Tesi etd-06082026-072448 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM6
URN
etd-06082026-072448
Titolo
Desincronizzazione circadiana e suscettibilità agli infortuni nei calciatori professionsti
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Relatori
.
relatore Prof. Faraguna, Ugo
tutor Prof. Frumento, Paolo
tutor Prof. Frumento, Paolo
Parole chiave
- Desincronizzazione circadiana
- Football injuries
- Infortuni nel calcio
- Jet lag
Data inizio appello
23/06/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
23/06/2096
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Introduzione: Il calcio professionistico moderno è caratterizzato da un’esasperazione dei ritmi di gioco e da un severo congestionamento del calendario agonistico, fattori che espongono gli atleti a un elevato rischio lesivo. In questo contesto, le soste internazionali FIFA rappresentano un momento di massima criticità: al rientro dagli impegni con le nazionali, i club si trovano a dover gestire il cosiddetto “Virus FIFA”, ovvero un calo delle performance e una maggiore incidenza di traumi fisici. L’aggravante principale di tale fenomeno risiede nei lunghi voli transmeridiani, i quali causano una travel fatigue transitoria, ma soprattutto un prolungato jet lag. Quest’ultimo provoca una sindrome da desincronizzazione circadiana che altera profondamente l’omeostasi dell’atleta e l’efficienza del sonno, esponendo ad infortuni.
Scopo dello studio: L’obiettivo dello studio è analizzare gli effetti della desincronizzazione circadiana da jet lag sull’incidenza degli infortuni negli atleti professionisti. Nello specifico, gli obiettivi dello studio sono: analizzare l’incremento degli infortuni di qualsivoglia natura nel periodo immediatamente successivo alle soste internazionali FIFA rispetto al periodo immediatamente precedente, considerando tutte le soste che sono state effettuate dal 2020 al 2025. Inoltre, lo studio intende confrontare l’andamento degli infortuni fra gruppi di atleti che differiscono per lo scarto orario che intercorre fra la sede del club in cui sono tesserati e il Paese di nazionalità sportiva, ossia il Paese della nazionale da cui potrebbero essere convocati in occasione delle soste. Infatti, fra questi vi sono atleti che sono stati convocati e che hanno pertanto compiuto viaggi intermeridiani di lunghezza variabile, esponendosi a fenomeni di jet lag di entità differente. Infine, l’obiettivo è analizzare l’incremento degli infortuni suddivisi in cinque macrogruppi principali (“muscle injuries”, “ligament/joint injuries”, “bone injuries”,“illness”, “others”) all’interno del gruppo di atleti il cui Paese di nazionalità sportiva presenta una differenza di almeno un fuso orario dalla sede del club nel quale sono tesserati, al momento dell’infortunio.
Materiali e metodi: Il campione utilizzato nello studio si compone di 4006 atleti calciatori professionisti, appartenenti ai club dei 5 principali campionati europei: Serie A, Premier League, La Liga, Bundesliga e Ligue 1. I dati analizzati nel presente studio sono stati ricavati unendo le informazioni contenute in due dataset, entrambi disponibili sulla piattaforma Kaggle: European football injuries 2020 – 2025 e Football Data from Transfermarkt – file Players. Il primo, che comprende un totale di 15.603 eventi lesivi, è stato incrociato con il secondo, al fine di integrare la nazionalità sportiva (country_of_citizenship) di ciascun atleta. Durante l’unione dei due database, i record ambigui o sprovvisti di un riscontro anagrafico assolutamente certo sono stati esclusi dal campione, tramite una funzione di Drop NA (che prevede l’eliminazione automatica delle righe contenenti valori "non assegnati" o dati mancanti). Mediante tale pulizia dei dati, è stato prodotto un dataset finale di 15.434 eventi, associati in modo univoco e verificato alla nazionalità sportiva dell’atleta. Ai fini di stratificare l’analisi confrontando i tassi di infortunio fra atleti di gruppi differenti, il dataset finale è stato ulteriormente integrato con la variabile “jet-lag”, calcolata quantificando la differenza oraria esatta tra il Paese in cui ha sede il club di appartenenza dell’atleta e il Paese della Nazionale che può convocarlo durante le FIFA breaks. Il calcolo non si è avvalso di scarti orari statici, ma è stato effettuato un calcolo dinamico retrospettivo: per ogni singolo periodo di osservazione, è stata calcolata la differenza esatta di fuso orario tra i due Paesi nel giorno preciso dell’infortunio, tenendo conto dell’orario effettivo, solare o legale, in vigore in quella specifica data. Disaggregare l’intero campione attraverso la variabile “jet-lag” ha permesso di dividere tutti gli atleti in due gruppi principali: nel gruppo “jet-lag = 0” la differenza di fuso orario in questione è minore di un fuso, mentre nel gruppo “jet-lag ≠ 0” è di almeno un fuso orario.
Analisi statistica e risultati: Attraverso l’analisi statistica è stato calcolato il numero complessivo di infortuni nel periodo immediatamente successivo al termine delle soste internazionali e in quello immediatamente precedente all’inizio delle stesse, considerando periodi di lunghezza differente: 1, 2, 3 e 4 settimane. Quindi è stato calcolato un event ratio, corrispondente al rapporto fra il numero di infortuni nel
periodo immediatamente successivo alle soste rispetto al numero di infortuni nel periodo immediatamente precedente, accompagnato da un intervallo di confidenza al 95% e dal p-value. Per l’intero campione, l’event ratio calcolato per periodi di 7 giorni evidenzia un incremento del numero di infortuni statisticamente significativo (ER= 1,11; 95% CI: 1,03-1,19; p-value: 0,004), così come l’event ratio calcolato per periodi di 14 giorni (ER= 1,08; 95% CI: 1,03-1,13; p-value: 0,003). L’analisi dimostra con risultati statisticamente significativi che durante la finestra dei primi 7 e dei primi 14 giorni, immediatamente successivi alle soste, si verifica un incremento del numero degli infortuni; mentre estendendo la finestra temporale per i primi 21 e 28 giorni attorno alle soste, il numero degli infortuni risulta omogeneo. L’analisi è stata successivamente disaggregata per la variabile denominata “jet-lag”. Nel gruppo di atleti “jet-lag = 0”, nessuno dei risultati indica un incremento statisticamente significativo di infortuni nel periodo immediatamente successivo alle soste, con il numero di infortuni prima e dopo le soste che risulta omogeneo e comparabile. Al contrario, nel gruppo di atleti “jet-lag ≠ 0”, i risultati hanno dimostrato un incremento degli infortuni molto significativo nei periodi di 7 e 14 giorni immediatamente successivi alle soste. Nello specifico, per periodi di 7 giorni l'event ratio è ER= 1,23 (95% CI: 1,1-1,39; p-value: <0,001) e per periodi di 14 giorni è ER= 1,18 (95% CI: 1,09-1,28; p-value: <0,001). Per un'analisi più dettagliata, è stato calcolato un secondo event ratio, corrispondente al rapporto fra il numero di infortuni nella settimana immediatamente successiva alla fine delle soste (0w) e il valore medio delle altre quattro settimane considerate (-1w, -2w, 1w, 2w). Nel gruppo “jet-lag ≠ 0”, il risultato dimostra un incremento degli infortuni statisticamente significativo nella settimana 0w rispetto alla media, con un event ratio pari a 1,17 (95% CI: 1,04-1,31; p-value: 0,009). Infine, l'incremento degli infortuni suddivisi in cinque macrogruppi principali
(“muscle injuries”, “ligament/joint injuries”, “bone injuries”, “illness”, “others”) all'interno del gruppo “jet-lag ≠ 0” ha evidenziato risultati statisticamente significativi in categorie specifiche. Nel gruppo “ligament/joint injuries” si rileva un incremento significativo nei 14 giorni seguenti la sosta rispetto ai 14 giorni precedenti (ER= 1,23; 95% CI: 1,06-1,44; p-value: 0,007); nel gruppo “muscle injuries” l'incremento è significativo per i periodi di 7 giorni (ER= 1,26; 95% CI: 1,05-1,52; p-value: 0,014) e 14 giorni (ER= 1,18; 95% CI: 1,04-1,35; p-value: 0,011). Nel gruppo “illness” si è raggiunta la significatività solamente nel rapporto fra la settimana 0w e la media delle settimane -2w, -1w, 1w, 2w, con un netto incremento dei casi nella settimana w0 (ER= 1,47; 95% CI: 1,01-2,12; p-value: 0,042).
Discussione e Conclusioni: Lo studio ha confermato che nel periodo immediatamente successivo alle soste FIFA per le Nazionali si riscontra un incremento globale degli infortuni. Tale incremento è maggiore nella prima settimana dopo il termine delle soste, ma si protrae, seppur con un trend in calo, anche nella seconda settimana. All’interno del gruppo “jet-lag = 0”, non è stato rilevato alcun incremento significativo degli infortuni nel periodo immediatamente successivo alle soste. Al contrario, nonostante la sua composizione mista, per l'intero gruppo “jet-lag ≠ 0” l’effetto misurato d’incremento degli infortuni post-soste è risultato statisticamente significativo. Nell’interpretazione dei risultati ottenuti è importante tenere in considerazione che non tutti gli atleti presenti nel campione sono stati effettivamente interessati da un effetto di jet lag, perché non tutti sono stati convocati dalle loro nazionali durante le soste oggetto di analisi. Questo fa sì che il gruppo “jet-lag ≠ 0” risulti un campione diluito. Si tratta di un classico esempio di “bias towards the null”, per cui l'effetto che è stato rilevato è verosimilmente una sottostima dell’effetto reale. Questo suggerisce che l’impatto reale del jet lag sia addirittura maggiore di quanto rilevato dal presente studio. L’analisi permette di escludere eventuali fattori confondenti che possono aver portato a risultati significativi. L’incremento degli infortuni mantenuto fino a due settimane dopo le soste esclude che i risultati osservati siano dovuti esclusivamente alla travel fatigue, i cui effetti temporanei comportano un recupero in massimo 12 - 24 ore. Allo stesso modo, è possibile escludere l’influenza di ulteriori fattori di stress psicofisico (come variazioni climatiche, abitudini quotidiane o pressione psicologica), poiché i due gruppi “jet-lag = 0” e “jet-lag ≠ 0” sono omogenei rispetto a queste cause. Tali variazioni interessano infatti in maniera analoga anche gli atleti convocati all'interno del gruppo “jet-lag = 0”, i quali sono stati soggetti allo stesso cambio d’ambiente. Pertanto, si conclude che gli effetti significativi misurati nell'intero campione e nel gruppo “jet-lag ≠ 0” siano legati alla sola desincronizzazione circadiana dovuta al fenomeno del jet lag, causato da un rapido attraversamento di più fusi orari mediante un lungo viaggio aereo.
Scopo dello studio: L’obiettivo dello studio è analizzare gli effetti della desincronizzazione circadiana da jet lag sull’incidenza degli infortuni negli atleti professionisti. Nello specifico, gli obiettivi dello studio sono: analizzare l’incremento degli infortuni di qualsivoglia natura nel periodo immediatamente successivo alle soste internazionali FIFA rispetto al periodo immediatamente precedente, considerando tutte le soste che sono state effettuate dal 2020 al 2025. Inoltre, lo studio intende confrontare l’andamento degli infortuni fra gruppi di atleti che differiscono per lo scarto orario che intercorre fra la sede del club in cui sono tesserati e il Paese di nazionalità sportiva, ossia il Paese della nazionale da cui potrebbero essere convocati in occasione delle soste. Infatti, fra questi vi sono atleti che sono stati convocati e che hanno pertanto compiuto viaggi intermeridiani di lunghezza variabile, esponendosi a fenomeni di jet lag di entità differente. Infine, l’obiettivo è analizzare l’incremento degli infortuni suddivisi in cinque macrogruppi principali (“muscle injuries”, “ligament/joint injuries”, “bone injuries”,“illness”, “others”) all’interno del gruppo di atleti il cui Paese di nazionalità sportiva presenta una differenza di almeno un fuso orario dalla sede del club nel quale sono tesserati, al momento dell’infortunio.
Materiali e metodi: Il campione utilizzato nello studio si compone di 4006 atleti calciatori professionisti, appartenenti ai club dei 5 principali campionati europei: Serie A, Premier League, La Liga, Bundesliga e Ligue 1. I dati analizzati nel presente studio sono stati ricavati unendo le informazioni contenute in due dataset, entrambi disponibili sulla piattaforma Kaggle: European football injuries 2020 – 2025 e Football Data from Transfermarkt – file Players. Il primo, che comprende un totale di 15.603 eventi lesivi, è stato incrociato con il secondo, al fine di integrare la nazionalità sportiva (country_of_citizenship) di ciascun atleta. Durante l’unione dei due database, i record ambigui o sprovvisti di un riscontro anagrafico assolutamente certo sono stati esclusi dal campione, tramite una funzione di Drop NA (che prevede l’eliminazione automatica delle righe contenenti valori "non assegnati" o dati mancanti). Mediante tale pulizia dei dati, è stato prodotto un dataset finale di 15.434 eventi, associati in modo univoco e verificato alla nazionalità sportiva dell’atleta. Ai fini di stratificare l’analisi confrontando i tassi di infortunio fra atleti di gruppi differenti, il dataset finale è stato ulteriormente integrato con la variabile “jet-lag”, calcolata quantificando la differenza oraria esatta tra il Paese in cui ha sede il club di appartenenza dell’atleta e il Paese della Nazionale che può convocarlo durante le FIFA breaks. Il calcolo non si è avvalso di scarti orari statici, ma è stato effettuato un calcolo dinamico retrospettivo: per ogni singolo periodo di osservazione, è stata calcolata la differenza esatta di fuso orario tra i due Paesi nel giorno preciso dell’infortunio, tenendo conto dell’orario effettivo, solare o legale, in vigore in quella specifica data. Disaggregare l’intero campione attraverso la variabile “jet-lag” ha permesso di dividere tutti gli atleti in due gruppi principali: nel gruppo “jet-lag = 0” la differenza di fuso orario in questione è minore di un fuso, mentre nel gruppo “jet-lag ≠ 0” è di almeno un fuso orario.
Analisi statistica e risultati: Attraverso l’analisi statistica è stato calcolato il numero complessivo di infortuni nel periodo immediatamente successivo al termine delle soste internazionali e in quello immediatamente precedente all’inizio delle stesse, considerando periodi di lunghezza differente: 1, 2, 3 e 4 settimane. Quindi è stato calcolato un event ratio, corrispondente al rapporto fra il numero di infortuni nel
periodo immediatamente successivo alle soste rispetto al numero di infortuni nel periodo immediatamente precedente, accompagnato da un intervallo di confidenza al 95% e dal p-value. Per l’intero campione, l’event ratio calcolato per periodi di 7 giorni evidenzia un incremento del numero di infortuni statisticamente significativo (ER= 1,11; 95% CI: 1,03-1,19; p-value: 0,004), così come l’event ratio calcolato per periodi di 14 giorni (ER= 1,08; 95% CI: 1,03-1,13; p-value: 0,003). L’analisi dimostra con risultati statisticamente significativi che durante la finestra dei primi 7 e dei primi 14 giorni, immediatamente successivi alle soste, si verifica un incremento del numero degli infortuni; mentre estendendo la finestra temporale per i primi 21 e 28 giorni attorno alle soste, il numero degli infortuni risulta omogeneo. L’analisi è stata successivamente disaggregata per la variabile denominata “jet-lag”. Nel gruppo di atleti “jet-lag = 0”, nessuno dei risultati indica un incremento statisticamente significativo di infortuni nel periodo immediatamente successivo alle soste, con il numero di infortuni prima e dopo le soste che risulta omogeneo e comparabile. Al contrario, nel gruppo di atleti “jet-lag ≠ 0”, i risultati hanno dimostrato un incremento degli infortuni molto significativo nei periodi di 7 e 14 giorni immediatamente successivi alle soste. Nello specifico, per periodi di 7 giorni l'event ratio è ER= 1,23 (95% CI: 1,1-1,39; p-value: <0,001) e per periodi di 14 giorni è ER= 1,18 (95% CI: 1,09-1,28; p-value: <0,001). Per un'analisi più dettagliata, è stato calcolato un secondo event ratio, corrispondente al rapporto fra il numero di infortuni nella settimana immediatamente successiva alla fine delle soste (0w) e il valore medio delle altre quattro settimane considerate (-1w, -2w, 1w, 2w). Nel gruppo “jet-lag ≠ 0”, il risultato dimostra un incremento degli infortuni statisticamente significativo nella settimana 0w rispetto alla media, con un event ratio pari a 1,17 (95% CI: 1,04-1,31; p-value: 0,009). Infine, l'incremento degli infortuni suddivisi in cinque macrogruppi principali
(“muscle injuries”, “ligament/joint injuries”, “bone injuries”, “illness”, “others”) all'interno del gruppo “jet-lag ≠ 0” ha evidenziato risultati statisticamente significativi in categorie specifiche. Nel gruppo “ligament/joint injuries” si rileva un incremento significativo nei 14 giorni seguenti la sosta rispetto ai 14 giorni precedenti (ER= 1,23; 95% CI: 1,06-1,44; p-value: 0,007); nel gruppo “muscle injuries” l'incremento è significativo per i periodi di 7 giorni (ER= 1,26; 95% CI: 1,05-1,52; p-value: 0,014) e 14 giorni (ER= 1,18; 95% CI: 1,04-1,35; p-value: 0,011). Nel gruppo “illness” si è raggiunta la significatività solamente nel rapporto fra la settimana 0w e la media delle settimane -2w, -1w, 1w, 2w, con un netto incremento dei casi nella settimana w0 (ER= 1,47; 95% CI: 1,01-2,12; p-value: 0,042).
Discussione e Conclusioni: Lo studio ha confermato che nel periodo immediatamente successivo alle soste FIFA per le Nazionali si riscontra un incremento globale degli infortuni. Tale incremento è maggiore nella prima settimana dopo il termine delle soste, ma si protrae, seppur con un trend in calo, anche nella seconda settimana. All’interno del gruppo “jet-lag = 0”, non è stato rilevato alcun incremento significativo degli infortuni nel periodo immediatamente successivo alle soste. Al contrario, nonostante la sua composizione mista, per l'intero gruppo “jet-lag ≠ 0” l’effetto misurato d’incremento degli infortuni post-soste è risultato statisticamente significativo. Nell’interpretazione dei risultati ottenuti è importante tenere in considerazione che non tutti gli atleti presenti nel campione sono stati effettivamente interessati da un effetto di jet lag, perché non tutti sono stati convocati dalle loro nazionali durante le soste oggetto di analisi. Questo fa sì che il gruppo “jet-lag ≠ 0” risulti un campione diluito. Si tratta di un classico esempio di “bias towards the null”, per cui l'effetto che è stato rilevato è verosimilmente una sottostima dell’effetto reale. Questo suggerisce che l’impatto reale del jet lag sia addirittura maggiore di quanto rilevato dal presente studio. L’analisi permette di escludere eventuali fattori confondenti che possono aver portato a risultati significativi. L’incremento degli infortuni mantenuto fino a due settimane dopo le soste esclude che i risultati osservati siano dovuti esclusivamente alla travel fatigue, i cui effetti temporanei comportano un recupero in massimo 12 - 24 ore. Allo stesso modo, è possibile escludere l’influenza di ulteriori fattori di stress psicofisico (come variazioni climatiche, abitudini quotidiane o pressione psicologica), poiché i due gruppi “jet-lag = 0” e “jet-lag ≠ 0” sono omogenei rispetto a queste cause. Tali variazioni interessano infatti in maniera analoga anche gli atleti convocati all'interno del gruppo “jet-lag = 0”, i quali sono stati soggetti allo stesso cambio d’ambiente. Pertanto, si conclude che gli effetti significativi misurati nell'intero campione e nel gruppo “jet-lag ≠ 0” siano legati alla sola desincronizzazione circadiana dovuta al fenomeno del jet lag, causato da un rapido attraversamento di più fusi orari mediante un lungo viaggio aereo.
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