Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Titolo
Neoplasie ovariche nella specie canina: indagine epidemiologica condotta attraverso il "Registro Tumori" del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell'Università di Pisa.
Dipartimento
SCIENZE VETERINARIE
Corso di studi
MEDICINA VETERINARIA
Parole chiave
- cagna
- incidenza
- neoplasie ovariche
Data inizio appello
15/05/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
15/05/2066
Riassunto (Italiano)
Secondo quanto riportato in letteratura, le neoplasie ovariche rappresentano lo 0,5-1,2% sul totale dei tumori riscontrati nel cane con una prevalenza stimata del 6,25% nelle femmine intere.
Nondimeno, il ridotto tasso di incidenza di tali neoplasie potrebbe essere connesso alla consueta pratica di esecuzione precoce della gonadectomia nella specie canina.
Il seguente lavoro di tesi si è posto l’obbiettivo di eseguire un’indagine epidemiologica in relazione alle neoplasie ovariche, prendendo in considerazione differenti fattori di rischio, tra cui i più importanti: età e razza. I campioni sottoposti ad analisi sono stati selezionati all’interno del “Registro Tumori” del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa, assumendo a riferimento una popolazione di 35 soggetti affetti da patologie ovariche.
In particolare, tra le diagnosi istopatologiche a cui sono state sottoposte le ovaie rimosse tramite OHE/OVE dei cani inclusi nello studio, sono stati rilevati nel 72% dei casi tumori ovarici e nel 28% altre affezioni ovariche.
Le neoplasie così riscontrate risultano suddivise, secondo la classificazione stabilita dalla WHO, utilizzata anche per la medicina veterinaria, in quattro categorie: tumori epiteliali, tumori stromali del cordone sessuale, tumori delle cellule germinali e tumori mesenchimali.
Dai dati emersi nel corso dell’analisi effettuata le prime due categorie risultano essere preponderanti in quanto a incidenza, rispettivamente con 17/25 casi (63%) e 8/25 casi (30%), per un totale del 93% delle neoplasie diagnosticate nel campione.
L’età media rilevata per la diagnosi dei tumori ovarici risulta circa 7,38 anni con una deviazione standard di 3,36 e per quel che riguarda la predisposizione di razza ci troviamo in accordo con quanto riportato in letteratura.
La maggior parte dei casi, infatti, sono stati riscontrati nel Pastore Tedesco, Labrador Retriever, Bulldog inglese, Golden Retriever e Meticci. Segnatamente, si è valutata l’incidenza di tutti i pazienti suddividendoli secondo categoria di tumore e diagnosi istopatologica. Ciò che ne è risultato ha permesso di considerare un maggior rischio nel caso del Pastore Tedesco sia per i tumori epiteliali che stromali del cordone sessuale, nel Labrador retriever e Bulldog inglese per il tumore a cellule della granulosa, mentre nel caso del Meticcio per i tumori epiteliali.
Per quel che concerne la localizzazione delle masse neoplastiche, in tutte le categorie di tumori è risultata in netto vantaggio l’affezione monolaterale.
L’indagine ha, inoltre, rilevato alcune manifestazioni cliniche ricorrenti quali alterazioni ormonali e comportamentali (16% dei casi), tra cui anestro persistente e pseudiociesi, presenza di scolo vulvare (12%) e di noduli a carico delle mammelle (12%) e infine versamento addominale (8%).
Nei soggetti sottoposti all’indagine sono state evidenziate alcune patologie concomitanti, tra cui alterazioni a carico dell’utero, quali iperplasia cistica endometriale in 4 casi (16%) e piometra in altri 4 (16%), in correlazione soprattutto ai cani con tumore a cellule della granulosa e carcinoma ovarico. Solamente in due casi, ove la localizzazione della massa neoplastica è unilaterale, in entrambe identificata come tumore a cellule della granulosa, sono state riscontrate alterazioni a carico dell’ovaio controlaterale.
Infine, all’interno del presente studio sono state incluse due neoplasie originate da tessuto ovarico residuo; in entrambe i casi è stato diagnosticato all’esame istopatologico il tumore a cellule della granulosa, localizzato in ambedue sul residuo ovarico sinistro.
Queste neoplasie si presentano frequentemente in maniera asintomatica o comunque in relazione a manifestazioni cliniche aspecifiche; di conseguenza l’incidenza ne rimane strettamente connessa alla decisione del Medico Veterinario di eseguire l’esame istopatologico.
Riconosciamo quindi come soggetti a rischio per lo sviluppo di tali patologie principalmente le femmine adulte, non ancora sottoposte all’intervento di OHE/OVE o affette da sindrome del residuo ovarico, appartenenti alle razze predisposte.