Tesi etd-03132026-095026 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
FERRARI, JACOPO
URN
etd-03132026-095026
Titolo
UN PROGETTO PER L’ITALIA: I MISSILI STRATUS E L’ACQUISIZIONE DI CAPACITA’ DEEP STRIKE
Dipartimento
SCIENZE POLITICHE
Corso di studi
SCIENZE MARITTIME E NAVALI
Relatori
relatore Bianchi, Angelo
Parole chiave
- Deep Strike
- Missili Stratus
Data inizio appello
31/03/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Il presente elaborato analizza l’evoluzione del concetto di deep strike e la sua crescente centralità nelle dinamiche strategiche contemporanee, con particolare attenzione al ruolo dell’Italia nel programma missilistico STRATUS e all’acquisizione di capacità di attacco in profondità in ambito navale.
L’analisi prende avvio da una ricostruzione storico-dottrinale del concetto di deep strike, inteso come la capacità di colpire obiettivi strategicamente rilevanti situati in profondità nel territorio nemico, al di là della linea del fronte e delle difese immediate. Dalle prime forme embrionali sviluppatesi durante la Prima Guerra Mondiale, attraverso l’impiego dell’artiglieria a lungo raggio e dell’aviazione, fino alla rivoluzione tecnologica rappresentata dai missili V1 e V2 tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale, il lavoro evidenzia come l’incremento della gittata, della precisione e della capacità di penetrazione abbia progressivamente trasformato l’attacco in profondità da supporto operativo a vero e proprio strumento strategico.
Durante la Guerra Fredda, il deep strike assume una dimensione strutturale all’interno della logica della deterrenza nucleare e tramite lo sviluppo degli ICBM, degli SLBM e dei missili da crociera, unitamente all’introduzione di sistemi di guida sempre più sofisticati, viene ridefinito il concetto di profondità, ampliandolo su scala globale. Parallelamente, l’architettura di controllo degli armamenti, attraverso trattati quali SALT, INF, START e il regime MTCR, tenta di contenere la proliferazione missilistica, pur evidenziando limiti strutturali legati alla volontà politica degli attori coinvolti e all’evoluzione tecnologica.
Con la fine del bipolarismo e l’emergere di un sistema internazionale sempre più multipolare, il deep strike conosce una nuova trasformazione: le campagne della Guerra del Golfo del 1991 e la successiva dottrina dello “shock and awe” dimostrano l’efficacia degli attacchi di precisione a lungo raggio contro nodi critici del sistema nemico. Successivamente, nella guerra globale al terrorismo, il concetto di profondità si sposta da una dimensione geografica a una organizzativa, concentrandosi sull’eliminazione mirata di leadership e centri decisionali attraverso l’impiego di droni e missili guidati.
L’elaborato prosegue con un’analisi comparativa delle capacità di deep strike nei principali teatri strategici contemporanei: l’Asia-Pacifico, caratterizzata dalla competizione sino-americana e dallo sviluppo della strategia A2/AD cinese; l’Europa orientale, con la guerra in Ucraina quale esempio di impiego massiccio di strike in profondità; e il Medio Oriente, dove potenze regionali e attori non statali hanno acquisito capacità missilistiche significative. Emerge una progressiva “democratizzazione” dell’accesso a tali strumenti, sebbene le grandi potenze mantengano un vantaggio qualitativo grazie all’integrazione tra sensori, sistemi di comando e controllo ed effettori.
In questo contesto si inserisce l’analisi dei principali sistemi occidentali di riferimento, quali il Tomahawk e lo SCALP Naval, che hanno segnato un punto di svolta nell’impiego navale del deep strike. L’attenzione si concentra infine sul programma Future Cruise/Anti-Ship Weapon (FC/ASW), noto nella sua declinazione italiana come missile STRATUS, sviluppato congiuntamente da Francia, Regno Unito e Italia. Il progetto, articolato nelle versioni STRATUS LO e STRATUS RS, mira a dotare le Marine europee di una capacità avanzata di attacco sia antinave sia contro obiettivi terrestri ad alta valenza strategica, integrando stealth, alta velocità e capacità di penetrazione delle difese avversarie.
Per l’Italia, l’acquisizione di una capacità deep strike navale rappresenta un salto qualitativo di rilevanza strategica e consente di rafforzare la credibilità deterrente nazionale, aumentare l’autonomia decisionale nell’ambito delle operazioni NATO ed europee e valorizzare il ruolo della Marina Militare quale strumento di proiezione di potenza in un Mediterraneo sempre più instabile. L’integrazione di tali sistemi sulle unità di superficie italiane amplifica la capacità di contribuire a operazioni multidominio, garantendo flessibilità operativa, rapidità di risposta e capacità di colpire obiettivi ad alto valore senza esporre direttamente personale e piattaforme.
In conclusione, il lavoro evidenzia come il deep strike non sia più un’opzione accessoria, bensì una componente strutturale delle strategie militari moderne; in un contesto caratterizzato da competizione tra grandi potenze, proliferazione tecnologica e crescente complessità dei conflitti, l’investimento nel programma STRATUS si configura come una scelta coerente con le esigenze di sicurezza nazionale e con la necessità di preservare un adeguato livello di deterrenza e interoperabilità nel quadro euro-atlantico
L’analisi prende avvio da una ricostruzione storico-dottrinale del concetto di deep strike, inteso come la capacità di colpire obiettivi strategicamente rilevanti situati in profondità nel territorio nemico, al di là della linea del fronte e delle difese immediate. Dalle prime forme embrionali sviluppatesi durante la Prima Guerra Mondiale, attraverso l’impiego dell’artiglieria a lungo raggio e dell’aviazione, fino alla rivoluzione tecnologica rappresentata dai missili V1 e V2 tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale, il lavoro evidenzia come l’incremento della gittata, della precisione e della capacità di penetrazione abbia progressivamente trasformato l’attacco in profondità da supporto operativo a vero e proprio strumento strategico.
Durante la Guerra Fredda, il deep strike assume una dimensione strutturale all’interno della logica della deterrenza nucleare e tramite lo sviluppo degli ICBM, degli SLBM e dei missili da crociera, unitamente all’introduzione di sistemi di guida sempre più sofisticati, viene ridefinito il concetto di profondità, ampliandolo su scala globale. Parallelamente, l’architettura di controllo degli armamenti, attraverso trattati quali SALT, INF, START e il regime MTCR, tenta di contenere la proliferazione missilistica, pur evidenziando limiti strutturali legati alla volontà politica degli attori coinvolti e all’evoluzione tecnologica.
Con la fine del bipolarismo e l’emergere di un sistema internazionale sempre più multipolare, il deep strike conosce una nuova trasformazione: le campagne della Guerra del Golfo del 1991 e la successiva dottrina dello “shock and awe” dimostrano l’efficacia degli attacchi di precisione a lungo raggio contro nodi critici del sistema nemico. Successivamente, nella guerra globale al terrorismo, il concetto di profondità si sposta da una dimensione geografica a una organizzativa, concentrandosi sull’eliminazione mirata di leadership e centri decisionali attraverso l’impiego di droni e missili guidati.
L’elaborato prosegue con un’analisi comparativa delle capacità di deep strike nei principali teatri strategici contemporanei: l’Asia-Pacifico, caratterizzata dalla competizione sino-americana e dallo sviluppo della strategia A2/AD cinese; l’Europa orientale, con la guerra in Ucraina quale esempio di impiego massiccio di strike in profondità; e il Medio Oriente, dove potenze regionali e attori non statali hanno acquisito capacità missilistiche significative. Emerge una progressiva “democratizzazione” dell’accesso a tali strumenti, sebbene le grandi potenze mantengano un vantaggio qualitativo grazie all’integrazione tra sensori, sistemi di comando e controllo ed effettori.
In questo contesto si inserisce l’analisi dei principali sistemi occidentali di riferimento, quali il Tomahawk e lo SCALP Naval, che hanno segnato un punto di svolta nell’impiego navale del deep strike. L’attenzione si concentra infine sul programma Future Cruise/Anti-Ship Weapon (FC/ASW), noto nella sua declinazione italiana come missile STRATUS, sviluppato congiuntamente da Francia, Regno Unito e Italia. Il progetto, articolato nelle versioni STRATUS LO e STRATUS RS, mira a dotare le Marine europee di una capacità avanzata di attacco sia antinave sia contro obiettivi terrestri ad alta valenza strategica, integrando stealth, alta velocità e capacità di penetrazione delle difese avversarie.
Per l’Italia, l’acquisizione di una capacità deep strike navale rappresenta un salto qualitativo di rilevanza strategica e consente di rafforzare la credibilità deterrente nazionale, aumentare l’autonomia decisionale nell’ambito delle operazioni NATO ed europee e valorizzare il ruolo della Marina Militare quale strumento di proiezione di potenza in un Mediterraneo sempre più instabile. L’integrazione di tali sistemi sulle unità di superficie italiane amplifica la capacità di contribuire a operazioni multidominio, garantendo flessibilità operativa, rapidità di risposta e capacità di colpire obiettivi ad alto valore senza esporre direttamente personale e piattaforme.
In conclusione, il lavoro evidenzia come il deep strike non sia più un’opzione accessoria, bensì una componente strutturale delle strategie militari moderne; in un contesto caratterizzato da competizione tra grandi potenze, proliferazione tecnologica e crescente complessità dei conflitti, l’investimento nel programma STRATUS si configura come una scelta coerente con le esigenze di sicurezza nazionale e con la necessità di preservare un adeguato livello di deterrenza e interoperabilità nel quadro euro-atlantico
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| TESI_DI_...RRARI.pdf | 7.64 Mb |
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