logo SBA

ETD

Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-03132026-100253


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
FANTIN, MATTEO
URN
etd-03132026-100253
Titolo
Evoluzione dei sistemi di artiglieria calibro76 NEL CONTESTO STORICO TECNOLOGICO ED OPERATIVO
Dipartimento
SCIENZE POLITICHE
Corso di studi
SCIENZE MARITTIME E NAVALI
Relatori
relatore C.F. (AN) Bianchi, Angelo
Parole chiave
  • Evoluzione
  • Impiego operativo
  • Tecnologia
Data inizio appello
31/03/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
L'elaborato di tesi redatto da Matteo Fantin per l'Accademia Navale dell'Università di Pisa offre un'analisi approfondita sull'evoluzione storica, tecnologica e operativa del sistema di artiglieria navale calibro 76/62 millimetri, un'arma che nel corso dei decenni si è affermata come un'eccellenza dell'ingegneria italiana e uno standard di riferimento a livello globale. Il percorso di sviluppo di questo sistema d'arma affonda le sue radici nel secondo dopoguerra, un periodo in cui l'ingresso dell'Italia nella NATO e la conseguente influenza statunitense spinsero la Marina Militare a modernizzare la propria flotta, ponendo particolare enfasi sulla necessità di dotarsi di un'efficace difesa antiaerea. Il primo risultato concreto di questa spinta innovativa fu il modello SMP3, successivamente evolutosi nel 76/62 MMI "Allargato". Pur introducendo un calibro balisticamente superiore rispetto agli standard precedenti, l'impianto "Allargato" presentava notevoli criticità operative e strutturali. Si trattava infatti di un sistema binato estremamente pesante, che superava le quindici tonnellate, caratterizzato da una complessa alimentazione posizionata sotto il ponte della nave e da un ingombro che ne limitava l'installazione alle sole unità di grande tonnellaggio. Inoltre, esso richiedeva un equipaggio numeroso e soffriva di frequenti problemi di affidabilità meccanica, evidenziando presto la stringente necessità di un approccio ingegneristico radicalmente diverso per far fronte agli scenari della Guerra Fredda.

La vera rivoluzione concettuale e tecnologica si concretizzò nel 1962 con la presentazione del 76/62 "Compatto" sviluppato da OTO Melara, un progetto che non rappresentava un semplice aggiornamento, bensì un totale stravolgimento dei paradigmi d'artiglieria navale. Abbandonando il voluminoso sistema di caricamento inferiore, gli ingegneri introdussero un innovativo meccanismo di alimentazione a tamburo rotante interamente asservito alla torretta, capace di ospitare ottanta colpi di pronto impiego e di garantire un flusso costante di munizionamento senza interruzioni. Questo approccio olistico permise di ridurre drasticamente il peso complessivo a sole sette tonnellate e mezza e di concepire una torretta completamente priva di equipaggio (unmanned), interamente gestita in remoto dalle direzioni di tiro situate nella Centrale Operativa di Combattimento della nave. L'utilizzo di materiali innovativi, come la fibra di vetro rinforzata per lo scudo protettivo volto a garantire tenuta stagna e riduzione della firma radar, unito a un efficiente sistema di raffreddamento ad acqua di mare per evitare il surriscaldamento delle canne, consentì di raggiungere un'impressionante cadenza di tiro di ottantacinque colpi al minuto. Per la prima volta nella storia navale, un cannone di piccolo calibro offriva una credibile capacità antimissile contro le nuove e insidiose minacce che volavano a pelo d'acqua (sea-skimming), garantendo al sistema un enorme successo commerciale sul mercato internazionale e rendendone l'installazione possibile anche su unità di dimensioni ridotte, come aliscafi e corvette.

Con il progressivo inasprirsi della minaccia aerea e l'avvento di missili antinave sempre più veloci e letali, si rese necessario un ulteriore salto di qualità che prese forma negli anni Ottanta con la celebre versione "Super Rapido". Ottimizzando finemente la cinematica del ciclo di fuoco e riprogettando alcuni componenti critici con l'impiego di materiali avanzati come il titanio, la cadenza di tiro teorica fu innalzata fino a centoventi colpi al minuto, incrementando esponenzialmente la probabilità di intercettazione e abbattimento attraverso una maggiore e più fitta densità di fuoco nel volume di spazio antistante l'unità navale. Tuttavia, l'apice di questa inarrestabile progressione tecnologica è oggi rappresentato dall'integrazione del moderno sistema Strales, noto anche come Davide, che ha segnato il passaggio epocale da una logica di saturazione statistica a un paradigma incentrato sulla precisione assoluta. Il vero cuore pulsante di questo sistema difensivo è il proiettile DART, una munizione sottocalibrata e teleguidata che, tramite un sofisticato fascio radar a radiofrequenza in banda Ka proiettato direttamente dalla torretta, viene indirizzata attivamente in volo verso l'obiettivo. Questa soluzione si è dimostrata tatticamente insostituibile nel colmare il vuoto operativo tra le armi a cortissimo raggio e i missili antiaerei, garantendo un abbattimento sicuro, preciso ed economicamente vantaggioso di minacce dotate di altissima manovrabilità. Parallelamente ai proiettili guidati antimissile, lo sviluppo balistico di Leonardo ha portato alla creazione di munizionamento a lunga gittata e alta precisione, come la famiglia Vulcano, che ha trasformato il 76/62 in uno strumento multifunzione capace di estendere enormemente il proprio raggio d'azione per il cruciale supporto di fuoco navale contro obiettivi costieri e terrestri.

L'impiego operativo di queste avanzate tecnologie è stato recentemente messo alla prova e validato con successo durante missioni reali estremamente complesse, come l'Operazione EUNAVFOR Aspides nel Mar Rosso, dove le unità della Marina Militare Italiana, quali i cacciatorpediniere Classe Orizzonte e le fregate Classe FREMM, hanno dovuto fronteggiare attacchi saturanti e asimmetrici condotti con droni e missili da crociera lanciati in modo coordinato dalle milizie Houthi. In tali scenari di crisi ad alta intensità, l'utilizzo del cannone armato con munizionamento intelligente DART ha offerto una difesa di punto eccezionale e letale, preservando al contempo l'utilizzo dei ben più costosi e limitati missili terra-aria della scorta navale. Oltre al ruolo antiaereo puro, il pezzo di artiglieria garantisce un contributo indispensabile nel contrastare i cosiddetti attacchi asimmetrici di superficie, difendendo le unità da sciami di piccoli barchini veloci e droni navali che difficilmente potrebbero essere ingaggiati dai più ingombranti sistemi missilistici.

Guardando al prossimo futuro, la traiettoria di sviluppo del calibro 76 millimetri prosegue incessantemente all'insegna dell'ulteriore alleggerimento strutturale, dell'integrazione dell'intelligenza artificiale e dell'interoperabilità multidominio. La nuovissima configurazione denominata "Sovraponte" estremizza il concetto di compattezza concentrando l'intera meccanica e l'architettura balistica al di sopra del ponte di coperta, impiegando diffusamente materiali compositi all'avanguardia per abbattere ulteriormente i pesi di quasi il trenta percento e favorire l'installazione su piattaforme navali leggere. Parallelamente, l'introduzione di moderni algoritmi di intelligenza artificiale all'interno dell'architettura di combattimento apre la strada alla cosiddetta manutenzione predittiva, permettendo ai sistemi di bordo di diagnosticare in completa autonomia il reale stato di usura dei componenti per prevenire guasti critici nel pieno del combattimento. Le logiche di difesa attiva garantiscono inoltre che, in caso di danni riportati in azione o di complessi attacchi cibernetici (cyber warfare), il sistema possa attuare una degradazione controllata (graceful degradation), isolando autonomamente le avarie ai sensori e continuando a operare mantenendo attive le funzioni vitali minime.

A testimonianza della straordinaria flessibilità e bontà di questa tecnologia originariamente marittima, le soluzioni ingegneristiche sviluppate per il 76/62 stanno trovando un'innovativa applicazione anche nel dominio prettamente terrestre con la recente nascita della famiglia di sistemi antiaerei HYSTRIX presentata da Leonardo. Pensato espressamente per operare come nodo cruciale di una complessa difesa multistrato integrata e mobile, l'HYSTRIX utilizza le medesime munizioni intelligenti e la collaudata balistica del cannone navale per creare una bolla protettiva impenetrabile e persistente contro i sempre più diffusi sciami di droni militari e le munizioni circuitanti a bassa segnatura radar. Questo inaspettato trasferimento tecnologico dal mare alla terraferma dimostra conclusivamente come la lungimirante progettazione del 76/62 millimetri sia riuscita a trasformare una semplice bocca da fuoco in un vitale e insostituibile ecosistema integrato, confermandosi ancor oggi come il fulcro imprescindibile per la sicurezza, la versatilità tattica e la deterrenza nei complessi conflitti del ventunesimo secolo.
File