Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM6
Titolo
Il Test di Provocazione Orale nella diagnosi delle allergie alimentari in età pediatrica: studio multicentrico sulla variabilità dei protocolli diagnostici per allergia al latte, uovo e arachide
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Parole chiave
- allergia alimentare pediatrica
- anafilassi
- anaphylaxis
- arachide
- cow's milk
- egg
- latte vaccino
- oral food challenge
- peanut
- pediatric food allergy
- test di provocazione orale
- uovo
Data inizio appello
23/06/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
23/06/2029
Riassunto (Inglese)
The Oral Food Challenge (OFC) is the gold standard for the diagnosis of food allergies (FA) in pediatric age, as it allows the direct establishment of a causal relationship between the ingestion of a food and the onset of allergic symptoms. Despite the central role of this procedure in allergological practice, no fully standardized protocols exist either at national or international level. Leading scientific societies, including EAACI and AAAAI, have proposed reference recommendations — most notably the PRACTALL guidelines — which nevertheless leave considerable room for adaptation to individual clinical settings, resulting in significant variability in the way the test is performed across different centers. In Italy, multicenter data systematically describing the operational characteristics of the OFC in pediatric allergology are currently limited.
The primary objective of the study is to describe and compare the OFC procedural practices in the participating Italian pediatric allergy centers, with particular focus on the three most common food allergens in pediatric age: cow's milk, egg, and peanut. Secondary objectives include the identification of the main factors associated with protocol variability and the contextualization of the Italian findings against international recommendations.
This is a descriptive multicenter observational study conducted at center level, representing the Italian arm of an international project coordinated by King's College London. 21 Italian pediatric allergy centers participated, predominantly tertiary-level institutions. Data collection was carried out through a structured questionnaire developed by the King's College London research group and translated into Italian, supplemented by the direct sharing of administration protocols by each center. Overall, the centers declared 53 protocols for egg, 45 for cow's milk, and 26 for peanut; of these, 50, 40, and 25 respectively were actually available for analysis. Doses were expressed in mg of allergenic protein to allow homogeneous comparison across different preparations. Statistical analysis included descriptive statistics (minimum, maximum, mean, and median values) and the Kruskal-Wallis test for the main quantitative variables, with a significance threshold of p < 0.05, and a descriptive analysis of qualitative variables.
The study revealed significant heterogeneity in both organizational aspects and protocol structure. All 21 centers perform open OFC; a smaller proportion also use single-blind or double-blind placebo-controlled challenges. The most common setting is a dedicated outpatient clinic, with access to emergency services guaranteed in all centers. Initial doses show extreme variability: for cow's milk the median is 3.15 mg (range 0.002–500 mg), for peanut 4.25 mg (range 0.087–250 mg), and for egg 11.5 mg (range 0.017–625 mg). The Kruskal-Wallis test did not reveal statistically significant differences between allergens for initial dose, cumulative dose, or number of administrations. Intra-allergen analysis, however, showed significant differences in initial doses between different preparations for cow's milk (p = 0.033) and egg (p = 0.002), with baked products characterized by lower initial doses compared to other preparations. The final cumulative dose converges in the majority of protocols towards a value of approximately 4,000–4,443 mg of protein, consistent with PRACTALL recommendations.
The heterogeneity observed in the participating Italian centers does not represent an exception within the international landscape: the few available multicenter studies document analogous variability, confirming that scientific society recommendations provide a common reference without translating into uniform protocols in everyday clinical practice. A finding of particular interest is that variability concerns primarily the path through which the cumulative dose is reached — number of steps, rate of dose escalation, and food preparations employed — rather than its final value. This suggests that differences between protocols predominantly reflect local operational choices, driven by clinical experience, resource availability, and the patient's perceived risk profile, rather than fundamental disagreements regarding the diagnostic objectives of the test.
The present study provides one of the first systematic multicenter descriptions of OFC practice in Italian pediatric allergology. The systematic documentation of existing variability represents an indispensable preliminary step towards understanding how the test is actually applied across different national clinical settings, and provides the foundation for future harmonization initiatives and prospective studies aimed at evaluating whether and to what extent the observed operational differences have implications for the safety and diagnostic accuracy of the procedure.
Riassunto (Italiano)
Il Test di Provocazione Orale (TPO) rappresenta il gold standard per la diagnosi delle allergie alimentari (AA) in età pediatrica, in quanto consente di stabilire in modo diretto la relazione causale tra l'ingestione di un alimento e la comparsa di sintomi allergici. Nonostante il ruolo centrale di questa procedura nella pratica allergologica, non esistono protocolli completamente standardizzati né a livello nazionale né a livello internazionale. Le principali società scientifiche, tra cui EAACI e AAAAI, hanno proposto raccomandazioni di riferimento — in particolare le linee guida PRACTALL — che tuttavia lasciano ampio margine di adattamento alle singole realtà cliniche, determinando una significativa variabilità nelle modalità di esecuzione del test tra centri diversi. In Italia, i dati multicentrici dedicati a descrivere sistematicamente le caratteristiche operative del TPO in ambito allergologico pediatrico sono attualmente limitati.
L'obiettivo primario dello studio è descrivere e confrontare le modalità di esecuzione del TPO nei centri allergologici pediatrici italiani partecipanti, con particolare riferimento ai tre allergeni più frequenti in età pediatrica: latte vaccino, uovo e arachide. Gli obiettivi secondari includono l'identificazione dei principali fattori associati alla variabilità dei protocolli e la contestualizzazione dei risultati rispetto alle raccomandazioni internazionali.
Si tratta di uno studio osservazionale multicentrico di tipo descrittivo, condotto a livello di centro, rappresentante il braccio italiano di un progetto internazionale coordinato dal King's College London. Partecipano 21 centri allergologici pediatrici italiani, prevalentemente di terzo livello. La raccolta dei dati è avvenuta tramite un questionario strutturato, sviluppato dal gruppo del King's College London e tradotto in italiano, integrato dalla condivisione diretta dei protocolli di somministrazione da parte di ciascun centro. Complessivamente i centri hanno dichiarato 53 protocolli per l'uovo, 45 per il latte vaccino e 26 per l'arachide; di questi, sono stati effettivamente disponibili per l'analisi rispettivamente 50, 40 e 25. Le dosi sono state espresse in mg di proteine allergiche per consentire un confronto omogeneo tra preparazioni diverse. L'analisi statistica ha incluso statistiche descrittive (valore minimo, massimo, media e mediana) e il test di Kruskal-Wallis per le variabili quantitative principali, con soglia di significatività p < 0,05 e un’analisi descrittiva delle variabili qualitative.
Lo studio ha evidenziato una significativa eterogeneità sia negli aspetti organizzativi sia nella struttura dei protocolli. Tutti i 21 centri eseguono il TPO in aperto; una quota minore ricorre anche al test in singolo cieco o in doppio cieco controllato con placebo. Il setting più frequente è l'ambulatorio dedicato, con accesso garantito ai servizi di emergenza in tutti i centri. Le dosi iniziali mostrano una variabilità estrema: per il latte vaccino la mediana è 3,15 mg (range 0,002–500 mg), per l'arachide 4,25 mg (range 0,087–250 mg), per l'uovo 11,5 mg (range 0,017–625 mg). Il test di Kruskal-Wallis non ha evidenziato differenze statisticamente significative tra allergeni per dose iniziale, dose cumulativa e numero di somministrazioni. L'analisi intra-allergene ha invece mostrato differenze significative nelle dosi iniziali tra preparazioni diverse per latte vaccino (p = 0,033) e uovo (p = 0,002), con i prodotti baked caratterizzati da dosi iniziali più basse rispetto alle altre preparazioni. La dose cumulativa finale converge nella maggior parte dei protocolli verso un valore di circa 4.000–4.443 mg di proteine, in linea con le raccomandazioni PRACTALL.
L'eterogeneità osservata non rappresenta un'eccezione rispetto allo scenario internazionale: i pochi studi multicentrici disponibili documentano una variabilità analoga, confermando come le raccomandazioni delle società scientifiche forniscano un riferimento comune senza tradursi in protocolli uniformi nella pratica clinica. Un dato di particolare interesse è che la variabilità riguarda soprattutto il percorso attraverso cui la dose cumulativa viene raggiunta — numero di step, velocità di incremento, preparazioni alimentari impiegate — più che il suo valore finale. Questo suggerisce che le differenze tra protocolli riflettano prevalentemente scelte operative locali, legate all'esperienza clinica, alla disponibilità di risorse e al profilo di rischio del paziente, piuttosto che divergenze di principio rispetto agli obiettivi diagnostici del test.
Il presente studio fornisce una delle prime descrizioni sistematiche multicentriche del TPO nella pratica allergologica pediatrica italiana. La documentazione sistematica della variabilità esistente rappresenta un passaggio preliminare indispensabile per comprendere come il test venga realmente applicato nei diversi contesti clinici nazionali e costituisce la base per future iniziative di armonizzazione e per studi prospettici finalizzati a valutare se e in quale misura le differenze operative osservate abbiano ricadute sulla sicurezza e sull'accuratezza diagnostica della procedura.