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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-03262026-152633


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Autore
SARCONE, MARTINA
URN
etd-03262026-152633
Titolo
La responsabilita' penale del medico-psichiatra tra teoria e prassi
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
relatore Gargani, Alberto
Parole chiave
  • condotte auto- ed eterolesive
  • medico psichiatra
  • posizione di garanzia
  • psichiatria
  • responsabilità sanitaria
Data inizio appello
13/04/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Nel presente elaborato ci si propone di esaminare il tema della responsabilità penale del medico psichiatra: una questione particolarmente controversa del diritto penale contemporaneo.
Situata al crocevia tra scienza giuridica e sapere medico-psichiatrico, la tematica in esame richiede consapevolezza a proposito della tensione, e quindi della necessità di contemperamento, tra l’esigenza di certezza propria del diritto e l’intrinseca incertezza propria della scienza psichiatrica. Alla luce di tale binomio, la questione controversa è proprio l’identificazione di criteri di responsabilità chiari e condivisi.
Il progressivo aumento di interesse per il c.d. diritto penale della medicina nel corso degli ultimi trenta anni ha trovato nel settore psichiatrico un terreno di particolare stimolo critico: infatti, la psichiatria si distingue per la complessità di attività di diagnosi e prognosi, difficilmente riconducibili a parametri universali e verificabili. Tale peculiarità ha riflessi sul piano giuridico-penale, incidendo sulla possibilità di delineare con precisione i confini di responsabilità dello psichiatra e dei professionisti del settore.
Dopo aver dato conto, in sede introduttiva, delle peculiarità della scienza psichiatrica e dei conseguenti riflessi sul piano della responsabilità penale, si analizzerà il ruolo del medico psichiatra e i profili di responsabilità penale connessi all’esercizio della sua attività, con particolare attenzione alle ipotesi in cui il paziente ponga in essere condotte auto o eterolesive.
La trattazione, articolata in tre capitoli, muove dagli aspetti teorici e sistematici per poi concentrarsi sui profili più strettamente applicativi, mettendo a fuoco le soluzioni elaborate dalla giurisprudenza attraverso l’analisi di casi concreti.
Il primo capitolo assolve a una funzione di inquadramento generale: l’attenzione è rivolta al concetto di malattia mentale e all’evoluzione della disciplina dell’assistenza psichiatrica. In apertura, si affronta il problema della definizione di malattia mentale in ambito penalistico, ponendo in evidenza l’assenza di una nozione univoca e le ricadute sulla valutazione dell’imputabilità e sull’accertamento della responsabilità del medico psichiatra.
Ci si sofferma sull’evoluzione normativa dell’assistenza psichiatrica, soffermandosi in particolare sul momento cruciale di passaggio da un modello custodialistico ad un sistema improntato alla terapeuticità del rapporto medico-paziente, al rispetto della persona e della sua dignità. In tale prospettiva, si darà rilievo alla crisi e al superamento dell’istituzione manicomiale, illustrandola progressiva territorializzazione dei servizi psichiatrici, fino alle più recenti trasformazioni della psichiatria giudiziaria.
In questo contesto, un apposito spazio sarà dedicato all’analisi del trattamento sanitario obbligatorio (TSO), istituto centrale in cui si concretizzano le esigenze di contemperamento tra cura e sicurezza, tra libertà personale e coazione. L’esame della disciplina di tale strumento e delle sue applicazioni pratiche è funzionale alla messa a fuoco delle criticità connesse al suo utilizzo e del ruolo che esso assume nella demarcazione degli obblighi dello psichiatra.
Da ultimo, si affronterà la discussa questione della correlazione tra malattia mentale e pericolosità sociale, evidenziando come il superamento dei tradizionali automatismi abbia inciso sulla valutazione del rischio e, quindi, sulla ricostruzione dei doveri del medico-psichiatra.
Il secondo capitolo è dedicato all’analisi della posizione di garanzia dello psichiatra: in particolare, ci si concentra sul tema della responsabilità omissiva del sanitario, della possibilità di configurare in capo a quest’ultimo un vero e proprio dovere di impedimento di comportamenti lesivi auto- o eterodiretti del paziente. Si evidenzierà la perenne tensione tra esigenze di cura ed istanze di controllo nella delimitazione dei doveri dello psichiatra e la conseguente necessità di individuare un punto di equilibrio tra autodeterminazione del paziente e prevenzione di fenomeni aggressivi che derivino dalla sua stessa condotta.
Nel terzo e ultimo capitolo si analizzeranno i criteri di imputazione della responsabilità del medico-psichiatra nel caso di commissione -da parte del paziente- di atti lesivi verso di sé o verso terzi. Nella prima parte l’attenzione sarà rivolta all’imputazione sul piano oggettivo, e quindi al nesso di causalità, evidenziando le specificità e criticità che il giudizio causale assume in ambito psichiatrico: a fronte del comportamento auto o etero-lesivo del paziente, la ricostruzione dell’eziologia risulta, infatti, particolarmente complessa.
Nella seconda parte si passa all’imputazione sul piano soggettivo, e quindi all’accertamento del coefficiente colposo, con specifico riguardo all’individuazione delle regole cautelari che il medico deve rispettare. Si evidenzieranno le difficoltà di definizione di standard di diligenza professionale dello psichiatra, richiamando anche al ruolo dell’agente modello.
Infine, si illustrerà la casistica giurisprudenziale più significativa in materia, tramite l’esame di casi concreti utili per verificare come i principi teorici analizzati siano declinati nella prassi applicativa. Ciò ci consentirà di evidenziare le persistenti difficoltà applicative legate alla necessità di garantire una valutazione caso per caso dei profili di responsabilità penale, alla luce della peculiarità e complessità del contesto in cui lo psichiatra è chiamato ad operare.
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