Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Titolo
Studi intersezionali di genere in ambito scolastico: una base fondamentale per l’analisi dei fenomeni di violenza e femminicidio
Dipartimento
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
STORIA E CIVILTÀ
Data inizio appello
29/05/2026
Riassunto (Inglese)
The central aim of this thesis is to highlight the value of introducing intersectional gender studies into schools as a curricular subject, as they represent a fundamental tool for understanding the complexity and multiplicity of prejudices present in our society, starting with those related to gender.
To educate toward nonviolence, it is necessary to work from early childhood on the creation of positive and equal relationships. Practicing cooperation and sharing, developing the habit of active listening, empathy, and respect—especially when encouraged from a very young age—fosters a welcoming environment, prevents phenomena of discrimination and exclusion, and promotes the ability to engage in relationships in which personal strength is not expressed through domination over others. Intersectional gender studies make it possible to analyze the overlap between different forms of discrimination, showing that prejudices never appear in isolation, but are intertwined and mutually reinforcing.
Through this proposal, the aim is to provide students with critical tools to recognize and deconstruct stereotypes and discrimination, contributing to the formation of aware and responsible citizens. Acting promptly makes it possible to address the roots of prejudice before they become entrenched in the development of children, equipping them with the critical tools needed to recognize and overcome stereotypes and discrimination. In this way, it contributes to building a more aware and inclusive society, where diversity is not a cause for exclusion, but a richness to be valued.
The introduction of gender pedagogy/intersectional gender studies in all schools at every level in Italy is possible and is already provided for by existing regulations, such as Law 107/2015 (“La Buona Scuola”), which promotes education on equality, the prevention of violence, and the overcoming of stereotypes. The goal is to train critical-thinking students from early childhood and to understand that “decolonizing minds” means rejecting the violence of the Western world expressed through the colonization of territories and continued through financial colonization and its claim of superiority.
It means deconstructing/decolonizing a mindset, both in general and specifically with regard to gender-based violence. Paragraph 16 of Law 107/2015 commits schools to including in their Educational Plans (PTOF) activities focused on equality between the sexes and the prevention of gender-based violence. Gender pedagogy aims to deconstruct stereotypes, counter educational segregation (stereotypes about “male” and “female” skills), and promote respect for differences.
The current approach focuses on self-awareness, relationship management, the prevention of violence, and overcoming sociocultural conditioning. Schools are required to include these measures in the PTOF, supported by ministerial guidelines, in order to build a school environment that values the identity and subjectivity of each student. The introduction is intended as an educational action aimed at ensuring equal opportunities, not as the dissemination of so-called “gender theories.”
However, the legislator must do more. The fight against femicide must not be framed as an ideological issue, but as a cultural one. In my view, intersectionality—beyond necessarily being included in all schools at every level—should also be explained to Italian publishers and journalists aligned with a servile and partial narrative of reality, in which the “enemy,” whoever it may be, is dehumanized. I would remind them that Italy is currently ranked forty-sixth in the Reporters Without Borders Press Freedom Index.
The year 2026 looks promising: in addition to the work of the Giulia Cecchettin Foundation mentioned above, there will also be a first major initiative in schools: “Men of the Future: the fight against gender stereotypes begins in the classroom.”
Riassunto (Italiano)
L’obiettivo centrale di questa tesi è mettere in luce il valore dell’inserimento a scuola come materia curricolare gli Studi intersezionali di genere che rappresentano lo strumento fondamentale per comprendere la complessità e la molteplicità dei pregiudizi presenti nella nostra società partendo da quelli di genere.
Per educare alla non violenza è necessario lavorare fin dall'infanzia sulla creazione di relazioni positive e paritarie. L’esercizio della cooperazione e della condivisione, l’abitudine all’ascolto partecipe, all’empatia, al rispetto, soprattutto se promossi sin dalla tenera età, incentivano lo sviluppo di un clima di accoglienza, prevengono fenomeni di discriminazione ed esclusione e favoriscono la capacità di stare in una relazione in cui la forza personale non si traduce e non si esprime nel dominio sull’altro. Gli studi intersezionali di genere permettono di analizzare le sovrapposizioni tra differenti forme di discriminazione, mostrando che i pregiudizi non si manifestano mai in modo isolato, ma si intrecciano e si rafforzano reciprocamente.
Attraverso questa proposta, si intende fornire agli studenti strumenti critici per riconoscere e decostruire gli stereotipi e le discriminazioni, contribuendo alla formazione di cittadini consapevoli e responsabili.
Agire tempestivamente permette di affrontare le radici dei pregiudizi prima che si consolidino nella formazione dei bambini e delle bambine, fornendo loro strumenti critici per riconoscere e superare stereotipi e discriminazioni. In questo modo, si contribuisce a costruire una società più consapevole e inclusiva, dove la diversità non è motivo di esclusione, ma una ricchezza da valorizzare.
L'introduzione della pedagogia di genere/ studi intersezionali di genere in tutte le scuole di ogni ordine e grado in Italia è possibile ed è già prevista da norme vigenti come la Legge 107/2015 ("La Buona Scuola"), che promuove l'educazione alla parità, la prevenzione della violenza e il superamento degli stereotipi. L'obiettivo è formare studenti critici fin dall'infanzia e comprendere che “decolonizzare le menti” significa rigettare la violenza del mondo occidentale espresso con la colonizzazione dei territori e continuato con la colonizzazione finanziaria e la sua pretesa di superiorità.
Significa decostruire/decolonizzare una mentalità, sia in generale che per la violenza di genere in particolare.
Il comma 16 della Legge 107/2015 impegna le scuole a inserire nei Piani dell'Offerta Formativa (PTOF) attività di educazione alla parità tra i sessi e alla prevenzione della violenza di genere.
La pedagogia di genere mira a decostruire gli stereotipi, contrastare la segregazione formativa (stereotipi su competenze maschili/femminili) e promuovere il rispetto delle differenze.
L'approccio attuale si concentra sulla consapevolezza di sé, la gestione delle relazioni, la prevenzione della violenza e il superamento dei condizionamenti socioculturali.
Le scuole sono tenute a inserire tali misure nel PTOF, sostenute da linee guida ministeriali, per costruire un ambiente scolastico che valorizzi l'identità e la soggettività di ogni studente.
L'introduzione è intesa come un'azione educativa volta a garantire pari opportunità e non come la diffusione di presunte "teorie gender".
Ma il legislatore deve fare di più.
La lotta al femminicidio non deve essere un discorso ideologico, ma culturale. L’intersezionalità, secondo me, oltre a dover essere necessariamente inserita in tutte le scuole di ogni ordine e grado, sarebbe da spiegare agli editori e ai giornalisti italiani allineati a una narrazione servile e parziale della realtà in cui si disumanizza il “nemico” qualsiasi esso sia. Ricorderei loro che l’Italia è, al momento, al quarantaseiesimo posto nell’indice della libertà di stampa di Reporters Sans Frontieres.
Il 2026 promette bene: oltre al lavoro della Fondazione Giulia Cecchettin, sopra descritta, ci sarà anche una prima grande iniziativa sui banchi di scuola:” Maschi del futuro, la lotta contro gli stereotipi di genere comincia a scuola”.