Tesi etd-06052026-100059 |
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Tipo di tesi
Tesi di specializzazione (4 anni)
URN
etd-06052026-100059
Titolo
Il diverso ruolo prognostico degli score multidimensionali in pazienti con neoplasia mammaria: uno studio monocentrico
Dipartimento
MEDICINA CLINICA E SPERIMENTALE
Corso di studi
GERIATRIA
Relatori
.
relatore Prof. Virdis, Agostino
correlatore Dott.ssa Antognoli, Rachele
correlatore Dott.ssa Antognoli, Rachele
Parole chiave
- geriatria
- prognosi
- valutazione multidimensionale
Data inizio appello
22/06/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Introduzione. L’invecchiamento della popolazione rende l’oncologia geriatrica una sfida clinica sempre più rilevante, e il carcinoma mammario, la cui incidenza si concentra progressivamente nelle fasce d’età più avanzate, ne è un esempio paradigmatico. Nella donna anziana con neoplasia mammaria le decisioni terapeutiche non possono basarsi sulla sola età anagrafica, ma richiedono una stima accurata della fragilità, per evitare sia l’under-treatment sia l’over-treatment. A questo scopo, a partire dalla Valutazione Multidimensionale Geriatrica (VMDG) sono stati proposti diversi strumenti sintetici — dalla Clinical Frailty Scale (CFS), misura globale di fragilità accumulata, alla più recente Multidimensional Oncological Frailty Scale (MOFS), che integra anche la misura diretta della forza muscolare, fino agli indicatori di performance fisica e sarcopenia come la Short Physical Performance Battery (SPPB) e l’Hand-Grip Strength (HGS). Questi strumenti, costruiti su domini e pesi differenti, sono stati proposti per quantificare la fragilità e orientare la prognosi, ma il loro valore predittivo relativo nella paziente anziana con neoplasia mammaria — e la possibilità che strumenti diversi siano informativi su orizzonti temporali diversi — è tuttora oggetto di indagine.
Scopo dello studio. Confrontare il ruolo prognostico dei diversi score multidimensionali in una coorte di pazienti anziane con carcinoma mammario, approfondendo in particolare il diverso ruolo prognostico della CFS e della MOFS rispetto alla mortalità a breve termine (1 anno) e a lungo termine (5 anni), valutando inoltre il ruolo dell’SPPB e dell’Hand-Grip come marcatori di performance fisica e sarcopenia, e verificare quale strumento mantenga un valore prognostico indipendente dopo aggiustamento per i principali fattori confondenti.
Materiali e metodi. Studio osservazionale monocentrico retrospettivo su pazienti con diagnosi preoperatoria di carcinoma della mammella, afferenti al Percorso multidisciplinare oncogeriatrico del Centro Senologico dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana (AOUP), selezionate con G8. Dopo esclusione delle pazienti prive di un profilo completo di fragilità fisica e mentale, la caratterizzazione multidimensionale è stata effettuata con una batteria di strumenti validati (G8, ADL e IADL, Short-form MNA, CIRS-C, MPI, SPPB, Hand-Grip test, CFS, MOFS, GDS). L’outcome era la mortalità per tutte le cause a 1 e a 5 anni. La popolazione è stata stratificata in soggetti robusti e prefragili/fragili sulla base di cut-off predefiniti di CFS e di MOFS; l’analisi di sopravvivenza è stata condotta con curve di Kaplan-Meier (log-rank) e modelli di Cox uni- e multivariati.
Risultati. La popolazione era costituita da donne anziane con discreta prevalenza di comorbidità cardiometaboliche. Nella mortalità a 1 anno la stratificazione con la CFS non aveva potere discriminatorio, mentre la MOFS distingueva i profili di sopravvivenza, mantenendo un segnale prognostico coerente anche nei modelli di Cox. Sulla mortalità a 5 anni la tendenza si invertiva: la CFS discriminava meglio il lungo termine all’analisi univariata, pur perdendo significatività alla multivariata. La performance fisica misurata con l’SPPB si è rivelata un predittore autonomo della mortalità a lungo termine — un valore non patologico si associava a una riduzione del rischio di morte a 5 anni — con un’efficienza discriminante sul lungo periodo superiore a quella della CFS.
Discussione. I risultati indicano che la scelta dello strumento prognostico non è indifferente, ma va calibrata sull’orizzonte temporale. La MOFS, che integra la misura della forza muscolare, coglie il quadro della sarcopenia e risulta più sensibile agli esiti precoci; la CFS, misura globale di fragilità accumulata, riflette meglio la traiettoria di declino a lungo termine. L’emergere dell’SPPB come predittore indipendente sposta l’attenzione dalla sola forza muscolare alla performance fisica complessiva come asse prognostico centrale del lungo termine.
Conclusioni. Nella paziente anziana con neoplasia mammaria strumenti diversi possono essere informativi su orizzonti temporali diversi, prospettandone un impiego complementare nella pratica oncogeriatrica. Pur con i limiti legati alla numerosità campionaria e al disegno monocentrico e retrospettivo, lo studio suggerisce che uno strumento che integra la valutazione fisica e funzionale specifica possa offrire, sul breve termine, un vantaggio rispetto alle scale di fragilità globale, mentre sul lungo termine la performance fisica misurata con l’SPPB conserva un valore prognostico autonomo, superiore a quello della CFS; la validazione esterna del cut-off di MOFS e l’estensione a coorti multicentriche potranno confermarne il ruolo nel personalizzare le scelte terapeutiche.
Scopo dello studio. Confrontare il ruolo prognostico dei diversi score multidimensionali in una coorte di pazienti anziane con carcinoma mammario, approfondendo in particolare il diverso ruolo prognostico della CFS e della MOFS rispetto alla mortalità a breve termine (1 anno) e a lungo termine (5 anni), valutando inoltre il ruolo dell’SPPB e dell’Hand-Grip come marcatori di performance fisica e sarcopenia, e verificare quale strumento mantenga un valore prognostico indipendente dopo aggiustamento per i principali fattori confondenti.
Materiali e metodi. Studio osservazionale monocentrico retrospettivo su pazienti con diagnosi preoperatoria di carcinoma della mammella, afferenti al Percorso multidisciplinare oncogeriatrico del Centro Senologico dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana (AOUP), selezionate con G8. Dopo esclusione delle pazienti prive di un profilo completo di fragilità fisica e mentale, la caratterizzazione multidimensionale è stata effettuata con una batteria di strumenti validati (G8, ADL e IADL, Short-form MNA, CIRS-C, MPI, SPPB, Hand-Grip test, CFS, MOFS, GDS). L’outcome era la mortalità per tutte le cause a 1 e a 5 anni. La popolazione è stata stratificata in soggetti robusti e prefragili/fragili sulla base di cut-off predefiniti di CFS e di MOFS; l’analisi di sopravvivenza è stata condotta con curve di Kaplan-Meier (log-rank) e modelli di Cox uni- e multivariati.
Risultati. La popolazione era costituita da donne anziane con discreta prevalenza di comorbidità cardiometaboliche. Nella mortalità a 1 anno la stratificazione con la CFS non aveva potere discriminatorio, mentre la MOFS distingueva i profili di sopravvivenza, mantenendo un segnale prognostico coerente anche nei modelli di Cox. Sulla mortalità a 5 anni la tendenza si invertiva: la CFS discriminava meglio il lungo termine all’analisi univariata, pur perdendo significatività alla multivariata. La performance fisica misurata con l’SPPB si è rivelata un predittore autonomo della mortalità a lungo termine — un valore non patologico si associava a una riduzione del rischio di morte a 5 anni — con un’efficienza discriminante sul lungo periodo superiore a quella della CFS.
Discussione. I risultati indicano che la scelta dello strumento prognostico non è indifferente, ma va calibrata sull’orizzonte temporale. La MOFS, che integra la misura della forza muscolare, coglie il quadro della sarcopenia e risulta più sensibile agli esiti precoci; la CFS, misura globale di fragilità accumulata, riflette meglio la traiettoria di declino a lungo termine. L’emergere dell’SPPB come predittore indipendente sposta l’attenzione dalla sola forza muscolare alla performance fisica complessiva come asse prognostico centrale del lungo termine.
Conclusioni. Nella paziente anziana con neoplasia mammaria strumenti diversi possono essere informativi su orizzonti temporali diversi, prospettandone un impiego complementare nella pratica oncogeriatrica. Pur con i limiti legati alla numerosità campionaria e al disegno monocentrico e retrospettivo, lo studio suggerisce che uno strumento che integra la valutazione fisica e funzionale specifica possa offrire, sul breve termine, un vantaggio rispetto alle scale di fragilità globale, mentre sul lungo termine la performance fisica misurata con l’SPPB conserva un valore prognostico autonomo, superiore a quello della CFS; la validazione esterna del cut-off di MOFS e l’estensione a coorti multicentriche potranno confermarne il ruolo nel personalizzare le scelte terapeutiche.
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| Tesi_completa.pdf | 1.92 Mb |
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