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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-05082026-151503


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
URN
etd-05082026-151503
Titolo
Il ruolo della terapia nutrizionale nell'emicrania primaria: focus su nutraceutici e regimi alimentari
Dipartimento
FARMACIA
Corso di studi
SCIENZE DELLA NUTRIZIONE UMANA
Parole chiave
  • dieta
  • dietary supplementation
  • diets
  • emicrania
  • integrazione alimentare
  • migraine
  • nutraceuticals
  • nutraceutici
  • qualità della vita
  • quality of life
Data inizio appello
27/05/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Il presente lavoro di tesi analizza il ruolo della terapia nutrizionale nel trattamento dell’emicrania primaria con o senza aura, con particolare attenzione all’efficacia dei nutraceutici e dei regimi alimentari. Essa rappresenta una delle patologie neurologiche più diffuse e invalidanti a livello globale, con una prevalenza stimata intorno al 14% nella popolazione generale e un impatto significativo sulla qualità della vita, sulla produttività lavorativa e sul benessere psico-fisico dei pazienti. È una condizione complessa, caratterizzata da episodi ricorrenti di cefalea di intensità moderata-severa, spesso associati a sintomi quali nausea, fotofobia e fonofobia, e classificata secondo i criteri dell’International Classification of Headache Disorders (ICHD-3) in emicrania con aura e senza aura.
L’emicrania è considerata un disturbo multifattoriale che coinvolge meccanismi neurovascolari, neuroinfiammatori e alterazioni della trasmissione neuronale. Un ruolo centrale è attribuito all’attivazione del sistema trigemino-vascolare e al rilascio di neuropeptidi proinfiammatori, come il CGRP, responsabili della sensibilizzazione delle vie nocicettive. Inoltre, fattori genetici, ambientali e metabolici contribuiscono alla variabilità clinica e alla cronicizzazione della patologia.
Nonostante i progressi nella terapia farmacologica, che comprende trattamenti acuti (FANS, triptani) e preventivi (beta-bloccanti, antiepilettici, anticorpi monoclonali anti-CGRP), una percentuale significativa di pazienti (circa il 40%) non ottiene un controllo soddisfacente della sintomatologia o presenta effetti collaterali tali da limitarne l’utilizzo. Questo scenario ha portato a un crescente interesse verso approcci non farmacologici e integrati, tra cui interventi nutrizionali e l’utilizzo di nutraceutici.
L’obiettivo della tesi è quello di valutare criticamente, attraverso una revisione narrativa della letteratura, l’efficacia dei nutraceutici e dei regimi alimentari nella gestione dell’emicrania primaria, considerando outcomes clinicamente rilevanti quali frequenza, intensità e durata degli attacchi, qualità della vita e consumo di farmaci.
La metodologia adottata si basa su una revisione narrativa di studi clinici primari, inclusi trial randomizzati controllati, studi controllati non randomizzati e studi pilota. La ricerca è stata condotta nei database ClinicalTrials.gov e Medline (via PubMed). Sono stati inclusi studi in lingua inglese pubblicati negli ultimi cinque anni, condotti su popolazioni adulte con diagnosi di emicrania primaria secondo i criteri ICHD-3, che riportassero chiaramente interventi nutrizionali o nutraceutici e relativi outcomes clinici.
I risultati della revisione evidenziano un crescente numero di studi dedicati ai nutraceutici, sebbene caratterizzati da eterogeneità metodologica e qualità moderata. Tra le sostanze più studiate emergono vitamina D, probiotici, curcumina (in diverse formulazioni), acido alfa-lipoico, L-carnitina, EPA, simbiotici, melatonina, β-idrossibutirrato e magnesio. Complessivamente, molti di questi interventi mostrano effetti positivi sulla sintomatologia emicranica, con riduzioni statisticamente significative della frequenza, intensità e durata degli attacchi, nonché miglioramenti della qualità della vita e dello stato psicologico.
In particolare, l’integrazione con probiotici e vitamina D sembra migliorare sia gli outcomes clinici sia i parametri di stress ossidativo. Analogamente, l’acido alfa-lipoico, da solo o in combinazione con L-carnitina, è associato a una riduzione significativa degli attacchi e a miglioramenti nei parametri metabolici e infiammatori. La curcumina, soprattutto nelle formulazioni ad alta biodisponibilità, mostra effetti promettenti sia sulla sintomatologia sia sui marker infiammatori, come il CGRP. Anche i simbiotici evidenziano benefici, suggerendo un possibile ruolo dell’asse intestino-cervello nella patogenesi dell’emicrania.
Per quanto riguarda gli acidi grassi omega-3 (EPA), i risultati sono più contrastanti: alcuni studi riportano miglioramenti significativi in termini di frequenza degli attacchi e qualità della vita, mentre altri evidenziano benefici limitati o non significativi su alcuni outcomes.
Il magnesio si conferma un’opzione efficace e sicura, con risultati comparabili al valproato di sodio in alcuni studi, mentre la combinazione di nutraceutici (ad esempio magnesio, riboflavina e CoQ10) mostra effetti potenzialmente sinergici, sebbene non sempre statisticamente significativi.
Parallelamente, l’analisi degli interventi dietetici evidenzia come diversi regimi alimentari possano influenzare positivamente il decorso dell’emicrania. Le diete chetogeniche, in particolare la VLCKD, risultano efficaci nel ridurre frequenza e intensità degli attacchi, soprattutto nei pazienti in sovrappeso o obesi. Anche la dieta DASH e la dieta mediterranea/MIND mostrano benefici, probabilmente legati al loro effetto antinfiammatorio e al miglioramento del profilo metabolico.
Altri approcci, come l’aumento dell’apporto di omega-3 con riduzione degli omega-6, i pattern a basso indice glicemico e le diete di eliminazione, presentano risultati promettenti, ma richiedono ulteriori conferme. Da sottolineare che non esiste una dieta universalmente efficace e che interventi estremi o non supervisionati possono risultare controproducenti, come nel caso del digiuno o del salto dei pasti, associati a un peggioramento degli attacchi.
Nonostante i risultati incoraggianti, la revisione evidenzia numerosi limiti negli studi inclusi, tra cui campioni di piccole dimensioni, durata limitata degli interventi, assenza di follow-up a lungo termine e variabilità negli outcomes considerati. Inoltre, l’eterogeneità degli interventi e delle popolazioni rende difficile il confronto diretto tra gli studi.
In conclusione, la terapia nutrizionale rappresenta un approccio complementare promettente nella gestione dell’emicrania primaria, con potenziali benefici sia in ambito preventivo sia nella riduzione della sintomatologia. Tuttavia, l’evidenza attuale non consente di formulare raccomandazioni definitive e sottolinea la necessità di ulteriori studi clinici di alta qualità, con disegni metodologici rigorosi e follow-up prolungati.
Dal punto di vista clinico, emerge l’importanza di un approccio personalizzato e multidisciplinare, che integri terapia farmacologica, interventi nutrizionali e modifiche dello stile di vita, al fine di migliorare gli outcomes e la qualità della vita dei pazienti. Inoltre, è fondamentale che le scelte terapeutiche siano guidate da professionisti sanitari, al fine di evitare pratiche fai-da-te potenzialmente inefficaci o dannose.
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