Tesi etd-03202026-120149 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM6
Autore
GAO, HUI MIN
URN
etd-03202026-120149
Titolo
Inibizione selettiva dell'IL-23 nelle malattie infiammatorie croniche intestinali: efficacia e sicurezza di Mirikizumab in Rettocolite Ulcerosa e Risankizumab in malattia di Crohn
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Relatori
relatore Prof. de Bortoli, Nicola
correlatore Dott.ssa Ceccarelli, Linda
correlatore Dott.ssa Pardi, Veronica
correlatore Dott.ssa Ceccarelli, Linda
correlatore Dott.ssa Pardi, Veronica
Parole chiave
- malattia di Crohn
- mirikizumab
- rettocolite ulcerosa
- risankizumab
Data inizio appello
14/04/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
14/04/2066
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Le malattie infiammatorie croniche intestinali sono patologie idiopatiche che comprendono principalmente la malattia di Crohn e la Colite Ulcerosa. Esse rappresentano un gruppo eterogeneo di condizioni caratterizzate da un’infiammazione cronica e recidivante del tratto gastrointestinale. L’eziopatogenesi non è ancora completamente chiarita; tuttavia, l’ipotesi più accreditata è che queste patologiche derivino dall’interazione tra predisposizione genetica, fattori ambientali e alterazione del microbiota intestinale, che determinano una risposta immunitaria disfunzionale. Nei pazienti affetti da IBD si osserva infatti una perdita della tolleranza immunologica nei confronti degli antigeni intestinali, con conseguente attivazione della risposta immunitaria mucosale e produzione di citochine pro-infiammatorie, responsabili del mantenimento dello stato infiammatorio cronico.
La Colite Ulcerosa è caratterizzata da un’infiammazione continua e superficiale che interessa il colon e il retto; i sintomi principali includono diarrea cronica, proctorragia con emissione di muco, urgenza evacuativa e dolore addominale.
La malattia di Crohn, invece, è contraddistinta da un’infiammazione segmentaria e transmurale che può coinvolgere qualsiasi tratto del tubo digerente. La sintomatologia varia in base alla localizzazione della malattia e comprende comunemente dolore addominale, diarrea persistente, perdita di peso, astenia e, nelle fasi attive, febbre.
Negli ultimi anni, i progressi nella comprensione dei meccanismi immunopatogenetici hanno portato allo sviluppo di terapie sempre più mirate. In particolare, è stato identificato un ruolo centrale dell’asse IL-23/Th17 nella patogenesi dell’infiammazione intestinale, favorendo lo sviluppo di terapie biologiche selettive in grado di modulare la risposta immunitaria e migliorare gli esiti clinici a lungo termine.
Il presente studio si propone di valutare l’efficacia e la sicurezza di mirikizumab e risankizumab nella pratica clinica real-world. A tal fine, è stato condotto uno studio osservazionale monocentrico su pazienti affetti da IBD in trattamento presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana.
Sono stati inclusi pazienti con colite ulcerosa refrattaria a precedenti terapie biologiche trattati con mirikizumab e pazienti con malattia di Crohn refrattaria trattati con risankizumab.
Per ciascun paziente sono stati raccolti dati demografici, clinici, laboratoristici ed endoscopici, ove disponibili, nonché informazioni relative al trattamento e alla sicurezza, al baseline e durante il follow-up a 12, 24 e 48 settimane (quest’ultimo per il risankizumab).
L’endpoint primario dello studio era rappresentato dalla remissione clinica libera da corticosteroidi (CFR, mentre gli endpoint secondari includevano la risposta clinica, la remissione endoscopica, la risposta biochimica, la riduzione dell’utilizzo di corticosteroidi, la valutazione dei sintomi e la sicurezza del trattamento.
I risultati evidenziano un tasso significativo di remissione clinica libera da corticosteroidi, pari a circa un quarto della popolazione trattata con mirikizumab e a circa un terzo dei pazienti trattati con risankizumab, con mantenimento dell’efficacia anche nel follow-up a medio termine.
È stato inoltre osservato il raggiungimento degli endpoint secondari, con miglioramento della risposta clinica e biochimica, riduzione dell’uso di corticosteroidi e miglioramento dei sintomi, in particolare dell’urgenza evacuativa nella colite ulcerosa e del dolore addominale nella malattia di Crohn, con conseguente impatto positivo sulla qualità di vita dei pazienti.
Entrambi i farmaci hanno dimostrato un favorevole profilo di sicurezza, con un numero limitato di eventi avversi, prevalentemente di lieve entità, in linea con quanto riportato in letteratura.
In conclusione, i dati ottenuti confermano che mirikizumab e risankizumab rappresentano opzioni terapeutiche efficaci e sicure nella gestione delle IBD moderate-severe nella pratica clinica quotidiana. I risultati sono coerenti con le evidenze disponibili derivanti da studi clinici e real-world, supportando il ruolo degli inibitori selettivi di IL23 come strategie terapeutiche mirate e promettenti nel trattamento delle malattie infiammatorie croniche intestinali.
La Colite Ulcerosa è caratterizzata da un’infiammazione continua e superficiale che interessa il colon e il retto; i sintomi principali includono diarrea cronica, proctorragia con emissione di muco, urgenza evacuativa e dolore addominale.
La malattia di Crohn, invece, è contraddistinta da un’infiammazione segmentaria e transmurale che può coinvolgere qualsiasi tratto del tubo digerente. La sintomatologia varia in base alla localizzazione della malattia e comprende comunemente dolore addominale, diarrea persistente, perdita di peso, astenia e, nelle fasi attive, febbre.
Negli ultimi anni, i progressi nella comprensione dei meccanismi immunopatogenetici hanno portato allo sviluppo di terapie sempre più mirate. In particolare, è stato identificato un ruolo centrale dell’asse IL-23/Th17 nella patogenesi dell’infiammazione intestinale, favorendo lo sviluppo di terapie biologiche selettive in grado di modulare la risposta immunitaria e migliorare gli esiti clinici a lungo termine.
Il presente studio si propone di valutare l’efficacia e la sicurezza di mirikizumab e risankizumab nella pratica clinica real-world. A tal fine, è stato condotto uno studio osservazionale monocentrico su pazienti affetti da IBD in trattamento presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana.
Sono stati inclusi pazienti con colite ulcerosa refrattaria a precedenti terapie biologiche trattati con mirikizumab e pazienti con malattia di Crohn refrattaria trattati con risankizumab.
Per ciascun paziente sono stati raccolti dati demografici, clinici, laboratoristici ed endoscopici, ove disponibili, nonché informazioni relative al trattamento e alla sicurezza, al baseline e durante il follow-up a 12, 24 e 48 settimane (quest’ultimo per il risankizumab).
L’endpoint primario dello studio era rappresentato dalla remissione clinica libera da corticosteroidi (CFR, mentre gli endpoint secondari includevano la risposta clinica, la remissione endoscopica, la risposta biochimica, la riduzione dell’utilizzo di corticosteroidi, la valutazione dei sintomi e la sicurezza del trattamento.
I risultati evidenziano un tasso significativo di remissione clinica libera da corticosteroidi, pari a circa un quarto della popolazione trattata con mirikizumab e a circa un terzo dei pazienti trattati con risankizumab, con mantenimento dell’efficacia anche nel follow-up a medio termine.
È stato inoltre osservato il raggiungimento degli endpoint secondari, con miglioramento della risposta clinica e biochimica, riduzione dell’uso di corticosteroidi e miglioramento dei sintomi, in particolare dell’urgenza evacuativa nella colite ulcerosa e del dolore addominale nella malattia di Crohn, con conseguente impatto positivo sulla qualità di vita dei pazienti.
Entrambi i farmaci hanno dimostrato un favorevole profilo di sicurezza, con un numero limitato di eventi avversi, prevalentemente di lieve entità, in linea con quanto riportato in letteratura.
In conclusione, i dati ottenuti confermano che mirikizumab e risankizumab rappresentano opzioni terapeutiche efficaci e sicure nella gestione delle IBD moderate-severe nella pratica clinica quotidiana. I risultati sono coerenti con le evidenze disponibili derivanti da studi clinici e real-world, supportando il ruolo degli inibitori selettivi di IL23 come strategie terapeutiche mirate e promettenti nel trattamento delle malattie infiammatorie croniche intestinali.
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