca per procedere a un commento completo, inserendo frequentemente precisazioni che dimostrano il ricorso diretto all’ebraico. Girolamo intende proporre ai suoi lettori un prodotto che da una parte mantenga quella versione greca a cui ormai erano abituati (sebbene, come ribadisce più volte e in svariate occasioni, difettosa e non completa), dall’altra che non presenti però errori grossolani che possono essere evitati attraverso una dichiarata ricerca dell’hebraica veritas. Tali scelte metodologiche non sono, però, coerenti in tutta la raccolta dei commenti ai Dodici profeti, ma è anzi possibile cogliere una qualche evoluzione. Nell’In Ionam di fronte a 47 pericopi analizzate egli affianca la sua traduzione dall’ebraico a quella dei LXX, tranne in otto occorrenze in cui si limita a trascrivere solo la prima e sostituire la traduzione greca con l’avverbio similiter; in quei casi, quindi, la traduzione greca non si distinguerebbe notevolmente da quella ebraica. L’avverbio in relazione alla traduzione dei LXX compare molto raramente nei primi cinque commenti, mentre soltanto in quelli successivi all’In Ionam verrà adottato con più frequenza (se ne individuano, ad esempio, diciassette attestazioni nell’In Osee). Una simile evoluzione non è di immediata comprensione, e bisognerà tener conto di fattori disparati (le scelte stilistiche di Gerolamo, la velocità di stesura dei commenti…) che non sono sempre facilmente immaginabili. L’analisi del commento a Giona si muoverà, quindi, in questa direzione, analizzando progressivamente le principali strutture linguistiche, stilistiche e retoriche che Girolamo propone e valutandole nella totalità della sua produzione esegetica e nel confronto con pratiche a lui precedenti.
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