Tesi etd-06152026-115538 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
URN
etd-06152026-115538
Titolo
DALLA NORMA ALL’AZIONE: LE REGOLE DI INGAGGIO NELLE OPERAZIONI MARITTIME DI SICUREZZA E INTERDIZIONE NEL QUADRO GIURIDICO ITALIANO E INTERNAZIONALE
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
.
relatore C.F. (AN) Evangelisti, Alberto
Parole chiave
- art. 11 Costituzione
- diritto dei conflitti armati
- diritto internazionale umanitario
- Legal Advisor (LEGAD)
- operazioni di interdizione marittima (MIO/MSO)
- operazioni marittime di sicurezza
- pirateria
- Regole d'ingaggio (ROE)
- risoluzioni del Consiglio di Sicurezza ONU
- UNCLOS
Data inizio appello
09/07/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
09/07/2096
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
La tesi Dalla norma all'azione: le Regole di Ingaggio nelle operazioni marittime di sicurezza e interdizione nel quadro giuridico italiano e internazionale indaga la natura, la collocazione sistematica e l'applicazione concreta delle Rules of Engagement (ROE) nelle operazioni navali, muovendo da una domanda apparentemente elementare — che cosa sono, esattamente, le regole d'ingaggio? — che cela in realtà un problema classificatorio di notevole complessità.
Il primo capitolo affronta la natura giuridica delle ROE, descrivendole come strumenti ibridi situati in una zona intermedia tra norma di legge, ordine militare e direttiva politica: non sono né l'una né l'altra cosa in senso tecnico, e proprio questa irriducibilità costituisce, al contempo, la loro forza operativa e la loro vulnerabilità. L'analisi ricostruisce le principali tipologie — ROE permissive e restrittive, standing ROE e ROE di missione, Rules of Engagement e Rules for the Use of Force, legittima difesa individuale e di unità — e ne individua le fonti eterogenee, dagli atti internazionali vincolanti (Carta ONU, Convenzioni di Ginevra) al soft law (San Remo Manual del 1994, San Remo Handbook on ROE del 2009), fino alle direttive politiche nazionali e alle pubblicazioni della Marina Militare italiana (SMM-GEN-004 e SMM-GEN-009). Vengono inoltre esaminati il sistema normativo a tre livelli (jus ad bellum, jus in bello, diritto operativo interno), il continuum tra law enforcement e conduzione delle ostilità, il problema della classificazione dei documenti e del conseguente deficit di accountability, il caso Enrica Lexie come precedente paradigmatico, il parametro costituzionale dell'art. 11 e il ruolo del Legal Advisor (LEGAD) quale figura di mediazione tra norma e azione.
Il secondo capitolo delinea la cornice normativa internazionale. La UNCLOS del 1982 fissa il perimetro dei poteri esercitabili in ciascuna zona marittima e condiziona direttamente la struttura delle ROE; le Maritime Security Operations e le Maritime Interdiction Operations sono ricostruite nelle rispettive basi giuridiche, con approfondimento sulle procedure di visita, ispezione e abbordaggio (VBSS) e sull'escalation of force. Sono analizzate le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza adottate ai sensi del Capitolo VII come fonte primaria delle autorizzazioni all'uso della forza, l'architettura delle ROE in ambito NATO e UE e la loro dimensione temporale.
Il terzo capitolo dedica un'analisi approfondita alle MIO, dalla determinazione del livello di forza autorizzato alla gestione dell'escalation, dalla regolamentazione dell'abbordaggio consensuale e coattivo alla giurisprudenza internazionale rilevante (M/V Saiga No. 2, 1999; lodo Arctic Sunrise, 2015). Viene posta in rilievo la decisiva influenza del paradigma applicabile — law enforcement o diritto internazionale umanitario — sulla struttura delle ROE, e il regime innovativo di abbordaggio introdotto dall'art. 8bis del Protocollo SUA 2005 con il meccanismo del consenso tacito dello Stato di bandiera. Tre operazioni sono esaminate in chiave comparata: EUNAVFOR MED Irini, NATO Sea Guardian e la Proliferation Security Initiative.
Il quarto capitolo individua le tensioni applicative e i punti di rottura del sistema: la divergenza tra i parametri di proporzionalità del DIU e del diritto internazionale dei diritti umani; la pirateria come banco di prova nell'identificazione del bersaglio legittimo e nello status giuridico dei pirati; l'interdizione del traffico di armi nel rapporto con il principio di non intervento; la tutela delle persone vulnerabili e il principio di non-refoulement; i meccanismi di supervisione e accountability.
Il quinto capitolo propone un case study sull'operazione EUNAVFOR Atalanta, verificando le acquisizioni teoriche alla luce della prassi: il mandato fondato sulla Risoluzione ONU 1816/2008 e sulle successive decisioni PESC, la struttura interna delle ROE, la loro evoluzione nelle fasi operative, l'applicazione concreta negli abbordaggi documentati, il vuoto giurisdizionale nel trattamento dei pirati catturati, i national caveats italiani e il ruolo del LEGAD nazionale.
Le conclusioni evidenziano che le ROE costituiscono un sistema normativo a geometria variabile, la cui efficacia dipende dal bilanciamento tra conformità al diritto internazionale, flessibilità operativa e controllo democratico sull'uso della forza. L'ordinamento italiano, ancorato all'art. 11 della Costituzione, ha sviluppato un modello caratterizzato da un elevato grado di garanzie procedurali, che esige dai comandanti navali una formazione giuridica approfondita e canali decisionali rapidi. Le ROE emergono così non come strumento lineare e autosufficiente, ma come il precipitato fragile e continuamente rinegoziato di esigenze tendenzialmente divergenti.
Il primo capitolo affronta la natura giuridica delle ROE, descrivendole come strumenti ibridi situati in una zona intermedia tra norma di legge, ordine militare e direttiva politica: non sono né l'una né l'altra cosa in senso tecnico, e proprio questa irriducibilità costituisce, al contempo, la loro forza operativa e la loro vulnerabilità. L'analisi ricostruisce le principali tipologie — ROE permissive e restrittive, standing ROE e ROE di missione, Rules of Engagement e Rules for the Use of Force, legittima difesa individuale e di unità — e ne individua le fonti eterogenee, dagli atti internazionali vincolanti (Carta ONU, Convenzioni di Ginevra) al soft law (San Remo Manual del 1994, San Remo Handbook on ROE del 2009), fino alle direttive politiche nazionali e alle pubblicazioni della Marina Militare italiana (SMM-GEN-004 e SMM-GEN-009). Vengono inoltre esaminati il sistema normativo a tre livelli (jus ad bellum, jus in bello, diritto operativo interno), il continuum tra law enforcement e conduzione delle ostilità, il problema della classificazione dei documenti e del conseguente deficit di accountability, il caso Enrica Lexie come precedente paradigmatico, il parametro costituzionale dell'art. 11 e il ruolo del Legal Advisor (LEGAD) quale figura di mediazione tra norma e azione.
Il secondo capitolo delinea la cornice normativa internazionale. La UNCLOS del 1982 fissa il perimetro dei poteri esercitabili in ciascuna zona marittima e condiziona direttamente la struttura delle ROE; le Maritime Security Operations e le Maritime Interdiction Operations sono ricostruite nelle rispettive basi giuridiche, con approfondimento sulle procedure di visita, ispezione e abbordaggio (VBSS) e sull'escalation of force. Sono analizzate le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza adottate ai sensi del Capitolo VII come fonte primaria delle autorizzazioni all'uso della forza, l'architettura delle ROE in ambito NATO e UE e la loro dimensione temporale.
Il terzo capitolo dedica un'analisi approfondita alle MIO, dalla determinazione del livello di forza autorizzato alla gestione dell'escalation, dalla regolamentazione dell'abbordaggio consensuale e coattivo alla giurisprudenza internazionale rilevante (M/V Saiga No. 2, 1999; lodo Arctic Sunrise, 2015). Viene posta in rilievo la decisiva influenza del paradigma applicabile — law enforcement o diritto internazionale umanitario — sulla struttura delle ROE, e il regime innovativo di abbordaggio introdotto dall'art. 8bis del Protocollo SUA 2005 con il meccanismo del consenso tacito dello Stato di bandiera. Tre operazioni sono esaminate in chiave comparata: EUNAVFOR MED Irini, NATO Sea Guardian e la Proliferation Security Initiative.
Il quarto capitolo individua le tensioni applicative e i punti di rottura del sistema: la divergenza tra i parametri di proporzionalità del DIU e del diritto internazionale dei diritti umani; la pirateria come banco di prova nell'identificazione del bersaglio legittimo e nello status giuridico dei pirati; l'interdizione del traffico di armi nel rapporto con il principio di non intervento; la tutela delle persone vulnerabili e il principio di non-refoulement; i meccanismi di supervisione e accountability.
Il quinto capitolo propone un case study sull'operazione EUNAVFOR Atalanta, verificando le acquisizioni teoriche alla luce della prassi: il mandato fondato sulla Risoluzione ONU 1816/2008 e sulle successive decisioni PESC, la struttura interna delle ROE, la loro evoluzione nelle fasi operative, l'applicazione concreta negli abbordaggi documentati, il vuoto giurisdizionale nel trattamento dei pirati catturati, i national caveats italiani e il ruolo del LEGAD nazionale.
Le conclusioni evidenziano che le ROE costituiscono un sistema normativo a geometria variabile, la cui efficacia dipende dal bilanciamento tra conformità al diritto internazionale, flessibilità operativa e controllo democratico sull'uso della forza. L'ordinamento italiano, ancorato all'art. 11 della Costituzione, ha sviluppato un modello caratterizzato da un elevato grado di garanzie procedurali, che esige dai comandanti navali una formazione giuridica approfondita e canali decisionali rapidi. Le ROE emergono così non come strumento lineare e autosufficiente, ma come il precipitato fragile e continuamente rinegoziato di esigenze tendenzialmente divergenti.
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