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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-03182015-192923


Tipo di tesi
Tesi di laurea specialistica LC5
URN
etd-03182015-192923
Titolo
Effetto di diversi metodi di sterilizzazione del confezionamento primario sulla stabilita di Ketoftil®
Dipartimento
FARMACIA
Corso di studi
CHIMICA E TECNOLOGIA FARMACEUTICHE
Parole chiave
  • Ketoftil®
  • sterilizzazione confezionamento primario
Data inizio appello
15/04/2015
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Sono noti da anni gli effetti tossici che una lunga esposizione dell’occhio ai colliri contenenti conservanti esercitano sulla cornea. Uno dei conservanti più usati in oftalmologia è il benzalconio cloruro, la sua elevata attività detergente induce una denaturazione delle proteine con cui viene a contatto e provoca modificazioni enzimatiche irreversibili a carico delle membrane cellulari.
Per questo l’attenzione dell’industria farmaceutica si è rivolta alla preparazione di colliri monodose, ovvero di quei colliri usa e getta che non hanno bisogno di aggiunta di conservanti. Tuttavia tali tipi di confezionamento comportano un maggior costo di produzione e quindi un maggior prezzo del prodotto. Per questo recentemente diverse aziende hanno studiato e immesso sul mercato colliri multidose non contenenti conservanti e che impiegano confezionamenti primari costituiti da contenitori provvisti di valvole apposite che consentono l’erogazione del collirio e l’ingresso nel flacone di aria passata attraverso un filtro sterilizzante.
L’obiettivo della presente tesi è stato quello di studiare l’effetto sulla stabilità del collirio Ketoftil®, a base di ketotifene fumarato, di varie tecniche di sterilizzazione del confezionamento primario. Infatti il flacone multidose è stato sterilizzato utilizzando radiazioni ionizzanti (beta o gamma) oppure l’autoclavatura con vapore saturo o con ossido di etilene.
Per valutare la stabilità del collirio Ketoftil® sono stati monitorati nel corso di tre mesi il titolo del farmaco, la viscosità, l’osmolarità ed il pH del collirio contenuto in flaconi precedentemente sterilizzati e mantenuti a 25 oppure a 40°C.
Per la determinazione del titolo del farmaco è stata messa a punto una metodologia di analisi HPLC che consentiva di determinare contemporaneamente la concentrazione nel collirio del principio attivo e dei suoi principali metaboliti. L’apparato (Perkin-Elmer) era costituito da una pompa Series 200, un iniettore Rheodyne (20 μL), un detector spettrofotometrico UV/vis LC 290 e un software Turbochrom Navigator per l’integrazione dei dati. E’ stata utilizzata una colonna Spheri-5 (RP 18, 5 μm 250x4.6 mm), la fase mobile era costituita da tetrabutilammonio solfato 0.05M/metanolo (60:40) (flusso 1.0 mL/min) e il detector era impostato ad una lunghezza d’onda di 210 nm.
Le figure mostrano la percentuale di ketotifene fumarato presente nel collirio mantenuto a 25 (a) o a 40°C (b) dopo intervalli di tempo prestabiliti dalla preparazione, dove si vede in tutti i casi una diminuzione progressiva di tale percentuale nel tempo sia nel caso dei flaconi mantenuti a 25°C che di quelli mantenuti a 40°C. Questi dati indicano che le varie tecniche di sterilizzazione dei flaconi che utilizzano radiazioni ionizzanti o calore comportano la degradazione del ketotifene fumarato. Sono state riscontrate variazioni anche in tutte le altre grandezze misurate: pH, osmolarità e viscosità del collirio. Questa degradazione è verosimilmente causata da reazioni radicaliche provocate dai suddetti processi di sterilizzazione. Si è invece riscontrata la stabilità di Ketoftil® quando i flaconi erano sterilizzati con ossido di etilene.
I dati ottenuti nella presente tesi indirizzano Farmigea ad orientarsi sulla sterilizzazione con ossido di etilene del confezionamento primario di Ketoftil®.



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