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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-06052026-155405


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
URN
etd-06052026-155405
Titolo
Il ruolo dell’esercizio fisico nell’arteriopatia periferica
Dipartimento
MEDICINA CLINICA E SPERIMENTALE
Corso di studi
SCIENZE E TECNICHE DELLE ATTIVITA' MOTORIE PREVENTIVE E ADATTATE
Relatori
.
relatore Troisi, Nicola
Parole chiave
  • arteriopatia periferica
  • attività fisica
  • esercizio fisico
  • pad
  • peripheral artery disease
Data inizio appello
16/07/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
16/07/2066
Riassunto (Inglese)
Peripheral Artery Disease (PAD) is a manifestation of systemic atherosclerotic disease characterized by the narrowing or occlusion of peripheral arteries, predominantly affecting the lower limbs. The progressive reduction in blood flow results in decreased oxygen delivery to peripheral tissues, leading to functional impairment and a significant reduction in patients’ quality of life. PAD currently represents a major public health issue worldwide, affecting more than 200 million individuals and showing a steadily increasing prevalence due to population aging and the growing burden of cardiovascular risk factors.

The development of PAD is closely associated with both modifiable and non-modifiable risk factors. Among the former, cigarette smoking, diabetes mellitus, arterial hypertension, and dyslipidemia play a central role in the progression of atherosclerosis and vascular damage. PAD should not be considered an isolated disease of the lower extremities but rather a systemic manifestation of atherosclerosis, frequently associated with an increased risk of major cardiovascular events, including myocardial infarction, stroke, and cardiovascular death.

From a clinical perspective, the hallmark symptom of PAD is intermittent claudication, defined as pain, cramping, or muscle fatigue occurring during walking and typically relieved by rest. This symptom results from the inability of the arterial circulation to meet the increased metabolic demands of skeletal muscles during physical activity. As the disease progresses, walking distance gradually decreases, potentially leading to rest pain and, in severe cases, chronic limb-threatening ischemia, ischemic ulceration, tissue necrosis, and gangrene. Disease severity can be classified using clinical staging systems such as the Fontaine and Rutherford classifications, which provide a standardized assessment based on symptoms and vascular impairment.

The diagnosis of PAD relies on a combination of medical history, physical examination, and instrumental investigations. Among non-invasive diagnostic tools, the Ankle-Brachial Index (ABI) remains the most widely used method for detecting and quantifying arterial obstruction. Reduced ABI values not only confirm the presence of PAD but are also associated with an increased cardiovascular risk. When additional anatomical information is required, duplex ultrasonography, computed tomography angiography, magnetic resonance angiography, and digital subtraction angiography may be employed, the latter being considered the reference standard for anatomical vascular assessment.

The management of PAD requires a multidisciplinary approach aimed at both symptom relief and reduction of overall cardiovascular risk. Pharmacological treatment includes antiplatelet therapy, lipid-lowering therapy with statins and other agents, blood pressure control, and appropriate management of diabetes mellitus. Recent evidence has also highlighted the role of dual pathway inhibition through the combination of low-dose rivaroxaban and aspirin in selected high-risk patients.

Alongside pharmacological therapy, therapeutic exercise represents one of the most effective conservative interventions for PAD management. Current international guidelines recommend supervised exercise therapy as a first-line treatment for patients with intermittent claudication. Numerous studies have demonstrated that regular physical activity significantly improves walking performance, exercise tolerance, and quality of life. Furthermore, the benefits of exercise extend beyond symptom control, positively influencing cardiovascular risk factors, endothelial function, and aerobic capacity.

A relevant finding emerging from the literature is the limited availability of highly detailed and universally applicable exercise protocols. Although general recommendations regarding exercise frequency, duration, and intensity are well established, exercise prescription must be individualized. The selection of specific exercises depends on disease severity, the presence of comorbidities, functional capacity, and individual therapeutic goals. Patients affected by diabetes mellitus, arterial hypertension, dyslipidemia, or ischemic heart disease require different precautions and training adaptations, making individualized assessment and continuous monitoring essential.

Based on the available evidence, optimal PAD management requires the integration of pharmacological treatment, lifestyle modification, and individualized exercise therapy. Collaboration among physicians, physiotherapists, exercise specialists, and other healthcare professionals is essential to ensure a safe and effective therapeutic approach. In this context, therapeutic exercise should not be viewed solely as a means of improving walking capacity but as a fundamental component of cardiovascular prevention and the preservation of functional independence in patients with PAD.
Riassunto (Italiano)
L’arteriopatia periferica (Peripheral Artery Disease, PAD) è una manifestazione della malattia aterosclerotica sistemica caratterizzata dal restringimento o dall’occlusione delle arterie periferiche, prevalentemente a carico degli arti inferiori. La progressiva riduzione del flusso sanguigno determina una diminuzione dell’apporto di ossigeno ai tessuti, con conseguenze che possono compromettere significativamente la capacità funzionale e la qualità della vita dei pazienti. Attualmente la PAD rappresenta un importante problema di salute pubblica a livello mondiale, interessando oltre 200 milioni di persone e mostrando una prevalenza in costante aumento a causa dell’invecchiamento della popolazione e della crescente diffusione dei principali fattori di rischio cardiovascolare.

Lo sviluppo della malattia è strettamente correlato alla presenza di fattori di rischio modificabili e non modificabili. Tra i primi rivestono particolare importanza il fumo di sigaretta, il diabete mellito, l’ipertensione arteriosa e la dislipidemia, tutti elementi che contribuiscono alla progressione del processo aterosclerotico e all’aggravamento del danno vascolare. La PAD deve essere considerata non come una patologia isolata degli arti inferiori, ma come una manifestazione sistemica dell’aterosclerosi, frequentemente associata a un aumentato rischio di eventi cardiovascolari maggiori quali infarto miocardico, ictus e morte cardiovascolare.

Dal punto di vista clinico, la manifestazione più caratteristica della PAD è la claudicatio intermittens, definita come la comparsa di dolore, crampi o affaticamento muscolare durante il cammino, generalmente localizzati ai polpacci, che tendono a regredire rapidamente con il riposo. La sintomatologia deriva dall’incapacità del circolo arterioso di soddisfare l’aumentata richiesta metabolica dei muscoli durante l’esercizio fisico. Con la progressione della malattia, la distanza percorribile tende a ridursi progressivamente fino alla comparsa di dolore a riposo e, nei casi più gravi, di ischemia critica dell’arto, ulcerazioni ischemiche, necrosi tissutale e gangrena. La valutazione clinica può essere supportata da sistemi classificativi quali la classificazione di Fontaine e quella di Rutherford, che consentono di descrivere la gravità della malattia sulla base della sintomatologia e della compromissione vascolare.

La diagnosi della PAD si basa sull’integrazione tra anamnesi, esame clinico e metodiche strumentali. Tra queste, l’indice caviglia-braccio (Ankle-Brachial Index, ABI) rappresenta il principale strumento diagnostico non invasivo, consentendo di identificare e quantificare il grado di compromissione arteriosa. Valori ridotti di ABI non solo confermano la presenza della malattia, ma sono anche associati a un aumentato rischio cardiovascolare. Nei casi in cui siano necessarie informazioni più dettagliate, è possibile ricorrere all’eco-color-Doppler, all’angio-TC, all’angio-RM o all’angiografia digitale, considerata il gold standard per la valutazione anatomica del circolo arterioso.

La gestione terapeutica della PAD richiede un approccio multidisciplinare finalizzato sia al controllo della sintomatologia sia alla riduzione del rischio cardiovascolare globale. La terapia farmacologica comprende il trattamento antiaggregante, il controllo della dislipidemia mediante statine e altri farmaci ipolipemizzanti, il trattamento dell’ipertensione arteriosa e la gestione del diabete mellito. Le evidenze scientifiche più recenti hanno inoltre evidenziato il ruolo della cosiddetta “dual pathway inhibition”, ottenuta mediante l’associazione di aspirina e rivaroxaban a basso dosaggio nei pazienti selezionati ad alto rischio cardiovascolare.

Accanto alla terapia farmacologica, l’esercizio terapeutico rappresenta uno degli interventi più efficaci nella gestione conservativa della PAD. Le principali linee guida internazionali raccomandano programmi di esercizio supervisionato come trattamento di prima linea nei pazienti con claudicatio intermittens. Numerosi studi hanno dimostrato che l’attività fisica regolare è in grado di migliorare significativamente la distanza di cammino, la tolleranza allo sforzo e la qualità della vita. I benefici dell’esercizio non si limitano però alla sola sintomatologia periferica, ma comprendono anche effetti favorevoli sul controllo dei fattori di rischio cardiovascolare, sulla funzione endoteliale e sulla capacità aerobica.

Un aspetto emerso dall’analisi della letteratura riguarda la relativa scarsità di protocolli estremamente dettagliati e universalmente applicabili alla pratica clinica. Sebbene esistano indicazioni condivise riguardo alla frequenza, alla durata e all’intensità dell’esercizio, la prescrizione dell’attività fisica deve necessariamente essere personalizzata. La scelta degli esercizi, infatti, dipende dalla gravità della malattia, dalla presenza di comorbilità, dalla capacità funzionale del paziente e dagli obiettivi terapeutici specifici. Pazienti affetti da diabete mellito, ipertensione arteriosa, dislipidemia o cardiopatia ischemica richiedono infatti precauzioni e adattamenti differenti, rendendo fondamentale una valutazione individuale e un monitoraggio continuo della risposta all’esercizio.

Alla luce delle evidenze disponibili, emerge come la gestione ottimale della PAD richieda l’integrazione tra trattamento farmacologico, modifica dello stile di vita ed esercizio terapeutico personalizzato. La collaborazione tra medico, fisioterapista, chinesiologo e altri professionisti sanitari risulta fondamentale per garantire un approccio efficace e sicuro. In questo contesto, l’esercizio terapeutico non deve essere considerato esclusivamente come uno strumento per migliorare la capacità di cammino, ma come una componente essenziale di un programma di prevenzione cardiovascolare e di mantenimento dell’autonomia funzionale del paziente.
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