Tesi etd-06152026-113915 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
URN
etd-06152026-113915
Titolo
La risposta della comunità internazionale alla guerra in Ucraina: profili giuridici e limiti del diritto internazionale
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
.
relatore C.V. (AN) Castronuovo, Giorgio
Parole chiave
- crisi russo-ucraina
- diritto internazionale
- guerra
- International Law
- Russia
- Russia-Ukraine crisis
- Ucraina
- Ukraine
- war
Data inizio appello
10/07/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
The armed attack perpetrated by the Russian Federation against Ukraine has severely undermined global stability. This study examines whether, in the face of a violation of a foundational principle of the international legal order, the international community possesses effective coercive instruments. In this regard, reference is made to Koskenniemi's observation, according to which international law is condemned to oscillate perpetually between an apology for contingent sovereign interests and a normative utopia detached from geopolitical reality.
By retracing the prohibition on the use of force and its relevant exceptions, the study assesses the reactive apparatus adopted by the international community: UN resolutions, the sanctions regime and the judgments of the ICJ and the ICC. Two opposing trends emerge from the research: on the one hand, an almost unanimous diplomatic condemnation, and on the other, the inherent paralysis of the UN architecture due to the necessary concert among the great powers.
In conclusion, the present paper does not recognize a complete systemic failure. Instead, the global legal order retains an important evaluative function and the capacity to impose strategic and reputational costs. The future resilience of the system will lie, as argued by Anne Peters, in the ability to converge peremptory norms, virtuous practices and operational tools into a coherent, shared and transparent system.
By retracing the prohibition on the use of force and its relevant exceptions, the study assesses the reactive apparatus adopted by the international community: UN resolutions, the sanctions regime and the judgments of the ICJ and the ICC. Two opposing trends emerge from the research: on the one hand, an almost unanimous diplomatic condemnation, and on the other, the inherent paralysis of the UN architecture due to the necessary concert among the great powers.
In conclusion, the present paper does not recognize a complete systemic failure. Instead, the global legal order retains an important evaluative function and the capacity to impose strategic and reputational costs. The future resilience of the system will lie, as argued by Anne Peters, in the ability to converge peremptory norms, virtuous practices and operational tools into a coherent, shared and transparent system.
Riassunto (Italiano)
L’attacco armato condotto dalla Federazione Russa ai danni dell’Ucraina ha incrinato gravemente la stabilità globale. Il presente lavoro esamina se, dinanzi alla violazione di un suo principio fondante, la comunità internazionale disponga di strumenti coercitivi efficaci. A tal proposito, si richiama l’osservazione di Koskenniemi, secondo cui il diritto internazionale appare condannato a oscillare perennemente tra un'apologia di interessi sovrani contingenti e un'utopia normativa avulsa dalla realtà geopolitica.
Ripercorrendo il divieto dell’uso della forza e le sue relative eccezioni, lo studio valuta l'apparato reattivo adottato dalla comunità internazionale: risoluzioni ONU, regime sanzionatorio e pronunce di CIG e CPI. Dalla ricerca emergono due direttrici contrapposte: da un lato, una condanna diplomatica quasi unanime e, dall’altro, la fisiologica paralisi dell’architettura onusiana dovuta al necessario concerto tra le grandi potenze.
In conclusione, il presente elaborato non riconosce un completo fallimento sistemico. L'ordinamento internazionale, invece, conserva un’importante funzione valutativa e la capacità di imporre costi strategici e reputazionali. La tenuta futura del sistema risiederà, come affermato da Anna Peters, dalla capacità di far convergere norme cogenti, prassi virtuose e strumenti operativi in un sistema coerente, condiviso e trasparente.
Ripercorrendo il divieto dell’uso della forza e le sue relative eccezioni, lo studio valuta l'apparato reattivo adottato dalla comunità internazionale: risoluzioni ONU, regime sanzionatorio e pronunce di CIG e CPI. Dalla ricerca emergono due direttrici contrapposte: da un lato, una condanna diplomatica quasi unanime e, dall’altro, la fisiologica paralisi dell’architettura onusiana dovuta al necessario concerto tra le grandi potenze.
In conclusione, il presente elaborato non riconosce un completo fallimento sistemico. L'ordinamento internazionale, invece, conserva un’importante funzione valutativa e la capacità di imporre costi strategici e reputazionali. La tenuta futura del sistema risiederà, come affermato da Anna Peters, dalla capacità di far convergere norme cogenti, prassi virtuose e strumenti operativi in un sistema coerente, condiviso e trasparente.
File
| Nome file | Dimensione |
|---|---|
| Tesi_G.M...IOTTI.pdf | 1.30 Mb |
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