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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-03272026-194448


Tipo di tesi
Tesi di dottorato di ricerca
URN
etd-03272026-194448
Titolo
Femminismi dal margine: pratiche di scrittura e pratiche politiche
Settore scientifico disciplinare
M-FIL/03 - FILOSOFIA MORALE
Corso di studi
FILOSOFIA
Parole chiave
  • decolonialità
  • decoloniality
  • etica relazionale
  • feminism
  • femminismo
  • intersectionality
  • intersezionalità
  • margin
  • margine
  • pratiche di scrittura
  • situated epistemology
Data inizio appello
07/04/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
The dissertation investigates the relationship between writing practices and political practices in “feminisms from the margin,” revealing how
writing from subaltern positions becomes a site of epistemic production and political transformation. From Sartre’s notion of commitment to Benjamin and Adorno’s material conception of form, writing is reinterpreted as a political act embedded in social processes. Through Deleuze and Glissant, writing emerges as a practice of difference and relation. Engaging thinkers such as Lonzi, Cixous, Kristeva, Anzaldúa, bell hooks, the thesis outlines a decolonial, intersectional cartography. The margin is conceived not as exclusion but as a generative locus where language itself becomes a political gesture. Case studies on Southern Italian, migrant, and Palestinian feminisms show how writing redefines relations between body, territory, and language. Marginal writing thus generates situated knowledge and plural subjectivities, challenging universalist models and grounding an ethics of relation and shared freedom.
Riassunto (Italiano)
La tesi esplora il rapporto tra pratiche di scrittura e pratiche politiche nei femminismi del margine, mostrando come la parola che nasce da posizionamenti subalterni diventi uno strumento di disarticolazione dei saperi egemonici e di produzione di conoscenze situate. Il percorso teorico muove dal concetto sartriano di impegno, reinterpretato alla luce della scrittura come forma di resistenza in Benjamin e Adorno, per approdare alle poetiche relazionali di Deleuze e Glissant, dove la lingua si fa luogo di differenza, molteplicità e divenire. La ricerca costruisce una cartografia plurale delle politiche del posizionamento (A. Rich) e delle epistemologie decoloniali (F. Vergès), intrecciando le voci di Lonzi, Cixous, Kristeva, Wittig e Melandri con quelle di Lorde, bell hooks e Anzaldúa. In queste autrici, la scrittura non è rappresentazione, ma pratica politica che trasforma il linguaggio, dissolvendo la centralità dell’autore tradizionale e inaugurando forme corali, ibride e incarnate di soggettività. Nel capitolo finale, le esperienze del femminismo terrone e di periferia, zingaro, migrante e palestinese sono lette come esempi di una pratica-poetica della resistenza che intreccia corpo, territorio e lingua. Il margine, non solo luogo di subordinazione, diventa laboratorio generativo in cui la scrittura produce relazioni, saperi e nuove possibilità. La tesi arriva così a una filosofia politica della scrittura: un’etica relazionale e responsabile, cioè capace di pensare la differenza come principio di coesistenza e trasformazione.
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