Tesi etd-06152026-091538 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
URN
etd-06152026-091538
Titolo
IL DEMANIO MARITTIMO TRA REGIME PUBBLICISTICO ED ATTIVITÀ DEI PRIVATI. STORIA, ATTUALITÀ E FUTURO DEI REGIMI CONCESSORI.
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
.
relatore Prof. Bosetti, Francesco
Parole chiave
- Beni pubblici
- Concessioni
- Demanio marittimo
- Porti
- Proprietà
- Pubblica Amministrazione
Data inizio appello
10/07/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
10/07/2096
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
La presente tesi di laurea ha per oggetto la disciplina giuridica del demanio marittimo e dell'istituto della concessione demaniale nell'ordinamento italiano, analizzati nella loro dimensione storica, normativa e critica. Il lavoro muove dalla consapevolezza che questa materia costituisce uno dei terreni più fecondi e controversi del diritto pubblico contemporaneo, nel quale si intrecciano categorie civilistiche di antica tradizione, istituti di diritto amministrativo in continua evoluzione e principi di diritto dell'Unione europea capaci di incidere profondamente sugli assetti normativi interni.
L'obiettivo principale è quello di offrire una ricostruzione sistematica e rigorosa dell'intera materia, partendo dalle categorie fondamentali del diritto dei beni per giungere fino alle questioni più attuali relative alla compatibilità del sistema concessorio italiano con il diritto europeo, passando per l'analisi della struttura del demanio marittimo, del regime portuale, delle figure particolari delle darsene a secco e dei porti turistici, del procedimento concessorio e del ruolo del Corpo delle Capitanerie di porto.
Il lavoro è articolato in cinque capitoli che seguono un percorso logico progressivo, dal generale al particolare. Il primo capitolo costituisce il fondamento teorico dell'intera trattazione. Partendo dalla nozione di bene giuridico elaborata dall'art. 810 c.c. — inteso come qualsiasi entità materiale o ideale suscettibile di formare oggetto di diritti — il capitolo ripercorre le principali distinzioni tra beni (mobili/immobili, fungibili/infungibili, consumabili/inconsumabili, divisibili/indivisibili) per poi concentrarsi sulla categoria dei beni pubblici. La classificazione codicistica degli artt. 822 e ss. c.c. distingue tra beni demaniali, beni patrimoniali indisponibili e beni patrimoniali disponibili. Il capitolo approfondisce i modi di uso dei beni pubblici (uso diretto, uso generale, uso particolare, uso privatistico), la categoria intermedia dei beni privati di interesse pubblico, e i diritti reali costituibili sui beni demaniali: diritto di superficie, servitù, diritti d'uso pubblico e usi civici. Il secondo capitolo approfondisce la tipologia e il regime giuridico dei beni demaniali. Vengono distinti il demanio necessario (marittimo, idrico, militare), che appartiene necessariamente allo Stato, e il demanio accidentale (strade, acquedotti, beni culturali), che diviene demaniale solo se e finché appartiene a un ente pubblico territoriale. Vengono analizzati i caratteri fondamentali dei beni demaniali — inalienabilità, incommerciabilità, insuscettibilità di usucapione — e i poteri di autotutela dell'Amministrazione. Il capitolo si occupa inoltre del regime dei beni patrimoniali disponibili e indisponibili, nonché del processo di federalismo demaniale avviato con il d.lgs. n. 85/2010, con particolare attenzione alle modalità di trasferimento dei beni dallo Stato agli enti territoriali. Cuore della tesi, questo capitolo analizza in profondità la disciplina del demanio marittimo secondo il combinato disposto degli artt. 822 c.c. e 28 Cod. Nav. I beni che lo compongono — lido del mare, spiagge, porti, rade, lagune, foci dei fiumi e canali ad uso pubblico marittimo — vengono esaminati nella loro identità fisica e nel loro regime giuridico. Particolare attenzione è dedicata alle vicende della demanialità marittima: nascita (ex re per i beni naturali, per atto d'impero per quelli artificiali), modificazione funzionale (art. 34 Cod. Nav.) e sdemanializzazione (art. 35 Cod. Nav.), con l'annoso dibattito sulla natura dichiarativa o costitutiva di quest'ultimo provvedimento. Il capitolo esamina poi il complesso processo di devoluzione delle funzioni amministrative dallo Stato alle Regioni e ai Comuni, l'evoluzione che ha portato alla distinzione tra demanio costiero e demanio portuale, e la disciplina dei porti di cui alla l. n. 84/1994. Ampio spazio è dedicato alle figure problematiche delle darsene a secco e dei porti turistici: i criteri giurisprudenziali elaborati — fisico-morfologico e funzionale — per determinare se una darsena costruita su area privata appartenga al demanio, e il regime giuridico del porto turistico costruito in concessione, ivi compreso il contratto di ormeggio nelle sue diverse qualificazioni (locazione, deposito, contratto unilateralmente predisposto, subconcessione). Il quarto capitolo ricostruisce l'evoluzione storico-giuridica dell'istituto concessorio: dalle origini ottocentesche, in cui le concessioni erano qualificate come contratti privatistici (seconda metà dell'Ottocento), passando per la fase dell'atto amministrativo unilaterale (dal 1880), fino alla figura della «concessione-contratto» elaborata nei primi del Novecento, che ha rappresentato il modello dominante fino ai giorni nostri. Vengono poi analizzate la natura giuridica della concessione, le differenze con le autorizzazioni, le diverse tipologie (traslativa, costitutiva; di beni, di servizi, di opere), il procedimento di rilascio e la competenza degli uffici pubblici (Stato, Regioni, Comuni). Un'ampia sezione è dedicata alla Direttiva Bolkestein 2006/123/CE e al suo impatto dirompente sul sistema italiano: il diritto di insistenza (poi abrogato), il meccanismo di rinnovo automatico, le due procedure di infrazione avviate dalla Commissione europea (n. 2008/4908 e n. 2010/2734), le sentenze dell'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato del 2021 (nn. 17 e 18) che hanno sancito definitivamente l'incompatibilità del regime di proroga con il diritto europeo. Il capitolo si chiude con l'analisi del canone, delle cause di cessazione del rapporto concessorio (scadenza, revoca, decadenza) e delle regole sul subingresso e sulla restituzione dei beni. L'ultimo capitolo esamina il ruolo del Corpo delle Capitanerie di porto - Guardia Costiera quale presidio operativo dello Stato sul territorio costiero e marittimo. Vengono analizzate le competenze in materia di demanio: sorveglianza, polizia demaniale, autotutela esecutiva (ordini di ripristino, demolizioni d'ufficio), accertamento delle occupazioni abusive (art. 1161 Cod. Nav.), delimitazione e fissazione dei confini demaniali. Il capitolo mette in luce come, senza un'autorità capace di garantire l'integrità del patrimonio costiero, l'intero sistema di tutela rimarrebbe lettera morta, e come il Corpo sia chiamato a operare in un contesto di governance pluralistica che richiede costante coordinamento tra Stato, Regioni, Comuni e Autorità portuali.
Il confronto tra interesse pubblico e iniziativa privata. La tesi affronta con approccio critico la tensione fondamentale che attraversa l'intera materia: il demanio marittimo è per definizione patrimonio collettivo, ma la sua valorizzazione economica avviene attraverso la concessione di un uso esclusivo a soggetti privati. La concessione diventa così lo strumento attraverso cui si realizza una «commistione di interessi» — l'interesse pubblico al buon governo delle coste e l'interesse privato all'attività economica — che il diritto deve saper bilanciare.
Il nodo irrisolto della Direttiva Bolkestein. Uno dei contributi più significativi della tesi riguarda la ricostruzione del conflitto tra ordinamento interno ed europeo in materia di concessioni balneari. Vengono analizzate nel dettaglio le due procedure di infrazione, i successivi interventi normativi italiani — spesso tardivi o inadeguati — e le sentenze dell'Adunanza Plenaria del 2021, che hanno imposto la necessità di gare ad evidenza pubblica. Il quadro che ne emerge è quello di una riforma incompiuta, segnata da proroghe reiterate e incertezze applicative, che ancora oggi attende una soluzione definitiva.
La distinzione tra demanio costiero e demanio portuale. La tesi ricostruisce l'emersione, in via dottrinale e normativa, della distinzione tra le due categorie del demanio marittimo: il demanio portuale, caratterizzato dalla funzione di punto di incontro tra traffici marittimi e terrestri, e il demanio costiero, destinato prevalentemente a usi turistico-ricreativi. Tale distinzione, non presente nel Codice civile né nel Codice della navigazione, si è affermata a partire dal D.P.R. n. 616/1977 e ha profondamente inciso sul riparto di competenze tra Stato, Regioni e Comuni.
Le figure problematiche di darsene a secco e porti turistici. La tesi offre un'ampia ricostruzione del dibattito giurisprudenziale e dottrinale sulla natura giuridica delle darsene costruite a secco su area privata (demanio o proprietà privata?) e dei porti turistici realizzati da privati in regime di concessione. Dalla sentenza della Cass. n. 968/1979 all'arrêt del Consiglio di Stato n. 1601/2003, fino alla pronuncia della Corte costituzionale del 2008, si ricostruisce l'evoluzione degli orientamenti che hanno definito i criteri vigenti. La tesi giunge alla conclusione che il diritto del demanio marittimo rappresenti un settore in perenne evoluzione, nel quale la sedimentazione di norme, interpretazioni e prassi storiche si scontra continuamente con le esigenze di modernizzazione e conformità al diritto europeo. Il modello normativo italiano, costruito attorno alla stabilità dei rapporti concessori e alla tutela degli investitori storici, mostra evidenti difficoltà nell'adattarsi ai principi di trasparenza, non discriminazione e libertà di stabilimento imposti dall'Unione europea.
Il lavoro evidenzia come la qualità dell'ordinamento si misuri, in ultima istanza, nella sua capacità di dare risposte coerenti e durature alle tensioni sottostanti: la tutela del patrimonio costiero collettivo, la valorizzazione economica delle risorse, le istanze dei concessionari storici, la concorrenza nel mercato interno europeo e la certezza del diritto per tutti gli operatori del settore. Una riforma organica e definitiva del settore, ancora mancante, appare come l'esigenza più urgente per uscire dallo stato di prolungata incertezza normativa che penalizza sia l'Amministrazione sia gli operatori economici.
L'obiettivo principale è quello di offrire una ricostruzione sistematica e rigorosa dell'intera materia, partendo dalle categorie fondamentali del diritto dei beni per giungere fino alle questioni più attuali relative alla compatibilità del sistema concessorio italiano con il diritto europeo, passando per l'analisi della struttura del demanio marittimo, del regime portuale, delle figure particolari delle darsene a secco e dei porti turistici, del procedimento concessorio e del ruolo del Corpo delle Capitanerie di porto.
Il lavoro è articolato in cinque capitoli che seguono un percorso logico progressivo, dal generale al particolare. Il primo capitolo costituisce il fondamento teorico dell'intera trattazione. Partendo dalla nozione di bene giuridico elaborata dall'art. 810 c.c. — inteso come qualsiasi entità materiale o ideale suscettibile di formare oggetto di diritti — il capitolo ripercorre le principali distinzioni tra beni (mobili/immobili, fungibili/infungibili, consumabili/inconsumabili, divisibili/indivisibili) per poi concentrarsi sulla categoria dei beni pubblici. La classificazione codicistica degli artt. 822 e ss. c.c. distingue tra beni demaniali, beni patrimoniali indisponibili e beni patrimoniali disponibili. Il capitolo approfondisce i modi di uso dei beni pubblici (uso diretto, uso generale, uso particolare, uso privatistico), la categoria intermedia dei beni privati di interesse pubblico, e i diritti reali costituibili sui beni demaniali: diritto di superficie, servitù, diritti d'uso pubblico e usi civici. Il secondo capitolo approfondisce la tipologia e il regime giuridico dei beni demaniali. Vengono distinti il demanio necessario (marittimo, idrico, militare), che appartiene necessariamente allo Stato, e il demanio accidentale (strade, acquedotti, beni culturali), che diviene demaniale solo se e finché appartiene a un ente pubblico territoriale. Vengono analizzati i caratteri fondamentali dei beni demaniali — inalienabilità, incommerciabilità, insuscettibilità di usucapione — e i poteri di autotutela dell'Amministrazione. Il capitolo si occupa inoltre del regime dei beni patrimoniali disponibili e indisponibili, nonché del processo di federalismo demaniale avviato con il d.lgs. n. 85/2010, con particolare attenzione alle modalità di trasferimento dei beni dallo Stato agli enti territoriali. Cuore della tesi, questo capitolo analizza in profondità la disciplina del demanio marittimo secondo il combinato disposto degli artt. 822 c.c. e 28 Cod. Nav. I beni che lo compongono — lido del mare, spiagge, porti, rade, lagune, foci dei fiumi e canali ad uso pubblico marittimo — vengono esaminati nella loro identità fisica e nel loro regime giuridico. Particolare attenzione è dedicata alle vicende della demanialità marittima: nascita (ex re per i beni naturali, per atto d'impero per quelli artificiali), modificazione funzionale (art. 34 Cod. Nav.) e sdemanializzazione (art. 35 Cod. Nav.), con l'annoso dibattito sulla natura dichiarativa o costitutiva di quest'ultimo provvedimento. Il capitolo esamina poi il complesso processo di devoluzione delle funzioni amministrative dallo Stato alle Regioni e ai Comuni, l'evoluzione che ha portato alla distinzione tra demanio costiero e demanio portuale, e la disciplina dei porti di cui alla l. n. 84/1994. Ampio spazio è dedicato alle figure problematiche delle darsene a secco e dei porti turistici: i criteri giurisprudenziali elaborati — fisico-morfologico e funzionale — per determinare se una darsena costruita su area privata appartenga al demanio, e il regime giuridico del porto turistico costruito in concessione, ivi compreso il contratto di ormeggio nelle sue diverse qualificazioni (locazione, deposito, contratto unilateralmente predisposto, subconcessione). Il quarto capitolo ricostruisce l'evoluzione storico-giuridica dell'istituto concessorio: dalle origini ottocentesche, in cui le concessioni erano qualificate come contratti privatistici (seconda metà dell'Ottocento), passando per la fase dell'atto amministrativo unilaterale (dal 1880), fino alla figura della «concessione-contratto» elaborata nei primi del Novecento, che ha rappresentato il modello dominante fino ai giorni nostri. Vengono poi analizzate la natura giuridica della concessione, le differenze con le autorizzazioni, le diverse tipologie (traslativa, costitutiva; di beni, di servizi, di opere), il procedimento di rilascio e la competenza degli uffici pubblici (Stato, Regioni, Comuni). Un'ampia sezione è dedicata alla Direttiva Bolkestein 2006/123/CE e al suo impatto dirompente sul sistema italiano: il diritto di insistenza (poi abrogato), il meccanismo di rinnovo automatico, le due procedure di infrazione avviate dalla Commissione europea (n. 2008/4908 e n. 2010/2734), le sentenze dell'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato del 2021 (nn. 17 e 18) che hanno sancito definitivamente l'incompatibilità del regime di proroga con il diritto europeo. Il capitolo si chiude con l'analisi del canone, delle cause di cessazione del rapporto concessorio (scadenza, revoca, decadenza) e delle regole sul subingresso e sulla restituzione dei beni. L'ultimo capitolo esamina il ruolo del Corpo delle Capitanerie di porto - Guardia Costiera quale presidio operativo dello Stato sul territorio costiero e marittimo. Vengono analizzate le competenze in materia di demanio: sorveglianza, polizia demaniale, autotutela esecutiva (ordini di ripristino, demolizioni d'ufficio), accertamento delle occupazioni abusive (art. 1161 Cod. Nav.), delimitazione e fissazione dei confini demaniali. Il capitolo mette in luce come, senza un'autorità capace di garantire l'integrità del patrimonio costiero, l'intero sistema di tutela rimarrebbe lettera morta, e come il Corpo sia chiamato a operare in un contesto di governance pluralistica che richiede costante coordinamento tra Stato, Regioni, Comuni e Autorità portuali.
Il confronto tra interesse pubblico e iniziativa privata. La tesi affronta con approccio critico la tensione fondamentale che attraversa l'intera materia: il demanio marittimo è per definizione patrimonio collettivo, ma la sua valorizzazione economica avviene attraverso la concessione di un uso esclusivo a soggetti privati. La concessione diventa così lo strumento attraverso cui si realizza una «commistione di interessi» — l'interesse pubblico al buon governo delle coste e l'interesse privato all'attività economica — che il diritto deve saper bilanciare.
Il nodo irrisolto della Direttiva Bolkestein. Uno dei contributi più significativi della tesi riguarda la ricostruzione del conflitto tra ordinamento interno ed europeo in materia di concessioni balneari. Vengono analizzate nel dettaglio le due procedure di infrazione, i successivi interventi normativi italiani — spesso tardivi o inadeguati — e le sentenze dell'Adunanza Plenaria del 2021, che hanno imposto la necessità di gare ad evidenza pubblica. Il quadro che ne emerge è quello di una riforma incompiuta, segnata da proroghe reiterate e incertezze applicative, che ancora oggi attende una soluzione definitiva.
La distinzione tra demanio costiero e demanio portuale. La tesi ricostruisce l'emersione, in via dottrinale e normativa, della distinzione tra le due categorie del demanio marittimo: il demanio portuale, caratterizzato dalla funzione di punto di incontro tra traffici marittimi e terrestri, e il demanio costiero, destinato prevalentemente a usi turistico-ricreativi. Tale distinzione, non presente nel Codice civile né nel Codice della navigazione, si è affermata a partire dal D.P.R. n. 616/1977 e ha profondamente inciso sul riparto di competenze tra Stato, Regioni e Comuni.
Le figure problematiche di darsene a secco e porti turistici. La tesi offre un'ampia ricostruzione del dibattito giurisprudenziale e dottrinale sulla natura giuridica delle darsene costruite a secco su area privata (demanio o proprietà privata?) e dei porti turistici realizzati da privati in regime di concessione. Dalla sentenza della Cass. n. 968/1979 all'arrêt del Consiglio di Stato n. 1601/2003, fino alla pronuncia della Corte costituzionale del 2008, si ricostruisce l'evoluzione degli orientamenti che hanno definito i criteri vigenti. La tesi giunge alla conclusione che il diritto del demanio marittimo rappresenti un settore in perenne evoluzione, nel quale la sedimentazione di norme, interpretazioni e prassi storiche si scontra continuamente con le esigenze di modernizzazione e conformità al diritto europeo. Il modello normativo italiano, costruito attorno alla stabilità dei rapporti concessori e alla tutela degli investitori storici, mostra evidenti difficoltà nell'adattarsi ai principi di trasparenza, non discriminazione e libertà di stabilimento imposti dall'Unione europea.
Il lavoro evidenzia come la qualità dell'ordinamento si misuri, in ultima istanza, nella sua capacità di dare risposte coerenti e durature alle tensioni sottostanti: la tutela del patrimonio costiero collettivo, la valorizzazione economica delle risorse, le istanze dei concessionari storici, la concorrenza nel mercato interno europeo e la certezza del diritto per tutti gli operatori del settore. Una riforma organica e definitiva del settore, ancora mancante, appare come l'esigenza più urgente per uscire dallo stato di prolungata incertezza normativa che penalizza sia l'Amministrazione sia gli operatori economici.
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